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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca Cornedo Vicentino

Pfas, Spv e concia: l'Ovest vicentino ribolle

Mentre volano parole grosse tra ecologisti e imprenditori sul peso ambientale dell'industria della pelle il fronte della Superstrada rimane caldo. Nonostante la contrarietà del concessionario sarà un perito del tribunale a valutare la portata dei disagi generati dallo scavo del tunnel tra valle dell'Agno e comprensorio del Leogra. Frattanto i comitati denunciano ulteriori scarichi rilevati proprio nei pressi dei cantieri dell'opera in costruzione nei dintorni di Castelgomberto

Sarà un perito del tribunale civile della città del palladio a stabilire quanti rischi siano insiti nel tunnel della Superstrada pedemontana veneta (meglio nota come Spv) in costruzione tra Malo e la valle dell'Agno tra Cornedo Vicentino e Castelgomberto. Il pronunciamento del giudice berico Ludovico Rossi porta la data del 25 ottobre ma è stato comunicato dalla cancelleria alle parti oggi 29 ottobre. Sul versante Spv le polemiche non si esauriscono perché il fronte ambientalista con una nota di fuoco diramata oggi parla di nuovi scarichi rilevati nelle vicinanze del cantiere della opera che una volta terminata connetterà Montecchio Maggior Enel Vicentino a Spresiano nel Trevigiano. Frattanto proseguono le bordate del raggruppamento ecologista nei confronti degli insediamenti conciari del distretto Agno-Chiampo.

LA NOVITÀ
Ad ogni modo la vera novità oggi giunge dal tribunale di Vicenza e riguarda una la annosa questione dei disagi (vibrazioni e rumori in primis con annessa insonnia) lamentati dai residenti della zona Palazzina a Cereda, una delle più importanti frazioni di Cornedo Vicentino. Tra esposti in procura, segnalazioni in Comune, diffide, denunce pubbliche la rabbia dei residenti alla fine dell'estate il 9 settembre era addirittura sfociata in una fiaccolata. Pochi giorni dopo il legale di sette residenti della zona (si tratta di Giorgio Destro del foro di Padova) aveva formalmente dato vita ad un procedimento civile ambizioso e per certi versi ardimentoso. Ossia quello di obbligare chi per conto della Regione Veneto realizza e gestisce l'opera, ossia il concessionario privato italo-spagnolo Sis, ad accettare un arbitro terzo, nel qual caso un perito nominato dal tribunale. Arbitro al quale ora spetta di capire quanto quegli scavi sotterranei siano responsabili proprio dei disagi lamentati dai residenti.

UNA DURA BATTAGLIA LEGALE CON LA CONTROPARTE
Per poter ottenere questo risultato Destro ha fatto ricorso ad una norma specifica prevista dal codice civile all'articolo 1171 ossia quella che i giuristi chiamano «Denuncia di nuova opera». Secondo il legale patavino «l'esito non era affatto scontato anche perché la Sis aveva messo in campo un pool di avvocati «di grandissima levatura». Due professioniste che avevano dato vista ad una difesa «puntuale, tenace e ben organizzata» ma che non è stata in grado di reggere di fronte alla azione di sfondamento messa in campo da Destro.

Il quale ha dispiegato una memoria di 8 pagina corroborata da 52 allegati: diffide, denunce-querele, perizie del consulente di parte affidate in primis alla dottoressa Marina Lecis, rapporti Arpav, procedimenti civili paralleli in cui la Sis era uscita malconcia (si tratta del cosiddetto caso Zaupa) hanno fatto pendere l'ago della bilancia della giustizia da una parte precisa.

ARRIVA IL PROFESSIONISTA BRESCIANO
Tanto da spingere il giudice Rossi a chiedere al perito, in gergo Ctu, di accertare tra le altre se «siano ancora in corso i lavori per la realizzazione della nuova opera denunciata... nelle prossimità del fabbricato in cui sono collocati gli immobili di proprietà dei ricorrenti». E laddove «i predetti scavi o lavori siano in corso, dica il Ctu se dagli stessi possa derivare una compromissione della staticità del fabbricato dei ricorrenti». In caso di risposta positiva il Ctu dovrà individuare le opportune cautele che possono essere adottate per la prosecuzione in sicurezza dei lavori». L'incarico è stato affidato ad un perito bresciano, ovvero l'ingegner Federico Provezza. L'udienza è così stata riaggiornata all'11 novembre quando lo stesso Provezza dovrà giurare davanti al tribunale.

DERIVATI DEL FLUORO NEL POSCOLA? L'AFFONDO DEL COVEPA
Ad ogni modo le querelle attorno alla Spresiano Montecchio sono tutt'altro che esaurite. Oggi Matilde Cortese, uno dei portavoce del Covepa, il coordinamento che da anni si batte contro la Spv, è stata la prima firmataria di una lunga nota in cui ritorna d'attualità la querelle degli scarichi nei pressi dei cantieri della Spv: una querelle agostana in cui una possibile contaminazione da derivati del fluoro, i temutissimi Pfas, aveva investito proprio la Spv.

«Ancora scarichi nel torrente Poscola dai siti produttivi a nord di Castelgomberto. Siamo forse alla replica dei Pfas rilevati nei primi mesi di quest'anno? Non c'è pace - si legge nella nota firmata Cortese - per il corso d'acqua che è interessato dalla zona industriale sorta nel 1999 e dal cantiere della Spv. Arpav aveva denunciato quest'ultimo come la fonte primaria degli scarichi di Pfas rilevati nell'ordine di decine di migliaia di nanogrammi. Ieri 28 ottobre in località Canton a monte del ponte tra via Cengelle e via della Scienza abbiamo potuto documentare lo sversamento incontrollato di sostanze che galleggiavano in superficie con un colore biancastro e parti di schiuma galleggianti in superficie».

LE FOTO E IL PASSAGGIO MICIDIALE
Il Covepa ha già fatto girare un un paio di foto. Foto che stanno facendo il giro delle chat dei residenti. Ma soprattutto lo stesso Covepa non più tardi di oggi pomeriggio ha inviato un esposto urgente ad Arpav affinché accerti la natura e la provenienza di quegli sversamenti. E ancora: «Chiediamo ad Arpav... che torni a verificare in sito gli scarichi aziendali e quelli del cantiere» della Superstrada pedemontana veneta, anche se questi, ed il passaggio è micidiale, «fossero autorizzati, perché, come abbiamo appreso dalle vicende di Miteni, lo sversamento dei Pfas avveniva attraverso scarichi autorizzati nel corso d'acqua e nel depuratore di Trissino».

BOTTE DA ORBI NEL DISTRETTO ARZIGNANESE
Il versante concia non è meno burrascoso: soprattutto dopo una puntata di Presa diretta andata in onda il 18 ottobre. In seno al Consiglio regionale veneto le polemiche non erano mancate. Come non erano mancate le bordate del mondo ambientalista. Al quale erano seguite le prese di posizione della politica del distretto arzignanese, tra cui quella degli ambienti prossimi al centrosinistra. Da sempre assai meno critici verso l'industria della pelle rispetto alla galassia ecologista. In un post pubblicato il 21 ottobre sulla bacheca Facebook de Un'altra Arzignano si legge infatti: «Negli ultimi vent'anni le aziende conciarie hanno fatto sforzi veramente grandi con investimenti sostenuti per rendere più sostenibile la concia, spinte, anche, da un mercato che, per interi comparti, richiede questo tipo di sforzi. Hanno messo in atto processi, comportamenti e tecniche decisamente migliorati però poi alla fine di tutto si trovano con un depuratore che non fa il suo mestiere. Depuratore gestito dalla politica, in primis dal comune di Arzignano».

PARLA L'UNIC
Parole cui sono seguite quelle di Unic, ossia il raggruppamento dei conciatori in seno a Confindustria. «Unic -si legge in una nota diramata avant'ieri - di fronte agli attacchi ingiusti, violenti e screditanti rivolti all'industria conciaria italiana da parte di alcuni format televisivi e varie testate giornalistiche locali e nazionali, ribadisce con forza e determinazione l’impegno strategico delle aziende che rappresenta in relazione al miglioramento continuo e costante delle proprie pratiche sostenibili e di responsabilità sociale. Un impegno che Unic è sempre disponibile a dimostrare con dati verificati e riscontri oggettivi, fondati su elementi scientifici e professionali, rifiutando qualsiasi approccio ideologico e sensazionalistico».

COMBINATO DISPOSTO ESPLOSIVO
È bastato il combinato disposto di questi due ultimi interventi per scatenare una nuova reazione del mondo ecologista vicentino che più o meno apertamente accusa il centrosinistra di collateralismo rispetto ai desiderata degli imprenditori. La prima bacchettata è quella di Giovanni Fazio, uno dei volti noti della galassia ambientalista dell'Ovest vicentino, che in un intervento sul suo blog punta l'indice contro «Un'altra Arzignano» parlando persino di «endorsement» nei confronti dei conciatori. Fazio poi nel suo intervento del 26 ottobre aggiunge benzina sul fuoco quando spiega che il guasto ecologico del distretto non è dovuto, come afferma il consigliere comunale Pietro Magnabosco (volto di spicco di «Un'altra Arzignano»), al fatto che «il depuratore sia gestito dalla politica» bensì al fatto «che la politica è gestita da sempre dai conciari». Si tratta di considerazioni che in qualche modo erano già state anticipate il 19 settembre peraltro.

Parole impietose alle quali seguono quelle altrettanto impietose di un altro volto noto del movimento ambientalista veneto. Ossia Massimo Follesa, il quale oltre ad essere un portavoce del Covepa è stato pure consigliere comunale a Trissino, uno degli altri centri del distretto conciario. L'attivista in un dispaccio redatto oggi spara ad alzo zero anzitutto sugli industriali, non lesinando un sarcasmo d'altri tempi. «Apprendiamo di una recente presa di posizione di Unic... che è a dir poco ridicola... oltre a non essere firmata e a non dire nulla», tale nota «esprime pure male il nulla che vorrebbe proferire. Anzitutto come si fa a prendersela contro alcuni «format», casomai la criticala si rivolge contro alcune trasmissioni, meglio se si citassero nomi e cognomi visto che lorsignori di Unic si dichiarano disponibili a entrare nel merito».

Poi un altro malrovescio: «Fa anche ridere, se non fosse larvatamente minaccioso, l'atteggiamento vittimistico di una categoria che ha poco o nulla da insegnare e molto da farsi perdonare. Unic, avrebbe potuto dire la sua in trasmissione». Ma pur interpellata da Presa diretta «è rimasta in un silenzio moralmente colpevole: lo stesso silenzio dietro al quale si sono trincerati il governatore legista Luca Zaia e il suo fedele assessore all'ambiente Giampaolo Bottacin, due noti campioni della Lega».

E Follesa è un fiume in piena. «Ma se la cultura e l'intelligenza del responsabile della comunicazione che ha redatto quella nota dal sentore lunare sono le stesse degli imprenditori della concia, allora siamo freschi. I visir del bottale, al posto di sbraitare un tanto al chilo, confondendo volontariamente il raglio con una ragionata protesta, dovrebbero, tanto per cominciare, rispondere ad una domanda. Perché è stato seppellito l'accordo Stato Regione? Ossia perché lorsignori hanno deciso in ultima istanza, di fare la pelle alla sentenza di un tribunale? Lorsignori da che parte stanno? Dalla parte della ragione o dalla parte dello sbraitatore professionale che» nella inchiesta realizzata dalla Rai «aggredisce» verbalmente «i giornalisti nel piazzale pieno di pelle? Sempre quando nel piazzale non ci finisce qualcos'altro».

SCENARI E SOSTENIBILITÀ
Passando al confronto, si legge ancora «come si fa a non comprendere che quella della concia è la vera posizione ideologica basata su una visione capitalistica dello sfruttamento delle risorse senza limite che è messa in discussione da oltre cinquant'anni. La pelle - rimarca l'ex consigliere - non può essere vista solo come il sottoprodotto di quelle politiche agroindustriali del ciclo mondiale della produzione di carne, ma è un contributore della esplosione della crisi globale ambientale delle emissioni di anidride carbonica a livello planetario».

La pelle di Arzignano secondo Follesa, è una pelle che «mangia i polmoni del pianeta» tanto che la narrazione di Unic può essere considerata solo un «bla bla bla», frutto di una visione «acriticamente ideologica» venduta come «green» mentre in realtà chi manovra il timone parte dall'assunto per cui il dato economico «capitalistico» in una con i suoi processi non possa e non debba essere messo «in discussione». Inoltre, denuncia l'ex consigliere comunale, tale orizzonte acritico è sposato da chi «considera che la matrice suolo e la matrice acqua siano irrimediabilmente inquinate» e che si possa quindi, per un mero interesse economico «procedere ad aggredire la matrice aria, magari con un inceneritore».

PRESSIONI, LOBBYING E PROPOSTE
È ideologico - attacca l'architetto Follesa - aver operato negli ultimi vent'anni» anche grazie a pressioni e lobbying «al fine a rimuovere sistematicamente» tutte le leggi che meglio «tutelavano l'ambiente». Leggi che in più di una occasione in passato avevano comportato appunto il «blocco delle attività industriali che venivano beccate ad inquinare». Poi una ultima considerazione: «Ad ogni buon conto se la concia si vuole confrontare potrebbe proporre uno studio: una bella analisi puntuale su quante concerie nel comprensorio attingono acqua da pozzi privati cercando di capire da comuni, Provincia di Vicenza, Genio civile e Regione Veneto, quanti Pfas e quanti altri inquinanti questi pozzi portino con sé e dentro gli impianti di depurazione, vista la natura che ben conosciamo di quella falda. Aspettiamo fiduciosi».

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