Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

La confessione di Filippo Turetta: "Ho ucciso Giulia Cecchettin guardandola negli occhi, voleva vivere senza di me"

I verbali dell'interrogatorio nel carcere di Verona, diffusi da Quarto Grado, in cui il ragazzo ha ricostruito gli ultimi momenti di vita della 22enne di Vigonovo (Venezia)

"Continuava a chiedere aiuto. Le ho dato, non so, una decina, dodici, tredici colpi con il coltello. Volevo colpirla al collo, alle spalle, sulla testa, sulla faccia e poi sulle braccia". Sono questi alcuni dei passaggi dell'interrogatorio di Filippo Turetta che ha ricostruito, lo scorso dicembre, l'angoscia degli ultimi momenti di vita di Giulia Cecchettin, 22 anni di Vigonovo (Venezia), laureanda in ingegneria biomedica uccisa proprio dall'ex fidanzato l'11 novembre 2023. Nel carcere di Verona, davanti al pubblico ministero di Venezia Andrea Petroni, Turetta ha ripercorso i momenti precedenti all'omicidio, partendo dalla serata trascorsa a fare shopping e fino alla cena in un centro commerciale a Marghera, cui segue il viaggio di ritorno con l'auto che si ferma in un parcheggio a 150 metri dalla casa della stessa Giulia.

I regali rifiutati e la lite che degenera

"Volevo darle un regalo, una scimmietta mostriciattolo. Con me avevo uno zainetto che conteneva altri regali: un'altra scimmietta di peluche, una lampada piccolina, un libretto di illustrazioni per bambini. Lei si è rifiutata di prenderlo. Abbiamo iniziato a discutere. Mi ha detto che ero troppo dipendente, troppo appiccicoso con lei. Voleva andare avanti, stava creando nuove relazioni, si stava 'sentendo' con un altro ragazzo", traspare proprio da verbale del primo dicembre 2023 il cui contenuto è stato diffuso dalla trasmissione "Quarto grado".

Dopo la lite scatta l'aggressione. "Ho urlato che non era giusto, che avevo bisogno di lei, che mi sarei suicidato. Lei ha risposto decisa che non sarebbe tornata con me. È scesa dalla macchina, gridando 'Sei matto, lasciami in pace'", ha riferito ancora Turetta al pm. "Ero molto arrabbiato. Prima di uscire anch'io, ho preso un coltello dalla tasca posteriore del sedile del guidatore. L'ho rincorsa, l'ho afferrata per un braccio tenendo il coltello nella destra. Lei urlava 'aiuto' ed è caduta. Mi sono abbassato su di lei, le ho dato un colpo sul braccio, mi pare di ricordare che il coltello si sia rotto subito dopo. Allora l'ho presa per le spalle mentre era per terra. Lei resisteva. Ha sbattuto la testa. L'ho caricata sul sedile posteriore", è emerso dai racconti del giovane.

La corsa in auto e i coltelli

A quel punto Filippo Turetta guida per circa quattro chilometri, partendo dal parcheggio in via Aldo Moro a Vigonovo e dirigendosi verso un luogo più isolato, situato nella zona industriale di Fossò. "Mentre eravamo in macchina lei ha iniziato a dirmi 'cosa stai facendo? sei pazzo? Lasciami andare'. Era sdraiata sul sedile, poi si è messa seduta. Si toccava la testa. All'inizio pensavo solo a guidare. Poi ho iniziato a strattonarla e tenerla ferma con un braccio", ha proseguito Turetta nel racconto. "C'eravamo fermati in mezzo alla strada, ho provato a metterle lo scotch sulla bocca, non mi ricordo se lei se lo è tolto o è caduto da solo perché non l'avevo messo bene. Si dimenava. È scesa e ha iniziato a correre. Poi anch'io sono sceso", ha riferito il 22enne, prima di entrare nelle fasi più cruente di quel giorno.

"Avevo due coltelli nella tasca in auto dietro al sedile del guidatore. Uno l'avevo lasciato cadere a Vigonovo. Ho preso l'altro e l'ho rincorsa. Non so se l'ho spinta o è inciampata. Continuava a chiedere aiuto. Le ho dato, non so, una decina, dodici, tredici colpi con il coltello. Volevo colpirla al collo, alle spalle, sulla testa, sulla faccia e poi sulle braccia", ha detto l’ex fidanzato di Giulia Cecchettin. L'autopsia dirà che sono state 75 le coltellate inferte, con la morte sopraggiunta per shock emorragico sia dalle coltellate sia dal colpo alla testa. "Mi ricordo che era rivolta all'insù, verso di me. Si proteggeva con le braccia dove la stavo colpendo. L'ultima coltellata che le ho dato era sull'occhio. Giulia era come se non ci fosse più. L'ho caricata sui sedili posteriori e siamo partiti. Avevo i vestiti abbastanza sporchi del suo sangue", è stata la confessione di Turetta.

I tentativi di suicidio e la fuga verso la Germania

Quindi scattano i tentativi di suicidio del ragazzo, due in particolare: il primo lungo la strada per il lago di Barcis, dove abbandona il corpo dell'ex fidanzata. "Mi sono fermato in un punto in cui non c'erano case e sono rimasto un po' lì. Ho provato anche con un sacchetto a soffocarmi, però anche dopo averlo legato con lo scotch non sono riuscito e l'ho strappato all'ultimo. Allora ho preso lei e sono andato a nasconderla". Scatta da qui, quindi, la fuga del ragazzo che termina in Germania, vicino Lipsia, dopo sette giorni. "Avevo un pacchetto di patatine in macchina e una scatolina con qualche biscotto. Non ho mai comprato nulla da mangiare. I soldi che avevo li ho spesi per i rifornimenti di benzina. Volevo togliermi la vita con un coltello che avevo comprato, ma non ci sono riuscito. Pensavo che se avessi fumato e bevuto sambuca sarebbe stato più facile suicidarmi, ma invece ho vomitato in macchina". Poi arriva la resa definitiva, dopo aver visto online notizie che lo riguardavano: "Ho riacceso il telefono. Cercavo notizie che mi facessero stare abbastanza male da avere il coraggio per suicidarmi, ma ho letto che i miei genitori speravano di trovarmi ancora vivo e ciò ha avuto l'effetto opposto. Mi sono rassegnato a non suicidarmi più e ad essere arrestato".

Dopo l'arresto, la procura ha contestato a Filippo Turetta l'omicidio volontario aggravato da premeditazione, crudeltà e legame affettivo, e i reati di sequestro di persona, occultamento di cadavere e porto d'armi. Stando a quanto emerso, il 22enne avrebbe spiato Giulia con un'applicazione sul suo cellulare e avrebbe programmato il femminicidio già da novembre, comprando del nastro adesivo, prendendo appunti su come legare mani e piedi all'ex fidanzata e preparando vestiti, soldi e provviste per scappare. Parrebbe, dunque, un piano pensato, ma sulla premeditazione Turetta si è difeso dicendo di aver comprato il nastro adesivo "se mai fosse servito per attaccare il papiro della laurea di Giulia", prevista poco dopo il delitto, e che i coltelli erano della "cucina di casa mia: li avevo messi in macchina perché avevo anche avuto pensieri suicidi".

Fonte: Today.it

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