Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Caso Miteni: il processo si avvia verso la fine

Mentre a dibattimento le parti hanno ascoltato la testimonianza, come persona non imputata, dell'ex presidente del gruppo che controllava la società della valle dell'Agno, accusata della maxi contaminazione da Pfas, i protagonisti della vicenda cominciano a contare le udienze rimaste prima della sentenza: che prescrizione permettendo dovrebbe arrivare ai primi del 2025

È stata «una udienza light» quella di oggi 20 giugno al tribunale di Vicenza nell'ambito del processo Miteni. Che a vario titolo vede imputate quindici persone (legate alla industria chimica trissinese oggi fallita), per gravi reati: dalla bancarotta dal disastro doloso a quello ambientale. Gli ultimi due ambiti fanno riferimento ai reflui contenenti i «temibili» derivati del fluoro, noti come Pfas, che la ditta avrebbe illecitamente sversato nella falda acquifera del Veneto centrale: tra Veronese, Vicentino e Padovano.

L'EX PRESIDENTE HAINICH
In aula è stato convocato come teste non imputato Tomas Hainich già presidente della Weylchem, la conglomerata tedesca che coordina a livello globale le attività della controllata Icig: una multinazionale specializzata nel controllo di grandi compagnie chimiche in mezzo mondo fra cui la Miteni oggi fallita. Sentito dalle parti Hainich ha fornito alcuni spunti che riguardano la condivisione delle informazioni ambientali e delle informazioni relative alla sicurezza sui luoghi di lavoro fra le varie imprese che a livello globale fanno riferimento alla casa madre: in primis sotto il profilo storico.

LO SFORZO DELLA GIUDICE CREA
Durante il dibattimento in realtà non sono emersi spunti particolari tanto che sia i legali dei difensori, sia i legali delle parti civili sia il pubblico ministero Paolo Fietta non si sono soffermati troppo sulle domande. Leggermente diverso è stato l'approccio della presidente della corte d'assise: ossia la giudice Antonella Crea. La quale con l'intento di rendere la più chiara possibile l'escussione del teste ha più volte chiesto di contestualizzare le vicende narrate sia sul piano temporale sia in termini di nozioni acquisite dal dirigente tedesco: l'unico a testimoniare in aula oggi. In questi mesi le udienze si sono susseguite a ritmo serrato. Per la fine dell'anno sono previsti gli ultimi scampoli «di un processo monstre» iniziato il 22 marzo del 2021 dopo che la procura berica aveva unificato due distinti procedimenti.  A spanne all'inizio del 2025 è prevista la sentenza di primo grado. Sulla quale occorre capire se insista o meno il rischio della prescrizione. Che chiaramente è diversificato da imputato a imputato anche a seconda dei reati contestati. Questo almeno è «il sentiment» che da settimane si registra presso i legali di parte civile e presso alcuni degli avvocati difensori.

MOZIONE IN SALA BERNARDA
Ad ogni modo sull'affaire Miteni non mancano anche i risvolti politici. L'ultimo in ordine temporale riguarda l'amministrazione della città palladiana. Il cui consiglio comunale sarebbe pronto a votare all'unanimità o a larghissima maggioranza una mozione bipartisan che impegna la stessa amministrazione ad attivarsi presso svariati livelli istituzionali affinché, quantomeno a livello nazionale, la produzione di Pfas (impiegati in una miriade di applicazioni industriali) siano messi al bando: o quantomeno subiscano un drastico contenimento.

Ora sono già diversi i comuni italiani che si stanno muovendo in questa direzione. E in questa scia si sta muovendo anche Vicenza. La mozione promossa dalla rete ambientalista infatti alcuni giorni fa all'unanimità di tutte le compagini consiliari ha avuto il via libera dalla Conferenza dei capigruppo: unica eccezione è stata Forza Italia, ma solo per la impossibilità del referente Marco Zocca di prendere parte alla votazione. Tra qualche settimana si attende il voto definitivo in Consiglio comunale che è presieduto da Massimiliano Zaramella. Oggi peraltro alcune attiviste della rete ambientalista hanno installato alcuni striscioni all'entrata del tribunale a Borgo Berga (in foto). Striscioni coi quali si invoca la bonifica del sito Miteni a Trissino: adagiato nella parte iniziale della valle dell'Agno nell'Ovest vicentino.

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