L'ultimo coro di un ultras: il funerale di Tim Gulli

La famiglia ha deciso che tanto attaccamento alla squadra del cuore andava celebrato in modo particolare, scegliendo così che il suo ultimo cammino terreno fosse in una bara biancorossa

Tim Gulli aveva 45 anni, non era un tifoso illustre e se n’è andato improvvisamente, lasciando nel dolore il fratello Jonathan, la sorella Cinzia e tutti i suoi cari. Era uno della Curva, fin da ragazzino, uno che era andato spesso alle trasferte per tifare Lane. Faceva il cuoco alla Caserma Ederle ed era appassionato di softair. Tanto che suoi amici del Delta One l'hanno portato in spalla, nella chiesa di Santa Maria della Pace alla Stanga. C'era persino il sindaco della città, confuso tra tanti volti anonimi.

La famiglia ha deciso che tanto attaccamento alla squadra del cuore andava celebrato in modo particolare, scegliendo così che il suo ultimo cammino terreno fosse in una bara biancorossa. E che sopra al feretro venissero appoggiate la maglia del Vicenza Pal Zileri, quello della Coppa 1997 e la sua amata sciarpa da ultras. Durante l’omelia si è accennato a segni e simboli.

E proprio di segni e simboli, stiamo parlando anche qui.

Perché tutti sappiamo che nella vita ci sono cose ben più importanti del calcio. Però i colori della squadra vanno al di là dell’appartenenza sportiva. Sono un distintivo di fratellanza che continua anche al fuori dai 90’ giocati. E finisce per unire anche chi ha fedi calcistiche diverse, magari antagoniste, come s’è visto recentemente con la solidarietà dimostrata al tifoso della Sambenedettese ferito fuori dallo stadio berico. Qualcosa di universale, per molti versi. Non c’erano molte sciarpe biancorosse nella chiesa gremitissima. Solo quella che portavo io al collo, in effetti. M’è sembrato un segno di riserbo, più che una disattenzione. E non ho visto nessuna rappresentanza ufficiale statunitense. Questo sì, strano, per uno che lavorava per l'esercito americano.

Ma neanche tanto, a ben pensarci…

Non conoscevo personalmente Tim, tuttavia da quel che mi hanno riferito non gradirebbe i brodi troppo lunghi e la retorica da coccodrillo. Chiudiamolo qui dunque, questo ricordo. Ora ha lasciato gli spalti del Romeo Menti, andando ad ingrossare le fila della Curva Cielo. Che sciarpata, ragazzi!

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