Addio a Mara, colonna della cultura e della poesia vicentina

Mara Seveglievich se n'è andata dopo aver combattuto per molti anni contro una malattia insidiosa. Su Facebook un fiume di messaggi di cordoglio da parte degli studenti del liceo Pigafetta, dove insegnava

Se n'è andata Mara Seveglievich, professoressa di storia dell’arte al Pigafetta da pochi mesi in pensione, stroncata da un mieloma contro il quale ha combattuto per molti anni. Amatissima dagli studenti che stanno riempiendo fin dalle prime ore di domenica mattina i social. L'insegnante, moglie del noto urbanista Fernando Lucato, è scomparsa all'alba nella sua casa a Sant'Andrea. 

Mara, insegnante dal 1979, era conosciuta come una donna dal carattere forte e che non si arrendeva di fronte a nulla, nemmeno alla malattia che l'ha costretta a molti ricoveri e trapianti. A dimostrazione del suo incrollabile attaccamento alla vita, il fatto che negli ultimi tempi, a causa delle complicazioni dovute al mieloma, insegnava ai suoi studenti via Skype. Sposata con una figlia, i nonni paterni di Mara venivano da Spalato in Croazia mentre suo padre aveva sposato una vicentina doc.

La professoressa era una vera e propria colonna portante della cultura vicentina e una grande amante dell'arte, che riusciva a trasmettere ai suoi studenti con grande precisione e passione. Una passione che si riversava anche al di fuori del Pigafetta, attraverso l'organizzazione e l'appoggio a innumerevoli mostre e convegni dedicati a pittura, fotografia e poesia, quest'ultima altra sua grande passione, espressa con il libro "Le ragioni del cuore" e con la sua partecipazione a "Dire Poesia". 

«Siamo in tanti a dover ringraziare Mara Seveglievich per l’impegno e la passione civili che l’hanno accompagnata in tantissimi anni di insegnamento dentro e fuori dalla scuola, dal “tuo” Pigafetta - ricorda il consigliere Sandro Pupillo - Mara è stata una amica carissima, nonostante ci conoscessimo da pochi anni, ed in tutto il periodo di malattia la sua presenza mi è stata di grande sostegno e conforto. Il primo scambio epistolare che abbiamo avuto è stato sul cibo di ospedale che a lei faceva letteralmente schifo. E me lo aveva scritto in un modo così colorito, divertente e salace che le risposi immediatamente. Da quel momento è cominciata una bellissima corrispondenza (mai interrotta!) che si è poi trasformata in arricchente conoscenza. Mara ed io ci siamo fatti del bene, raccontandoci, condividendo speranze, preoccupazioni, attese. Oggi, assieme a molti di voi, piango la sua dipartita certo che la sua testimonianza continuerà a vivere.  Vicenza deve tanta gratitudine a questa donna grintosa, combattiva, energica, risoluta, dal pensiero critico, elegante e signorile. E sotto ad una corazza dura, Mara aveva un grande cuore, una delicata dolcezza, intensa passione ed una cavalleresca generosità.  Spero che un domani si possa istituire un premio, una borsa di studio, un concorso, un festival poetico-letterario a suo nome».

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