Uccelli prottetti nella cella frigo: dopo il maxi sequestro arriva la condanna

"Si tratta di uno dei casi più gravi e impressionanti degli ultimi anni - ha dichiarato Piera Costa, responsabile della LAV Vicenza - Considerata la modesta condanna l’associazione sta valutando se procedere con una richiesta civile di risarcimento dei danni, in qualità di parte offesa”. 

(foto di archivio)

Il 15 settembre scorso, giorno d’apertura generale della stagione di caccia, tre agenti della Polizia Provinciale di Vicenza sorprendevano C.P., residente a Orgiano, a cacciare con un richiamo acustico elettromagnetico per uccelli, vietato dalla legge; raggiunto il capanno, rinvenivano i corpi abbattuti di una tortora dal collare orientale e di un prispolone (specie protette dalla legge) e numerose altre penne di tortora e prispolone, segno evidente di precedenti abbattimenti. 

Subito dopo, perquisendo il garage del cacciatore, gli agenti scoprivano – in una cella frigorifera coperta da un telo – decine di sacchetti contenenti uccelli congelati, alcuni con la scritta riportante il periodo di abbattimento. 

Complessivamente venivano rinvenuti 688 uccelli protetti, di ogni specie: 23 tortore dal collare orientale; 45 peppole; 2 passeri d’Italia; 147 fringuelli; 132 cardellini; 120 fanelli; 109 verdoni; 2 frosoni; 52 verzellini; 1 picchio verde; 1 tordela; 2 zigoli neri; 40 prispoloni; 5 migliarini di palude; 1 cinciallegra; 3 capinere; 1 luì piccolo; 1 cinciarella; 1 pettirosso.  Immediato il sequestro degli animali, del fucile da caccia e del richiamo acustico. 

La Procura di Vicenza ha quindi aperto un fascicolo per i reati di utilizzo di richiami acustici vietati nonché di abbattimento e detenzione di fauna protetta e particolarmente protetta. Concluse le indagini, su richiesta dei pm Luigi Salvadori e Giorgia Faggionato, il Giudice per le indagini Preliminari di Vicenza, gip Cristina Arban, ha emesso un decreto penale di condanna nei confronti del responsabile, disponendo una ammenda di 1.000 euro, la confisca e distruzione del fucile e del richiamo, oltre alla confisca degli sfortunati uccelli. Nei giorni scorsi il decreto penale è divenuto esecutivo. 

"Le pene previste dalla legge per i reati venatori si dimostrano spesso insufficienti e poco deterrenti - ha dichiarato Piera Costa, responsabile della LAV Vicenza - Ringraziamo la Procura di Vicenza e gli agenti provinciali per l’accuratezza delle indagini.  Si tratta di uno dei casi più gravi e impressionanti degli ultimi anni. Considerata la modesta condanna pecuniaria, che certamente non bilancia l’uccisione di centinaia di uccelli protetti, l’associazione sta valutando se procedere con una richiesta civile di risarcimento dei danni, in qualità di parte offesa”. 

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