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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca Noventa Vicentina

Operai costretti a lavorare in nero in condizioni pietose: denunciati due cinesi

Blitz della guardia di finanza in due fabbriche di capi di abbigliamento per conto terzi. I capi, realizzati da lavoratori operanti senza nessuna tutela, erano destinati alle industrie nazionali di alta moda

Costretti a lavorare probabilmente con un salario da fame e in nero. Due fabbriche-dormitorio cinesi nelle quali otto operai vivevano in alloggi di emergenza e in condizioni igieniche scarsissime sono state individuate dalla guardi di finanza di Vicenza a Noventa Vicentina nell’ambito dell’attività di polizia economico-finanziaria finalizzata al contrasto dell’economia sommersa, del lavoro nero e dello sfruttamento della mano d’opera.

I finanzieri hanno individuato due opifici manifatturieri gestiti da soggetti di nazionalità cinese ed operante nel settore delle lavorazioni per conto terzi di capi di abbigliamento.  L’attività info-investigativa condotta dai militari ha permesso di constatare il modus operandi delle due aziende artigianali cinesi che sarebbero di fatto “contoterziste” di ulteriori intermediari che si interpongono tra le imprese e i reali committenti delle commesse. In genere tra le industrie nazionali di alta moda, che sarebbero i committenti, ed i contoterzisti non c’è un rapporto diretto. Infatti, gli stessi committenti si rivolgono a dei “grossisti” (di nazionalità italiana) che organizzano il lavoro e ne ripartiscono le fasi a vari laboratori artigianali.

LE FABBRICHE-LAGER

I finanzieri hanno denunciato due soggetti di nazionalità cinese per violazione delle norme riguardanti il “caporalato” , in considerazione delle indigenti situazioni alloggiative degli operai, per la mancata retribuzione dei dipendenti secondo le modalità previste e per la presenza di diversi permessi non retribuiti.

Questi ultimi, se non giustificati, si caratterizzerebbero come elemento di elevata evasione contributiva nonché, nello specifico caso di datori di lavoro di nazionalità cinese, di intermediazione illecita di lavoro e sfruttamento ed infine per le gravi e reiterate inadempienze sul versamento dei contributi previdenziali all’Istituto Nazionale Previdenza Sociale per circa 36mila euro.

EVASIONE FISCALE E MAXI-MULTE

L’attività dei finanzieri ha permesso di appurare l’omesso versamento di ritenute d’acconto operate sui compensi elargiti ai lavoratori dipendenti nonché l’omessa effettuazione dei versamenti trimestrali dell’I.V.A. Inoltre, sono stati accertati ricavi non contabilizzati per un totale di circa 92mila euro.

Agli 8 lavoratori in nero di nazionalità cinese non erano state eseguite le prescritte comunicazioni obbligatorie agli previdenziali ed assistenziali. Le Fiamme Gialle di Vicenza hanno provveduto alla segnalazione all’Ispettorato Territoriale del Lavoro richiedendo la sospensione dell’attività di impresa, per aver utilizzato più del 20% di personale in nero su quello effettivamente impiegato.

Al termine dell’attività ispettiva di natura amministrativa è stata contestata ai titolari delle ditte individuale l’applicazione della maxi sanzione per l’impiego dei lavoratori in nero per un ammontare complessivo di 12mila euro , la sanzione per l’omessa consegna ai lavoratori delle lettere di assunzione per 4.500 euro, la sanzione per la mancata istituzione del libro unico del lavoro per mille euro e la sanzione amministrativa per 10mila euro perché le paghe venivano corrisposte ai dipendenti in modalità non tracciata.

Caporalato e lavoro in nero: le foto della GdF

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