Cerchioni Formula 1 tarocchi: sotto inchiesta impresa di Bassano

L'operazione della dogana italiana ha scoperto una frode tra Italia ed Inghilterra, in cui è coinvolto anche il Bassanese. Gli indagati falsificavano la provenienza dei cerchioni in realtà prodotti in Cina. Guadagni milionari

Cerchioni tarocchi in Formula 1

Cerchioni made in China anche per le auto da Formula 1, grazie ad una truffa internazionale che coinvolgeva Usa e Inghilterra, passando per il porto di Vicenza e per Bassano. In questo modo i "furbetti" avrebbero risparmiato quasi due milioni di euro di dazi e 800 mila euro di imposta sul valore aggiunto in due anni e mezzo. Lo riporta La Nuova Venezia. 

L'operazione avviata dalla Dogana italiana, in collaborazione con la guardia di finanza e la polizia britannica è scattata mercoledì: in manette l’inglese S. H. , 44 anni, con villa sulla riva bresciana del lago di Garda. Perquisizioni anche in Italia, dove sono finiti sotto inchiesta per contrabbando e falso  i suoi collaboratori italiani: M. C.,44 anni, residente a Nervesa della Battaglia, Treviso, C. B., 60 anni, di Selvazzano, Padova, e il bresciano D. C., 45 anni. Al centro dell’inchiesta c'è un'impresa con sede legale a Bassano e sede produttiva a San Martino di Lupari, società di ruote per autoveicoli leader in mezza Europa.

Grazie alla truffa, la banda avrebbe sconfitto la concorrenza internazionale, facevando produrre i cerchioni in lega di alluminio in Cina e, dal giugno di quattro anni fa, spedivano la merce in un porto della Malesia, dove le ruote venivano trasferite in altri container e poi fatti partire per l’Europa, tra cui le banchine del porto veneziano. Ovviamente era falsificata anche la documentazione, facendo apparite che la merce era stata prodotta in Malesia. In questo modo avrebbero risparmiato di versare il dazio, previsto in Europa per i prodotti cinesi e non per quelli malesi dal giugno 2010, e anche sull’Iva, che per i prodotti malesi è inferiore a quella applicata alla merce proveniente dalla Cina.

Secondo i conti dei doganieri italiani, nel nostro paese sarebbero arrivate almeno un centinaio di spedizioni, via mare, di ruote in lega tra il giugno 2010 e il 2012, fino a quando gli uffici antifrode europei non hanno posto fine al contrabbando. Gli euro in dazi non pagati risulterebbero essere un milione e 820 mila euro e l’Iva evasa 802 mila euro.

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