Un chilo e mezzo di erba e fumo in casa: arrestato 35enne

L'operazione dei carabinieri della cittá castellana è culminata ieri con le manette ad un italiano trovato in possesso di un kilo e mezzo di stupefacenti. Ancora in corso le indagini sui fornitori

I carabinieri di Montecchio (foto di Marco Milioni)

Un uomo di trentacinque anni è stato arrestato, con disposizione ai domiciliari, lunedì a Montecchio Maggiore dagli uomini del comando locale dei carabinieri: aveva in casa un chilo e mezzo tra marijuana ed hashish.

Il presunto spacciatore, il cui arresto avvenuto nella zona di via Battaglia è stato convalidato dalla magistratura, avrebbe agito tra la cittá castellana e Arzignano, comune nel quale l'indagato, di nazionalitá italiana è nato. Ad aggiungere altri dettagli questa mattina è stato il sottotenente Leonardo Mirto comandante della tenenza di Montecchio il quale durante un briefing tenuto al comando (in foto) ha spiegato che i suoi uomini «avevano cominciato giá dai primi del mese» una serie di indagini che poi hanno portato all'arresto vero e proprio.

Piú nel dettaglio, riferiscono i carabinieri, l'uomo era stato fermato per strada e lí sottoposto ad una perquisizione alla persona e all'auto dell'indiziato. In quel frangente erano stati trovati pochi grammi di stupefacente «ma proprio in ragione della  la irrequietudine del fermato» spiega ancora Mirto i militari hanno attivato le procedure previste dalla legge perquisendo anche l'abitazione dove la droga è stata ritrovata nascosta in piú parti della casa: piú o meno tre etti di hashish ed un chilo e due di marijuana. Oltre agli stupefacenti gli uomini dell'Arma hanno trovato anche settemila euro in contanti.

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«Il che ci fa presumere - rimarca il sottotenente Mirto - che possa aver gestito una attività di un certo spessore». Sempre i carabinieri spiegano che non sono state divulgate le generalità dell'indagato ( S.A. le iniziali) perchè l'attivitá investigativa coordinata dalla procura della repubblica di Vicenza è ancora in corso. «Il ritrovamento di un tale quantitativo - sottolinea ancora Mirto - ci porta a pensare che l'arrestato potesse contare su uno o piú fornitori di un certo livello».

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