Femminicidio Marano: Angelo Lavarra condannato a 30 anni di carcere

Oltre un anno fa, Anna Filomena Barretta veniva trovata cadavere nella sua abitazione. Unico imputato era l'ex marito che in un primo momento simulò che la morte della compagna era opera di un gesto estremo della stessa. Tesi presto smontata

In foto: Angelo Lavarra

Il Tribunale di Vicenza ha emesso oggi, 2 marzo 2020, la sentenza nei confronti di Angelo Lavarra, condannandolo a 30 anni per l’omicidio di Anna Filomena Barretta.

L'uomo, 44 anni, da oltre un anno si trovava in carcere in quanto unico imputato per la morte dell'ex moglie avvenuta lo scorso 20 novembre 2018. La procura berica aveva chiesto una condanna a 30 anni di reclusione, richiesta avallata dal tribunale berico. 

L’uomo, il giorno del decesso, aveva avvisato Suem e carabinieri sostenendo che la moglie si era suicidata con la pistola che lui, guardia giurata, teneva nell'armadio. Otto giorni dopo, al termine di un lungo interrogatorio, Lavarra venne sottoposto a fermo di indiziato di delitto per omicidio

Dalle prime risultanze degli investigatori era emersa una situazione della famigliare che non faceva presupporre la tragedia. Eentrambi originari di Massafra in provincia di Taranto, dopo anni di matrimonio, si erano separata consensualmente. Lei, cassiera al Carrefour di Thiene, si era presa un appartamento ma era spesso nella casa del marito, in via Moro a Marano, per andare a trovare le due figlie minorenni che erano state affidate al marito. I carabinieri, inoltre avevano escluso delle relazioni extra-coniugali sia da una parte che dall’altra.

In realtà, dietro a quel “quadretto familiare” c’erano delle ombre che non sono mai emerse del tutto. Tra i due c’erano infatti state delle liti in passato. Qualche anno fa la donna era infatti finita in ospedale per una botta al naso. Lei non aveva fatto nessuna denuncia ma aveva riferito che a procuragli le contusioni, guaribili in una decina di giorni, era stato il marito durante un diverbio. Un altro episodio, scoperto dagli investigatori, è stato poi certificato nel 2009, quando Anna aveva ricevuto degli schiaffi in viso da parte di Lavarra. Le liti si erano trasformate nella fine del rapporto. 

“Si tratta di un passaggio giuridico e politico molto importante per noi: le istituzioni hanno affermato unite e con chiarezza una condanna che stabilisce che la violenza di genere non ha cittadinanza”, ha dichiarato il sindaco di Marano, Marco Guzzonato. 

Al Comune di Marano Vicentino - costituitosi parte civile nel processo - sono stati simbolicamente riconosciuti 1.000 euro, richiesti come parte lesa da questa terribile vicenda: la cifra sarà interamente destinata alle attività dello sportello donna del Comune di Marano, aperto lo scorso autunno e intitolato ad Anna Filomena Barretta.  

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“La comunità maranese ha sofferto molto per questa triste vicenda, ma ha anche saputo reagire e non smetterà di stare vicino idealmente e concretamente alle due figlie di Anna Filomena Barretta e a tenere vivo il suo ricordo”, conclude il sindaco.

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