Falsa società all'estero, milioni spostati per sfuggire alle tasse: denunciato 49enne

La guardia di finanza ha sequestrato beni per 3,8 milioni di euro. L'indagato avrebbe nascosto ricavi per 9 milioni di euro

Nei giorni scorsi la guardia di finanza ha eseguito un sequestro di 3,8 milioni di euro nei confronti di  P.P., 49enne di Breganze. L'uomo è stato denunciato per  per avere omesso la presentazione delle dichiarazioni dei redditi e dell’IVA per gli anni dal 2013 al 2016 e per avere occultato o distrutto documentazione contabile. L'accusa è di aver trasferito all'estero, in paesi con fiscalità agevolata, il denaro realizzato in Italia. 

In particolare, l’indagine trae origine dall’attività ispettiva eseguita nei confronti della ditta intestata alla moglie di P.P., che presentava quale unico cliente una società con sede in Slovenia gestita da suo marito, unico socio della società, operante nel commercio all’ingrosso di orologi e gioielleria. La perquisizione a casa dell'uomo ha dimostrato che la ditta slovena presentava esclusivamente clienti e fornitori italiani. A confermare la fittizia residenza estera, anche la stabile dimora di P.P.  a Breganze e il rinvenimento, presso la propria abitazione, di un timbro della ditta slovena, utile per contrassegnare, a posteriori, fatture e documenti, in base alle esigenze evasive illecite.

Il provvedimento cautelare ha permesso di sottoporre a sequestro in via diretta denaro depositato su conti correnti, carte prepagate e depositi di risparmio nominativi nonché 2 unità immobiliari site in Breganze tra cui l’abitazione dell’indagato, una villa di Breganze la cui quota di possesso aveva cercato di proteggere cedendola a titolo gratuito alle proprie figlie qualche giorno prima dell’esecuzione del decreto stesso.

L'indagine ha fatto emergere l’inconsistenza del luogo indicato sui documenti di consegna dei prodotti e l’assenza, presso la presunta sede estera, di mezzi strumentali o personale.  Una volta riscontrata l’effettiva residenza italiana della persona giuridica, essa è stata iscritta d’ufficio all’anagrafe tributaria nazionale con l’assegnazione di un numero di partita IVA.

La ricostruzione dell’effettivo volume d’affari della società è stata eseguita sommando agli importi dichiarati in Slovenia, quelli ricostruiti sulla base della documentazione extra-contabile acquisita. Nei confronti della nuova ditta nazionale intestata all’indagato P.P. sono stati constatati, in tal modo, circa 9 milioni di euro di ricavi non dichiarati e un’evasione di IVA per circa 1 milione di euro.

Il trasversale intervento di polizia economico-finanziaria ha permesso, inoltre, di segnalare P.P. per violazione alle norme valutarie antiriciclaggio, essendo stati accertati, nei suoi confronti, trasferimenti illeciti di denaro contante per un ammontare complessivo di poco superiore a 1 milione di euro, avvenuti di fatto sul territorio nazionale, frazionati e corrisposti in più soluzioni a favore di società di diritto estero. In questo caso P.P. giustificava i numerosi e ripetuti versamenti in contanti allo sportello bancario con il fatto che si trattasse del pagamento di fatture, in realtà mai riscontrate. La documentazione extra-contabile esaminata, invece, permetteva di appurare come quei versamenti fossero in realtà relativi a cessioni di orologi di lusso pagati per contanti.

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