Migranti all’Adele: giallo tra azienda, coop ed istituzioni

Tanti piccoli enigmi ammantano gli ultimi strascichi di una vicenda che tiene banco dal 2017

La sede della coop Aurora in via Volta a Vicenza (foto di Marco Milioni)

Quale sarà il futuro dell’hotel Adele e se la struttura continuerà o meno a ospitare migranti lo potranno dire solo i mesi a venire.

Allo stato la struttura sembra chiusa, il telefono squilla a vuoto mentre il telefono della Cooperativa sociale Aurora, la coop che materialmente gestiva la presenza dei migranti nell’albergo di via Medici alle porte del centro storico del capoluogo berico, addirittura non squilla. Peraltro gli uffici della stessa coop, siti in via Volta sempre a Vicenza sembrano chiusi.

Ora sulla controversa presenza dei migranti all’Adele molto si è detto e molto si è scritto, soprattutto a partire dal 2017 quando della cosa si occuparono persino i media nazionali.

In questo contesto però non può essere sottaciuto quanto dichiarato al GdV il 20 ed il 21 aprile (rispettivamente a pagina 10 e 13) da Meri Spiller l’amministratrice della società proprietaria dell’albergo:

«Sono quattordici mesi che lo Stato non paga. Siamo andati avanti, ma ora non ce la facciamo più... abbiamo avuto problemi, abbiamo dovuto anticipare noi il pocket money ai migranti... Poi non ce l’abbiamo più fatta, così lunedì scorso abbiamo detto stop».

Il riferimento è alle convenzioni che solitamente le prefetture su input del Viminale stipulano con privati e associazioni varie per l’accoglienza dei migranti, solitamente in attesa che venga loro riconosciuto lo status di rifugiati. Rimane però da capire a che titolo parli la Spiller giacché è lo stesso GdV sempre il 20 aprile a riferire le lamentele di Aurora scarl che poi è la coop che materialmente gestisce o gestiva l’accoglienza degli stessi migranti. Forse qualche novità potrebbe saltare fuori a breve. Magari su iniziativa della società che gestisce l’albergo, magari su iniziativa della coop. O magari potrebbe trapelare qualcosa di nuovo dalla inchiesta per presunte malversazioni (si parla di tentata frode turbativa d’asta) che la Guardia di finanza berica, su ordine della procura della repubblica, sta conducendo proprio sulla gestione dell’accoglienza all’hotel Adele.

L’altro nodo insoluto poi riguarda proprio l’albergo. La società che lo gestisce lamenta un trattamento poco congruo da parte della prefettura (la quale a sua volta al momento non commenta anche in ragione dell’inchiesta in corso): in teoria quindi il management avrebbe tutto l’interesse a puntare sul rilancio dell’hotel per risollevare le sorti aziendali. Quest’ultimo però, in modo apparentemente contraddittorio, sembra aver chiuso i battenti. Il telefono è muto, anche se il sito web comunque parla di una disponibilità per l’ospitalità previa prenotazione via e-mail. Mentre non vanno dimenticate le parole sibilline della Spiller la quale fa sapere che a tempo debito tirerà fuori le carte che dimostrerebbero la condotta poco congrua delle istituzioni. Quali siano queste carte e a chi sia rivolto davvero il messaggio della manager ancora non è chiaro.

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