La triste e strana storia dell'esproprio lampo della famiglia Minuzzo

Il racconto di quanto avvenuto ieri in via Caribollo a Marostica: per 12mila euro gli allevatori hanno perso la casa dove erano nati

La fattoria di via Caribollo (foto A. Ambrosini)

Alle otto di ieri mattina, a pochi chilometri da via Caribollo a Marostica, un blindato dei carabinieri stava aspettando ordini per intervenire, se ce ne fosse stato bisogno, per dare esecuzione allo sfratto di Angelo Minuzzo, la sua famiglia e le sue mucche. Era stato lo stesso allevatore a minacciare azioni eclatanti e autolesive se gli avessero espropriato la sua abitazione, la stalla e il suo terreno. Un gesto che non è avvenuto sia per la presa di coscienza dello stesso Angelo che per la presenza dei familiari che hanno evitato ogni degenerazione di una vicenda strana e assurda.

Una vicenda che, da giugno, ha visto una rapidissima fine giudiziaria nei fatti di ieri. In questa zona, circondata da vigneti e prati, il freddo era più pungente del solito. Lo sfratto di una famiglia è sempre qualcosa che colpisce molto da vicino l’immaginario della gente. È qualcosa che ogni abitante della zona vive sulla propria pelle come se lo sfratto riguardasse loro. Comprensibile. Meno comprensibile, ma spiegabile con una riservatezza molto veneta, le finestre chiuse e il silenzio che ha avvolto la zona.

Ufficiale giudiziario, operatori sanitari per il bestiame, fabbri per le serrature e la famiglia Minuzzo con lo sguardo verso una casa che ha visto i natali di Angelo e dei suoi figli, il lavoro e la fatica di anni, cancellati da un’ordinanza senza possibilità di replica.

Questo era lo scenario, con il capofamiglia ancora con i suoi stivali di gomma e quello sguardo di chi non vuole vedere la realtà dei fatti. Gente semplice i Minuzzo, gran lavoratori da sempre e da sempre molto legati alle loro mucche che, anche ieri mattina, mentre l’ufficiale giudiziario fotografava le stanze della casa, “paron” Angelo mungeva, noncurante di ciò che gli stava succedendo intorno. Una prassi dolorosa, una prassi secondo legge. Una prassi che però lascia dei dubbi all’avvocato Rossetto, legale dei Minuzzo, proprio nella aggiudicazione dell’asta. In un modo che ha escluso i Minuzzo dalla possibilità di riprendersi la propria casa. Una casa che ha acquisito regolarmente uno dei suoi vicini, forse più interessato ai 30.000 mq di terreno che al resto.

Non sono solo campi buoni per il pascolo delle mucche quelle dei Minuzzo. Vallonara è infatti una zona di vitigni e uliveti di qualità. Tanto che a poche centinaia di metri anche Renzo Rosso, il patron della Diesel e dell'LR Vicenza  ha la sua Diesel Farm dove produce “il rosso di Rosso”. Ma questo poco conta per “paron” Angelo e le sue mucche che han dovuto essere trasferite in una stalla di un amico di famiglia, almeno per alcuni giorni. Non tutte, visto che quelle che non erano da latte sono state portate al Macello Comunale.

Una storia di colpe che si rimbalzano ma che in quote diverse interessano tutti, istituzioni comprese. Visto che nessuno è riuscito a frenare l’iter giudiziario che, guardando la cronaca di tutti i giorni, risulta stranamente repentino. Giusto secondo i codici, ma repentino. Troppo. Colpe che la famiglia Minuzzo ammette e spiega con una mentalità basata sul fare e non sulla burocrazia. Una colpa che andrebbe analizzata anche con i professionisti che hanno seguito la famiglia in questo iter, per avere più di qualche spiegazione.

Su quale sarà il futuro di “paron” Angelo, la sua famiglia e le sue mucche da latte non è al momento una risposta decifrabile. Nemmeno il sindaco di Marostica, Matteo Mozzo, ha saputo dare una risposta dicendo solo che: “al momento non voglio dire niente perché ci sono trattative in corso” e che “i Minuzzo non hanno le specifiche adatte per essere aiutati dai servizi sociali”. Trattative che non trovano riscontro nei fatti. In un paese come l’Italia, dove si parla ogni giorno di dignità, di lotta alla povertà e all’indigenza, perdere casa e lavoro in un giorno di dicembre per una somma di dodicimila euro, fa riflettere. Tutto rimane fissato in quelle finestre chiuse, nelle serrature cambiate, nello strazio del pianto di animali che sono stati trasportati in catena verso la morte. Un pianto verso il nulla, verso l’indifferenza davanti al gusto amaro di una giustizia senza anima.

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