Trovata cadavere Rosanna Sapori, giornalista «scomoda» del Nordest

Il corpo della donna, che da diversi anni aveva abbandonato la professione, è stato trovato sulle rive del lago d'Iseo: c'è il suicidio tra le primissime ipotesi, ma non si esclude nessuna pista. Aveva raccontato il dissenso contro il raddoppio della base Usa di Vicenza

Rosanna Sapori

Appartiene alla sessantenne Rosanna Sapori, volto noto del giornalismo in Lombardia e soprattutto nel Veneto, il cadavere rinvenuto non più tardi di sabato scorso sulla riva bresciana del lago d'Iseo, più precisamente a Carzano di Montisola. Ieri 20 gennaio sono stati gli inquirenti che indagavano sulla scomparsa della donna avvenuta il 27 dicembre a confermarne l'identità. La Sapori era divenuta nota al grande pubblico come speaker di punta di Radio Padania. Le prime ipotesi fatte filtrare dagli inquirenti parlano di possibile suicidio, ma al momento non si escludono altre piste. Di origine lombarda la giornalista, che inizialmente aveva sposato le idee politiche del Carroccio, era diventata molto conosciuta per dare voce alla gente comune durante le trasmissioni senza filtro. Col passare degli anni però aveva concentrato i suoi sforzi professionali verso l'approfondimento. Ed è in questo contesto, nei primi anni Duemila, che era maturato il suo divorzio dall'emittente legata alla Lega. Poco dopo era nato il sodalizio con il gruppo televisivo Panto-Antenna Tre dove la anchor-woman si era guadagnata uno spazio molto vasto con alcune strisce o settimanali o giornaliere divenute presto un punto di riferimento per le voci dissenzienti. Nel Vicentino era molto conosciuta per aver realizzato diversi approfondimenti durante le proteste di piazza contro la realizzazione del raddoppio della base Usa nel capoluogo berico. Ed era altrettanto nota per avere preso di mira l'ex senatore vicentino ed ex tesoriere del Carroccio Stefano Stefani.

Tuttavia la linea un po' alla volta sempre più critica verso l'establishment leghista e più in generale verso l'establishment del centrodestra veneto l'avevano messa in cattiva luce rispetto a molti politici della della ex Serenissima. Quando poi cominciarono gli scandali legati all'entourage dell'ex leader del Carroccio Umberto Bossi Sapori fu tra le prime «a scoperchiare parecchi altarini della galassia padana». Ad ogni modo le sue trasmissioni, registrate negli studi del gruppo nel Padovano o nella Marca, continuavano a tenere banco. Quando alla morte del patriarca del gruppo Giorgio Panto la governance editoriale cambiò, Sapori fu lasciata a casa: la professionista in polemica con l'editore, che si era avvicinato alle posizioni del governatore leghista veneto Luca Zaia, lasciò il giornalismo e si trasferì nella Bergamasca dove aprì una rivendita di giornali con tabaccheria annessa. «Di questi tempi molto meglio fare la giornalaia che la giornalista» ironizzava più volte sulla sua bacheca Facebook.

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«Questa notizia mi ha lasciato senza fiato» fa sapere il professore Renato Ellero. Già docente di diritto penale all'università di Padova, con un lontano trascorso da senatore nella Lega degli esordi, Ellero, noto per le sue posizioni tranchant nei confronti di tutto l'arco politico, del sindacato e soprattutto verso il mondo della imprenditoria, era stato uno dei commentatori di punta nonché ospite in molte occasione del salotto della Sapori. «Sentivo spesso Rosanna e onestamente, specie dal tenore dei suoi messaggi faccio fatica a pensare alla ipotesi del suicidio. Occorrerà capire bene che cosa è successo. Sul piano professionale la Sapori è una persona che ha pagato la scelta di tenere la schiena dritta. Poco prima della morte di Giorgio Panto», noto industriale degli infissi vicino alla galassia dell'autonomismo e dell'indipendentismo, Sapori, racconta ancora Ellero, «aveva messo nel mirino alcuni big dell'establishment regionale, specie dalle parti di Forza Italia. Con l'arrivo del figlio di Giorgio, Thomas, alla guida del gruppo televisivo di Antenna Tre, per Sapori «non ci fu più spazio. Qualcuno in alto loco ha preteso la testa di Rosanna tanto che quest'ultima fu costretta ad abbandonare la professione cosa che - conclude il professore - mi rincrebbe molto».

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