Cronaca

Indagine Doblò, arrestati due predoni d'auto: donne al volante il bersaglio preferito

La coppia percorreva le varie zone, parcheggi di supermercati, centri abitati e, una volta adocchiata un’auto la seguivano, in attesa che si fermasse. Mentre uno rimaneva alla guida del furgone, l’altro scendeva, apriva la portiera, prelevava la  borsa, spesso lasciate sui sedili e si allontanavo con il bottino

Avevano seminato terrore tra i residenti dei comuni di Marano, Zanè, San Vito di Leguzzano e Giavenale ma i carabinieri della Compagnia di Thiene sono riusciti a catturarli e a stringere le manette ai polsi dei due nomadi, già accampati abusivamente nella zona industriale vicina all’argine Leogra.

I carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile della compagnia di Thiene con la collaborazione dei colleghi della compagnia di Rovigo e Schio, nelle prime ore di martedì 20 hanno arrestato Giosuè Innocenti e Blu Helt, rispettivamente di anni 23 e 41 di origine sinti rintracciati e poi arrestati a Santorso e Fratta Polesine. La coppia aveva studiato un sistema, ben collaudato, per l’esecuzione fulminea di azioni furtive su autovetture in sosta e all’interno di abitazioni, da dove asportavano denaro, monili in oro oppure le borse, generalmente lasciate sul sedile dell’auto, contenenti portafogli, contante, bancomat o carte di credito e telefoni cellulari. Furti avvenuti nel periodo tra la metà di aprile e la fine di ottobre 2020 nei comuni di Marano V.no, Zanè, Magrè e San vito di Leguzzano.

I carabinieri, che monitorano anche il web, avevano notato, tramite il gruppo pubblico Facebook “Sei di Marano Vicentino”, che alcuni cittadini avevano postato varie segnalazioni di avvistamento, nelle zone del Giavenale, Marano V.no e altri comuni limitrofi, di una misteriosa coppia di ladri che si muoveva a bordo di un furgone bianco che stava terrorizzando i residenti. Infatti, i due nomadi, confondendosi come operai a bordo del furgone, gironzolavano nell’arco pomeridiano per individuare le loro vittime, pedinarle e compiere, in maniera fulminea, razzie di ogni genere. 

I militari thienesi hanno quindi dato corso ad una minuziosa attività d’indagine arricchita da un’approfondita attività informativa e dall’acquisizione di riscontri precisi e puntuali che ha permesso di individuare innanzitutto il furgone Doblò bianco, intestato ad una “testa di legno”, utilizzata dai nomadi per compiere i vari raid. Il veicolo era stato “imboscato” tra altre auto nella zona industriale, ben lontano dal campo nomadi vicino al Leogra dove dimoravano, proprio per non destare sospetti nelle forze dell’ordine. Da qui sono partiti i lunghi e servizi di appostamento che ha permesso ai militari, dopo qualche giorno, di seguire e pedinare il furgone con a bordo quasi sempre i due ladri già noti agli operanti. La coppia percorreva le varie zone, parcheggi di supermercati, centri abitati e, una volta adocchiata un’auto, nella quasi totalità dei casi condotte da donne, la seguivano, in attesa che si fermasse e la signora scendesse per compiere le solite commissioni. Qui, mentre uno rimaneva alla guida del furgone, l’altro scendeva e, con mossa fulminea, approfittando del breve allontanamento della conducente, apriva la portiera, prelevava la  borsa, spesso lasciate sui sedili ed entrambi si allontanavo col furgone.

Le indagini sono partite subito dopo il primo furto consumato, la sera del 22 aprile, su un'auto in sosta di una 25enne dipendente della pizzeria “Cuore Napoletano” di Marano V.no  la quale, mentre era impegnata nelle consegne a domicilio durante il lockdown le era stato sottratto l’incasso di circa un migliaio di euro custodito nella cassettina appoggiata sul sedile dell’auto.

Dopo circa un mese e precisamente il 19 maggio 2020, gli stessi militari, durante un servizio di pedinamento a causa delle particolari zone isolate percorse dalla coppia a bordo del Doblò, notavano che il furgone si era appena allontanato velocemente da una zona boschiva nella zona di Monte Magrè. I militari, insospettiti, dopo essersi addentrati nel bosco a 400 metri dalla strada principale e dopo aver eseguito un attento sopralluogo, hanno scorso tra la folta vegetazione una fiammante Fiat Abarth 500 che era appena stata rubata pochi minuti prima vicino alla Chiesa di Magrè.  Anche in quest’occasione, il proprietario era giunto nel centro cittadino e sceso dall’auto si era recato al bar, lasciando le chiavi inserite nel quadro. Ad un certo punto, sentiva il rombo particolare delle sua auto e, affacciandosi sulla porta dell’esercizio pubblico, scopriva che era appena sparita. Immediatamente allertava il 112 che diramava immediatamente le ricerche e permetteva così l’immediato recupero del mezzo e la restituzione al legittimo proprietario. In quell’occasione non sono mancate da parte del bravo cittadino le espressioni di stima e di grande soddisfazione rivolte alla Benemerita, vista la sorprendente tempestività con cui era rientrato in possesso del suo bene subito dopo il furto.

L’ultimo evento è stato consumato il 30 ottobre successivo, ai danni di una cinquantenne di Malo. Anche qui, come nei precedenti eventi e in tutti gli altri documentati, la donna a bordo della propria utilitaria era appena giunta nel cortile del Centro Diurno per Anziani “Brolatti” di Marano Vicentino pronta per caricare la suocera che l’attendeva all’ingresso in carrozzina. A quel punto, a pochissimi metri di distanza la vittima ha notato la sagoma di un giovane che fulmineamente si stava allontanando a bordo di un’utilitaria di colore nero della quale riusciva a notare alcune sigle della targa. Nell'immediato la donna, ha notato che dal sedile della propria auto era sparita la sua borsa con un bel bottino; la vittima ha infatti raccontato ai carabinieri che, per timore di subire furti in casa, quando si spostava portava con se gli ori di famiglia e, in quella precisa circostanza, nella borsa c'erano anche sedicimila mila euro in contanti. Le immediate testimonianze raccolte e le immagini acquisite dai vari sistemi di videosorveglianza delle abitazioni private, ha permesso di individuare la Fiat Punto di colore nero, intestata fittiziamente a terze persone, che aveva quindi sostituito il vecchio furgone, nel frattempo venduto e fatto sparire dalla zona.

Nel frattempo, l’analisi delle denunce ricevute dai Carabinieri tra aprile e ottobre 2020, ha permesso ai militari di raccogliere elementi fondamentali per la chiusura del cerchio con l'arresto dei due predoni. I due sono attualmente sottoposti agli arresti domiciliari rispettivamente in un campo nomadi di Fratta Polesine (Rovigo) e presso l’abitazione di Torrebelvicino. Le accuse per entrambi i responsabili, già noti alle forze dell’ordine per analoghi reati commessi in altre località della provincia di Vicenza sono di concorso in furto aggravato e continuato per un danno patrimoniale complessivo di circa 35 mila euro.

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