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Cronaca

Crisi, il dramma degli imprenditori vicentini: "Ho tentato il suicidio"

La storia di M.C., uno dei tanti piccoli industriali berici colpiti profondamente dalla crisi e economica. "Mi ha salvato un'associazione che mi ha aiutato con i conti"

Lui si chiama M.C. ha 52 anni, è sposato, due figlie e vive nella provincia di Vicenza. Fino a cinque anni fa conduceva una vita agiata, la sua piccola azienda con tre dipendenti, voluta fortemente con grandi sacrifici da quando, raggiunta la maggiore età e dopo aver lavorato in “botega” come dipendente, decide di mettersi in proprio e provare a crearsi qualcosa di suo.

Anni difficili, mi racconta, “..Lavoravo 14 ore al giorno e spesso anche durante il fine settimana per consegnare puntuale le commesse che arrivavano. Quando i clienti hanno iniziato ad avere fiducia in me sono aumentate gli ordini e ho assunto il primo ragazzo, quasi coetaneo in realtà, pochi anni dopo  eravamo in quattro.

Rientro tra quelli che si possono definire piccoli imprenditori del Nord-est, onesto e serio, stimato nel lavoro dai dipendenti e dal mercato. Mi sono costruito la casa, le mie figlie sono entrambe laureate e in questi anni mi sono permesso anche delle belle vacanze, qualche sfizio e divertimento.

Vorrei sentiste la voce dei miei dipendenti, perché la loro testimonianza avvallerebbe la mia condotta, la mia onestà e il rispetto che portano nei miei confronti. E’ significativo che siano gli altri ad affermare le mie parole, perché non desidero passi il messaggio del millantatore o di quello che crea un’immagine fasulla. Comunque so che sarebbero a disposizione.  Due mesi fa ho tentato il suicidio.

La mia delusione è la stessa di centinaia di piccoli imprenditori che da questa crisi hanno raccolto solo massi e sabbia, un prato di fiori trasformato in un ammasso di detriti che seppur cerchi di ripulire non vedi più il terreno che li ospita. Aumentano e puzzano di marcio, scivoli e cadi nella melma che piano piano ti inghiotte”.

Partiamo dalla prima batosta, chi ha sferrato il primo gancio?

“Si chiama Equitalia, una brutta bestia. Il mio commercialista ha sbagliato qualche conto, ma non gli imputato alcuna causa, può capitare di dimenticare un pagamento, era già successo, bastava saldare la differenza e non c’erano conseguenze. Ma quando ti vedi arrivare una cartella esattoriale di 124mila euro da pagare entro 10 giorni ti chiedi che cosa hai combinato e quando il tuo commercialista ti assicura che c’è un errore, che non è possibile,  iniziano i guai”.

Se non ho capito male, Equitalia era in difetto?

“Siamo andati avanti cinque anni per dimostrare che tutto era stato pagato nei tempi giusti, con le modalità di sempre, ma la latitanza dell’istituto, i tempi di risposta e le attese inutili agli sportelli, hanno fatto in modo che quei 124mila euro iniziali divenissero 224 in pochi anni”.

Che cosa è successo poi?

“Le banche mi hanno chiesto di rientrare nel fido che da anni tenevo per acquistare la materia prima necessaria per il lavoro, 300mila euro in un conto aziendale mosso di continuo, era il tesoretto dell’azienda, quello che ci permetteva di far fronte ai buchi lasciati dai ritardi dei creditori, anche se non pagavano nei tempi stabiliti avevamo a disposizione quel tesoretto per pagare gli stipendi ai dipendenti, acquistare la merce ecc…”.

Perché volevano che rientrassi se i movimenti del conto erano il termometro di un’azienda in attivo?

“Mi sentivo rispondere che la banca aveva cambiato le regole e che saremmo dovuti rientrare di almeno 150mila euro per poter continuare ad accedere al mutuo. Disposizioni dall’alto mi ripetevano migliaia di volte, come se fossi stato un giovanotto alla prima esperienza lavorativa. La mia casa era la garanzia per quel mutuo e potevano prendersela come e quando lo avrebbero ritenuto opportuno”.

Il lavoro come procedeva?

“Niente di più ovvio, era precipitato. La mia attività non produce un bene di prima necessità, noi facciamo componenti per l’industria siderurgica e quando il mercato che sta sopra di te si ferma e non hanno lavoro anche tu a domino cadi. Molti si sono rivolti all’estero perché lo stesso pezzo che produco io, al di là delle Alpi, lo acquistano a metà prezzo. Che cosa puoi rispondere a questo punto?”

In questa confusione l’umore ne risente e arriva la depressione.

Ho iniziato a non mangiare più, ad entrare in azienda sempre più stanco, a pensare 24 ore al giorno come venirne fuori e la famiglia mi incalzava di continuo. Ho provato di tutto, quando sei ridotto così ti umili che è una cosa indescrivibile, chiedi ad amici, conoscenti, altre banche di darti una mano, ma nessuno pare disposto ad aiutarti e tu ti senti la terra ogni giorno tremare sotto i piedi. Vorresti avere la coscienza per fermarti a pensare, ragionare, ma sei talmente inghiottito dalla paura che credi di sprecare tempo, così non lo fai lasciando che i giorni passino e la situazione peggiora. Poi ti bussa alla porta la vergogna, quella ti travolge, non cammini più a testa alta, sai che devi licenziare i dipendenti, che non prendono lo stipendio da mesi, qualche briciola, loro  ti capiscono sono cresciuti con te, ma di fronte alla fame e alle bollette anche il tuo migliore amico diventa il tuo peggior nemico.

Arriviamo al tentato suicidio.

Sono un vigliacco, oggi lo ammetto con tutta onestà. Ma in quel momento pensavo che tolto di mezzo, il male sarebbe scomparso, non per me, per la mia famiglia per i miei dipendenti.  Una notte sono sceso in garage, ho acceso il motore della macchina, ho posto un tubo che dallo scarico arrivasse nell’abitacolo e ho atteso la mia morte. Non ricordo altro, mi sono trovato in un letto di ospedale il giorno dopo, vivo. La mia famiglia, i miei dipendenti e quei pochi amici che mi erano rimasti erano tutti lì. Dio mi aveva dato una seconda opportunità e ho reagito.

Qualcuno ti ha parlato di Confcontribuenti, è così ?

A loro devo la mia salvezza. Questa associazione mi ha permesso di fare chiarezza sulle centinaia di carte, debiti e casini che avevo. Non mi hanno dato soldi si intende, piuttosto sono stati pronti ad accompagnarmi verso la salvezza. Non avete idea di quanto denaro richiesto non dovevo pagare, interessi sbagliati, carte confuse ed errate. Ora non voglio diventare il paladino di questa associazione, non ne hanno bisogno ma ancora pochi sanno che qualsiasi casino tu abbia con gli enti pubblici puoi rivolgerti a loro. Può essere che tu sia in torto, nello stesso modo che tu abbia ragione.

Ora come stai?

Bene, ho ripreso la mia attività, per fortuna due dei miei ragazzi hanno trovato impiego in un’altra azienda, siamo in due e ce la caviamo.

Per il futuro, sei ancora molto giovane che cosa pensi?

Sono sereno e fiducioso. Non ho intenzione di trasferire all’estero la mia azienda, ma tra la lista delle prospettive non ti nascondo che questa è al terzultimo posto. Continuo a fare il mio dovere sperando che lo Stato italiano cambi il suo volto che ora vedo solo come una fiera incattivita e malefica.

Non mollare mi raccomando…

No stai sicura…


 

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