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La storia di "Popori", il pusher arrestato e "salvato" dal carcere: il clan voleva farlo fuori

Chi è Favour Akhigbe, il nigeriano arrestato a Vicenza dalla vasta operazione di polizia contro la mafia nigeriana? Personaggio di un certo rilievo nell'organizzazione, aveva il compito di corriere e di smistatore della droga nel territori. Ma non era ben visto dal capo, Boogye, il dj finito in manette a Ferrara

Favour Akhigbe, detto "Popori", il 29enne nigeriano arrestato a Vicenza, è un personaggio di rilievo all'interno della consorteria criminale nigeriana dei “Viking”, anche denominata “Norsemen Kclub International”, smantellata nella notte tra martedì e mercoledì da un'azione coordinata dalle squadra mobile di Torino e di Ferrara. L'operazione ha portato a misure cautelari per 69 persone (43 provvedimenti della D.D.A. di Torino e 31 della D.D.A. di Bologna, con 5 persone colpite da entrambi i provvedimenti cautelari) delle quali 52 sono state rintracciate sul territorio nazionale. 

Uno di loro è appunto "Popori", questo il nome con cui era conosciuto, residente nel capoluogo berico assieme alla famiglia. Il 29enne aveva il grado di “SK”, il responsabile delle attività di spaccio ed era anche uno dei pochi autorizzati a pubblicare sul "forum" digitale le indicazioni provenienti dai vertici per la successiva divulgazione ai ranghi inferiori. Le indagini della squadra mobile di Ferrara rivelano che Popori non era ben visto da molti componenti di spicco del clan, che lo consideravano poco affidabile e che per questo - secondo alcune intercettazioni - volevano farlo fuori. Il pusher era in particola modo inviso da Emmanuel Okenwa, “Boogye" e dal suo braccio destro General Ayeb. I due gliela avevano giurata e solo l'arresto ha probabilmente "salvato" il nigeriano da un regolamento interno alla banda. Ma chi è Emmanuel Okenwa? 

"Boogye", dj di musica afro beat, costituiva la figura di riferimento per il cult, tra le provincie di Ferrara, e quelle venete, controllando il territorio e dirimendo le numerose diatribe che scoppiavano tra affiliati di rango medio-inferiore. In questa veste, manteneva i contatti con il vertice, che aveva base a Torino. A livello locale era supportato da diverse altre figure - come Popori, che gestivano capillarmente lo spaccio di droga sui territori loro assegnati, e si occupava personalmente dell’organizzazione delle spedizioni punitive nei confronti degli affiliati che si erano macchiati di qualche mancanza o avevano dimostrato poco rispetto.

Le indagini hanno portato anche alla scoperta di un importantissimo canale di rifornimento di cocaina, destinata anche al Veneto, proveniente dalla Francia e dall’Olanda. La droga veniva prelevata a Parigi ed Amsterdam, grazie all’appoggio di connazionali appartenenti ad una confessione protestante evangelista, da nutrite squadre di “corrieri” che effettuavano il trasporto “in corpore” di numerosi ovuli, rientrando in Italia attraverso i valichi del Monte Bianco e del Frejus. In un’occasione è stato intercettato un carico di circa dieci chili di cocaina, con l’arresto dell’intera squadra di “spalloni” nei pressi del traforo del Frejus. La droga era destinata anche alla piazza Veneta e compito di Popori era quella di smistarla a pusher inferiori nel suo territorio di competenza. 

La nomina per questo importante ruolo Popori l'aveva avuta grazie ad Albert Emanuel "Raska", durante la sua ascesa all'interno degli Arobaga-Vikings. Popori è stato identificato come un corriere e la sua "carriera" l'ha iniziata come "ovulatore", addetto al trasporto - attraverso ingestione di ovuli - di cocaina. Popori venne arrestato insieme a Albert Emanuel Raska a Torino il 26 febbraio 2019 dopo l'ennesima importazione di ingenti quantitativi di droga dall'Olanda. Raska aveva però poi lasciato il posto di "capo" a Boogye, il quale non riteneva che nomina di Popori fosse corretta sotto il profilo procedurale. Dalle intercettazioni della mobile di Ferrara risulta che il dj voleva amputargli un braccio con il machete e appenderlo per i piedi. Adesso sono entrambi in carcere con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso. Per l'SKdi Vicenza vorrà dire probabilmente molti anni di carcere, ma forse anche la scappatoia da una fine peggiore. 

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