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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

Pfas e concia, rimane alta la tensione nell'Ovest vicentino

Se al processo Miteni Icig e Mitsubishi finiscono tra i responsabili civili, nel distretto della pelle una impresa arzignanese è stata denunciata per i cattivi odori emessi nell'aria

Al tribunale di Vicenza procede il processo per la maxi contaminazione ambientale da derivati del fluoro, «i temutissimi Pfas», attribuita alla Miteni di Trissino oggi fallita. Ieri 11 novembre si è tenuta una nuova udienza. Nell'ambito della quale si registra una netta presa di posizione dei gestori del ciclo idrico, che sono parti civili nel processo. In una nota vergata giustappunto ieri, Acquevenete, Acque Del Chiampo, Acque Veronesi e Viacqua spiegano che «le multinazionali Icig e Mitsubishi Corporation sono state riconosciute come responsabili civili, in caso di condanna risarciranno le parti civili». I due colossi della chimica infatti sono o sono stati soci controllanti della trissinese Miteni. La quale da anni è finita al centro di uno scandalo ambientale colossale sfociato poi in un processo monstre che sta facendo molto discutere l'opinione pubblica in tutto il Paese e anche fuori dall'Italia.

LA NOTA
Ad ogni modo, come rileva la nota dei gestori, ieri è tornata a riunirsi  a Vicenza la Corte d'Assise che giudicherà i quindici manager delle società Miteni spa (fallita), Mitsubishi Corporation e Icig, considerati responsabili dell'inquinamento ambientale provocato dal presunto sversamento di Pfas, GenX e C6O4 e altri prodotti chimici nelle province di Padova, Vicenza e Verona dal 2000 in poi. Gli imputati sono accusati a vario titolo di avvelenamento acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari.

I GIUDICI
I giudici Antonella Crea e Chiara Cuzzi, e gli otto giudici popolari, hanno rigettato la richiesta di estromissione da responsabili civili di Icig e Mitsubishi Corporation, mentre hanno accolto la richiesta presentata dal fallimento di Miteni spa, che esce dal processo. Le due multinazionali, in caso di condanna, risarciranno quindi le parti civili costituite, tra cui le quattro società idriche Acquevenete, Acque Del Chiampo, Acque Veronesi e Viacqua: nessuna eccezione era stata presentata in merito alle richieste presentate dagli acquedotti, come pure la Regione Veneto e le Mamme no Pfas. Questo spiega ancora la nota. «La presenza dei responsabili civili – si legge nella dichiarazione del professor Angelo Merlin, legale delle società idriche insieme all'avvocato Marco Tonellotto, Vittore d'Acquarone e Giulia Bertaiola - garantisce, in caso di condanna degli imputati, il pagamento delle somme che verranno determinate come risarcimento del danno».

I DIFENSORI
Gli avvocati difensori delle multinazionali, spiega il dispaccio, avevano sollevato una presunta illegittimità legata al fatto che durante le indagini, nel 2017, erano state raccolte prove in assenza dei difensori. I giudici però hanno accolto le osservazioni della Procura e cioè che a quella data alcuni degli imputati, manager delle multinazionali, dovevano ancora essere individuati.

I MINISTERI
Legittimato a costituirsi anche il Ministero della salute, mentre il Ministero dell'ambiente era già stato ammesso nella scorsa udienza, dal momento che nessuno aveva sollevato eccezioni. Ieri poi sono state ammesse oggi le Mamme No Pfas, le Ulss di Verona, Vicenza e Padova, come pure i sindacati Cgil, Cisl e Uil. È stata riconosciuta, si legge ancora, «la legittimità a costituirsi parte civile» delle onlus: Italia Nostra, Wwf, Acqua bene comune, Medicina democratica, Perla blu, Medici per l'ambiente Isde, Legambiente e  Greenpeace. Sono invece state escluse «Fondazione foresta Onlus, Rete gas Vicenza, Anpana Onlus, Accademia Cronos, le cui finalità statutarie non sono compatibili, secondo i giudici, con i reati contestati agli imputati.

LA DENUNCIA DA PARTE DELL'AMMINISTRAZIONE DELLA CITTÀ DEL GRIFO
Frattanto il Comune di Arzignano diverse settimane fa (l'azione di contrasto al degrado ambientale aveva peraltro preceduto la messa in onda di una puntata di Presa diretta del 19ottobre che aveva gettato scompiglio sul distretto della pelle) fa ha stangato duramente una conceria di via Montorso accusata di provocare odori molesti. La novità è emersa ieri nel bollettino notizie della città del Grifo. «In data primo ottobre 2021 - si legge - il sindaco di Arzignano Alessia Bevilacqua e il vicesindaco Enrico Marcigaglia, hanno attivato immediate verifiche a seguito di diverse segnalazioni di intenso odore in via Montorso. Il rapido intervento, si legge, di Polizia Locale e di Arpav, ha permesso l'individuazione dell'azienda responsabile delle emissioni odorigene, probabilmente dovuta alla presenza di vasche aperte contenenti reflui.

PENE TENUI: QUERELLE INFINITA
La ditta nello specifico si occupa di riconcia, tintura e  ingrasso. A seguito del sopralluogo è stata diramata una ordinanza in data 13 ottobre e contestualmente la ditta è stata denunciata penalmente. Tra gli addebiti che vengono mossi alla società c'è la presunta violazione dell'articolo 674 del codice penale che prevede il getto pericoloso di cose. In data 25 ottobre si legge ancora la ditta ha comunicato un piano di miglioramenti». La novità segnalata dall'amministrazione arzignanese però ha riaperto una discussione in seno al mondo ambientalista che da anni critica la legge penale al riguardo. L'articolo 674 del codice penale viene considerato obsoleto. Quando le violazioni avvengono, anche in ambito aziendale, la pena prevista è comunque irrisoria: «arresto fino ad un mese e sanzione di 206 euro». Gli ambientalisti ritengono invece che le pene, ove la fattispecie penale si manifesti in ambito aziendale, dovrebbero essere aumentate almeno a cinque sei anni unitamente a sanzioni accessorie draconiane sia sul piano pecuniario sia sul piano del sequestro e dello stop immediato dell'attività.

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