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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca

Ndrangheta, altri quattro arresti per estorsione: in manette padre e figlio

È il filone più recente dell'operazione Camaleonte, relativa a episodi di usura ed estorsione con metodo mafioso attuati dal clan Bolognino fino al 2019

Altri arresti legati all'operazione Camaleonte, che nel 2019 aveva portato all'indagine nei confronti di oltre 50 persone per associazione a delinquere di stampo mafioso, riciclaggio, fatture false ed evasione. Come riporta Veneziatoday, la guardia di finanza di Mirano, assieme ai carabinieri di Padova, ha applicato stamattina quattro ordinanze di custodia cautelare tra le province di Vicenza e Treviso, oltre al sequestro di un immobile sull'isola di Mazzorbetto. Le accuse sono ancora di estorsione con metodo mafioso e tra i destinatari dell'ordinanza c'è Antonio Genesio Mangone, di 57 anni, già in carcere dal 2019. Gli altri sono B.C. e G.C., padre e figlio rispettivamente di 69 e 42 anni, residenti a Schiavon, ora in carcere; I.S., kosovaro di 44 anni residente a Trevignano (Treviso), messo agli arresti domiciliari.

Il nuovo filone di indagine ha avuto origine dalle dichiarazioni rilasciate nel corso del vecchio procedimento: gli investigatori sono riusciti a ricostruire altri sette episodi di estorsione ed usura (avvenuti tra il 2012 e il 2019 nelle province di Venezia, Vicenza, Treviso e Padova), ricollegandoli a nove presunti responsabili tra cui i 4 destinatari di misura cautelare. Le modalità ricalcano quelle già emerse in precedenza: i malavitosi entravano in contatto con imprenditori in difficoltà economica (specialmente del settore edile) e prestavano loro somme di denaro sulle quali applicavano tassi di interesse esorbitanti, anche oltre il 200% annuo. Dopodiché ricorrevano a minacce e intimidazioni per recuperare i crediti.

«Minacce gravi e pressioni - secondo la guardia di finanza - che creavano un clima di intimidazione e di paura, in forza dell'appartenenza di Mangone alla criminalità organizzata di stampo ndranghetista». Usavano minacce del tipo «so dove abiti, so dove abita la tua famiglia». E poi si presentavano effettivamente a casa dei debitori, anche più volte al giorno. Con conseguenti situazioni di omertà che hanno reso più complesse le indagini, visto che molti degli imprenditori hanno mostrato grosse reticenze nel testimoniare i fatti. Negli episodi ricostruiti non sono emerse violenze vere e proprie, ma non è detto che non ce ne siano state e che qualcuno abbia preferito tacere.

Esemplare la vicenda della villa a Mazzorbetto, del valore di centinaia di migliaia di euro: il proprietario, secondo la ricostruzione, l'avrebbe ceduta a Mangone e soci perché non era più in grado di ripagare i debiti. I quattro avrebbero poi cercato di vendere la villa e a quel punto nella loro rete è finito un broker svizzero: a lui avrebbero estorto un totale di 85 mila euro, incolpandolo del fatto che l'assegno di caparra di un potenziale cliente era risultato scoperto. Gli strozzini andavano a prendersi i soldi direttamente dal broker, a Lugano. Gli episodi criminali di questo filone d'indagine avrebbero fruttato agli indagati profitti per oltre 600 mila euro.

L'operazione Camaleonte aveva portato a smantellare un vasto gruppo che faceva riferimento al clan Bolognino, collegato alla famiglia calabrese Grande Aracri: gli indagati erano accusati di riciclare i soldi della 'ndrangheta tramite un sistema di fatture false, oltre che di imporre forme di controllo su una serie di piccoli imprenditori veneti. Alcuni componenti dell'organizzazione sono già stati condannati in primo grado con sentenza del 19 ottobre 2020 del Gup di Venezia, con rito abbreviato, e con sentenza del 6 luglio 2021 del tribunale di Padova.

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