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Omicidio-suicidio a Lonigo: cronaca di un femminicidio annunciato

L'orrore in scena in una zona industriale del basso vicentino. Tre colpi di pistola sparati a freddo dentro un'auto. Così è morta la 32enne Tanja Dugalic, ammazzata dal marito 40enne Zoran Lukijanovic, già denunciato e condannato per violenze, che dopo la fuga si è ucciso sull'A4

L'incubo che diventa realtà, quella più feroce e quella sempre  difficile da accettare. Il corpo senza vita di una donna di appena 32 anni, madre di una bambina di quattro anni, riverso sull'asfalto di una zona industriale di un paese del basso vicentino. Il suo assassino, il marito Zoran Lukijanovic, 40enne di origini serbe come lei, che fugge dopo averla freddata brutalmente. La sua mente era da tempo ormai fuori controllo, completamente invasa da un'unica ossessione: l'odio verso la moglie, l'impossibilità di accettare una separazione da un rapporto segnato profondamente dalla sua violenza.

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Un odio talmente forte da risultare incontenibile e che nessuno è riuscito a fermare. Non ci è riuscita la giustizia, nonostante la condanna nel 2017 per violenze aggravate, il divieto di avvicinamento alla ex, il carcere e infine i domiciliari dai quali è evaso nel luglio 2018.  E non c'è riuscita nemmeno Tanja Dugalic, che ha trovato la morte a due passi dal luogo di lavoro, in via Campistorti a Lonigo. Una trappola. Lo stalker che probabilmente con l'ennesimo ricatto l'ha attirata nella mattinata di venerdì a un appuntamento - questa l'ipotesi investigativa dei carabinieri di Vicenza - il cui tragico epilogo forse era già nei piani del killer.

VIDEO: IL TESTIMONE CHE HA CHIAMATO I SOCCORSI

I RETROSCENA 

Mentre la scientifica dei militari era sul luogo del delitto a fare i rilievi sulla Punto crivellata di colpi di proprietà di Tanja, Zoran fuggiva a piedi per i campi, inseguito da uno spiegamento imponente di uomini dell'arma. Solo più tardi si saprà che si era recato a casa di Tanja a Orgiano per salutare la figlia che era in compagnia della nonna materna. Poi ha preso la sua auto, una Volkswagen Passat grigia e si è diretto verso Venezia in autostrada. La polstrada, sulle sue tracce, l'ha trovato nella stazione di servizio di Arino Est, vicino Dolo. Alla vista dei poliziotti l'uomo ha sparato due colpi in aria poi si è messo la calibro 9 in bocca e ha premuto il grilletto ponendo fine alla sua esistenza. Inutile il ricovero con l'elicottero all'ospedale di Padova. Il 40enne, finito in morte celebrale, è deceduto poco dopo. 

UN'ORDINARIA MATTINATA DI ORRORE 

Manca un quarto d'ora alle otto di mattina di venerdì 7 settembre. Una macchina è parcheggiata a lato della strada di una zona industriale, vicino a un caseggiato che ospitava un'attività ora cessata, a due passi da un luogo di culto Sikh e da una piccola azienda metalmeccanica. Attorno campi e capannoni. Piove e la strada che un tempo attraversava la campagna è trafficata di gente che sta andando al lavoro. Come Tanja Dugalic, una giovane madre che ha avuto il coraggio di denunciare il marito Zoran Lukijanovic per violenze domestiche. Lui è stato raggiunto dalla giustizia, una giustizia che però non è riuscita a impedire che i due - per motivi ancora da chiarire - si trovassero in auto assieme. Zoran con se ha una pistola, forse aveva già pensato a un'epilogo sul rapporto ormai andato a pezzi da più di un anno, nel 2017 quando le liti e le violenze non sono state più sopportabili per la 32enne. 

Zoran era ricercato, evaso da 40 giorni dalla sua dimora obbligata a Lonigo. A Orgiano,  dove abitavano assieme e dove ancora viveva Tanja, non poteva più andarci. Forse l'ha aspettata mentre lei stava andando a lavorare come operaia in una stireria sotto contratto di un'agenzia interinale. E poi l'ha uccisa. Una serie di colpi con una calibro nove semiautomatica, sparati dall'esterno della Punto, tre dei quali - uno in testa e due al petto, sono andati a segno. Poi lui deve avere aperto la porta e lei è caduta a terra. 

La scena è stata vista da un paio di persone in auto che stavano passando in quel momento. Una, terrorizzata, ha ingranato la retromarcia ed è fuggita, l'altra, in stato di choc, non è riuscita a chiamare subito aiuto. I colpi sono stati sentiti da un operaio di un'azienda vicina che è corso a soccorrere la donna e hanno avvisato il Suem. Tanja era ancora viva ma all'arrivo dei medici per lei non c'era ormai più niente da fare. Il killer è fuggito a piedi. Dopo la visita alla figlia ha finito la sua corsa in un'area di servizio, verso le 12:30. Secondo i carabinieri non aveva nessuna intenzione di farsi prendere, come non ha avuto nessuna intenzione di interrompere la sua persecuzione se non con dei colpi di pistola contro la sua vittima che nessuno è riuscito a difendere.

Restano in sospeso ancora molti interrogativi. Dove era finito Zoran in quei 40 giorni di latitanza? Come è riuscito a convincere Tanja per un incontro. Le indagini dei carabinieri proseguono, anche sull'esetta dinamica dell'omicidio, a quanto sembra ripresa dalle telecamere di sorveglianza del luogo di culto Sikh. Sull'asfalto restano le tracce col gesso della scientifica. Le attività in zona industriale a Lonigo non  si sono fermate. Attorno, i dipendenti in pausa delle aziende ne sanno di più dai giornali online che non da quello che è successo a pochi passi da loro. Qualcuno ricorda di aver visto l'auto di Tanja in sosta in un parcheggio vicino. Il suo nome non dice niente a nessuno. 

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