Pedemontana, taglio del nastro con molti dubbi

Il 3 giugno Zaia e Salvini inaugurano un breve tratto della Pedemontana. Ma i vizi del progetto rimangono tutti sul tappeto

Il tratto che verrà inaugurato (foto Marco Milioni)

Il 3 giugno il governatore leghista Luca Zaia inaugurerà il primo tratto della Superstrada pedemontana veneta nota anche come Spv. Se il vicepremier leghista Matteo Salvini conferma l'impegno, anche lui sarà presente alla cerimonia.

Si tratta di un vernissage rispetto al quale però il governatore continua a masticare amaro.

Al di là dei mille dubbi sul progetto (non è ancora chiaro a chi e a che cosa serva), l'inaugurazione è anzitutto una inaugurazione monca, anzi moncherina: quando il concessionario Sis si aggiudicò il contratto, la Regione parlò di opera che sarebbe stata pienamente funzionante lungo tutto l'asse da Montecchio maggiore nel Vicentino a Spresiano nel Trevigiano già dal 2016. Invece siamo al 2019 e su 95 chilometri se ne inaugurano appena nove. Anzi se ne inaugurano la metà perché i nove chilometri vanno considerati 4,5 all'andata e 4,5 al ritorno tra l'immissione di Breganze (che come si vede dalla foto non è tra le più felici) e la barriera di Thiene. Si tratta di un breve percorso, niente di più che una bretella, che dopo la barriera di Thiene porta diretto sino all'uscita del casello della Valdastico nord di Thiene. 

La realizzazione del casello di Breganze peraltro è ancora molto in là da venire. Tra gli aspetti che il governatore non ha mai spiegato a sufficienza c'è l'esistenza della barriera. Non si capisce veramente a che cosa serva visto che la Spv si immette comunque nel circuito autostradale e che quindi il pedaggio dovuto lo si pagherebbe al primo casello di uscita anche a Bologna o a Bolzano. Questo perché in Italia il pedaggiamento è unificato. Tanto per fare un esempio chi in auto entra a Vicenza ovest in direzione di Venezia, quando esce a Padova interporto non è che poco prima incontra una barriera quando il tratto di competenza della Brescia Padova finisce e comincia quello della Padova Venezia che è sotto la responsabilità di un altro gestore ovvero Cav. Assolutamente no. Si fila lisci e ci si accorge che cambia la tratta di competenza solo per un cartello posto al lato della carreggiata. Tra Thiene e Breganze c'è invece una barriera che rallenterà il traffico e costituirà una strozzatura.

La domanda è: chi pagherà 90 centesimi per percorrere un tratto che è poco meno di un percorso recintato che per di più alla fina presenta una specie di imbuto? Questi sono i dubbi dei detrattori dell'opera. Dubbi che in qualche modo sono stati fatti propri anche da alcune categorie economiche, artigiani e trasportatori trevigiani in primis. Di più, che i lavori siano molto indietro è un fatto arcinoto. Quello che non si capisce è come mai la Regione, che è il concedente, non abbia previsto nel contratto di concessione una clausola che punisca il concessionario in modo draconiano per ogni giorno di ritardo sulla data stabilita. Tuttavia la cosa è due volte impossibile perché de facto la Regione Veneto si è ben guardata non solo dal prevedere punizioni esemplari tali da annullare la concessione al minimo sgarro. Ma non si è nemmeno peritata di indicare una data certa. Motivo per cui nessuno sa quando l'opera sarà davvero completata.

Se un'opera tanto costosa (si parla di quasi tre miliardi di euro) fosse stata concepita in questo modo in Svizzera o in Austria poco dopo si sarebbe scatenato un putiferio tante e tali sono le situazioni di privilegio concesse al privato. Ma questa è un'altra storia.

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