Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca Via Rodolfi

Sangue infetto, Italia condannata dalla Corte europea: causa partita da 162 malati veneti

La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che lo Stato deve versare a tutti gli infettati l'indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210/1992. L'azione legale è stata fatta da 162 malati del Veneto, di cui 7 sono deceduti nell'attesa

Sacche di sangue (immagine di archivio)

Sono stati 162 malati del Veneto, di cui sette sono deceduti nell'attesa, gli apripista che hanno intentato il procedimento legale sul sangue infetto che ha portato alla sentenza di condanna da parte della Corte di Strasburgo sui risarcimenti mai adeguati dall'Italia. A renderlo noto è l'avv. Massimo Dragone del foro di Venezia che con il collega di Milano, Claudio De Filippi, ha seguito la vicenda. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che lo Stato deve versare a tutti gli infettati l'indennità integrativa speciale prevista dalla legge 210/1992. I CASI DI MALASANITA'


''Ora - riferisce l'avv. Dragone - la vicenda potrebbe avere ulteriori sviluppi non solo per il risarcimento delle spese processuali ma anche per il danno morale e psicologico''. Di fatto la Corte di Strasburgo ha riconosciuto come illegittima la legge che blocca i rimborsi alle tariffe del 1992 obbligando l'Italia ad abolire la norma e a ristimare quanto dovuto ai malati veneti, di età compresa tra i 20 e gli 80 anni ed affetti da epatiti e Hiv, ma anche a tutti gli altri cittadini, oltre 60 mila, che pur non avendo fatto causa sono interessati dalla legislazione fallace.

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