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Vicenza, il market della coca e l'eroina killer

Dati sempre più allarmanti sul dilagare delle droghe pesanti nella provincia berica. Al top nei sequestri di cocaina e delle morti di overdose, il Vicentino scopre una realtà che è degenerata col tempo

Nella provincia di Vicenza, secondo l'ultimo rapporto della direzione centrale servizi antidroga relativo al 2018, è stato registrato il 50,61% delle sostanze sequestrate a livello regionale. Più della metà di tutto il Veneto. In questa regione è stato confiscato il 23,31% di tutta la cocaina requisita a livello nazionale. In Veneto, nel 2018, i sequestri di coca sono aumentati del 932,98% rispetto al 2017, anno in cui lo stupefacente confiscato in frontiera è diminuito rispetto a quello confiscato all'interno del territorio. Canali di penetrazione più sicuri per far arrivare la droga nel grande "market" che vede Vicenza al centro dello smistamento? Di sicuro l'impatto sociale della "bamba" è meno visibile di quello dell'"ero" che, con i suoi morti è diventata un problema sociale. Si dovrebbe dire che è ri-diventata, visto che lo scenario attuale ricorda molto quello della Vicenza degli anni '80: da una parte la "coca buona" appannaggio di pochi e dall'altro l'eroina, distribuita quasi gratis a chi è già indebolito dalla crisi - non solo economica - del sistema Nord-Est. 

COCA BUONA PER I RICCHI, GLI SCARTI AI POVERI

Dei quasi  9 quintali di coca sequestrata in Veneto nel 2018, ben 7 provengono dalla provincia di Vicenza, una cifra enorme, quasi il 20% di tutta la cocaina sequestrata in Italia lo scorso anno e l'80% di quella sequestrata in Veneto. Ad alzare la percentuale è stato naturalmente l'episodio del maxi-sequestro di polvere bianca avvenuto lo scorso novembre a Montebello Vicentino: 686 chili sequestrati in una conceria. Un episodio significativo e dal carattere eccezionale ma che getta una luce inquietante su un fenomeno, quello del consumo di coca, che ha la caratteristica di essere ben poco visibile e per questo difficile da stimare con precisione. Numericamente, come consumi è la cannabis a risultare predominante, mentre la cocaina è la principale sostanza confiscata nel nostro paese e l’eroina (un oppiaceo) la prima causa di morte per overdose.

Nel 2017, utilizzando i dati relativi al trattamento e alla giustizia penale, l’Italia ha stimato che lo 0,69 % della popolazione adulta potrebbe essere classificato tra gli utilizzatori di cocaina ad alto rischio. Quasi i tre quarti (73 %) di tutte le richieste di trattamento specialistico per dipendenza da cocaina in Europa sono riconducibili a Spagna, Italia e Regno Unito. Dopo un periodo di calo, il numero totale dei consumatori entrati per la prima volta in trattamento per consumo di cocaina è aumentato del 37 % tra il 2014 e il 2017. Gran parte di questo aumento è riconducibile all’Italia e al Regno Unito. Sono dati che arrivano dall'ultima Relazione europea sulla droga e che fotografano una realtà che non può non far pensare a quei 7 quintali di Montebello come la punta di un iceberg affiorata per un istante. 

A Vicenza Campo Marzo è ormai quasi quotidianamente sulle pagine dei giornali. Considerato il punto principale dello spaccio vicentino, la sua fauna è composta di tossicodipendenti che si rivolgono a spacciatori, quasi esclusivamente di nazionalità nigeriana, che vendono dosi di eroina, erba, fumo, fenciclidina e cocaina a prezzi stracciati, per un prodotto spesso di bassa qualità e pesantemente tagliato, a volte con sostanze pericolose. Difficile pensare che quello più visibile e quello che balza più agli onori della cronaca sia il principale mercato  e non un "discount" a prezzi contenuti, livello più basso di un giro che - come diverse inchieste delle forze dell'ordine hanno dimostrato - fa i veri soldi più in alto. 

EROINA, SOLO PER DISPERATI 

Quello che è sotto gli occhi di tutti riguarda principalmente i "disperati" e i giovani o giovanissimi che entrano nel tunnel della droga a poco prezzo. Tragedie famigliari sempre più frequenti, storie di drammi personali raccontate sempre troppo tardi, quando ci scappa il morto per overdose, sacche di disperazione sociale accompagnate spesso a situazioni di quella povertà che a volte si trasforma in marginalità estrema. In un mondo dove la "roba" viene venduta a microdosi dal costo di 5 o 10 euro. 

In città c'è un'unica struttura a cui fare riferimento,  il Serd. Senza considerare gli "invisibili", ossia chi non si rivolge alle strutture sanitarie pubbliche, gli ultimi dati disponibili (anno 2018) evidenziano che su 2746 pazienti in trattamento ai Servizi Pubblici per le Dipendenze Patologiche di Vicenza (per alcol, gioco d'azzardo, sostanze stupefacenti e tabacco), 1644 sono tossicodipendenti. Di questi 1016 fanno uso di eroina. La fascia d'età più rappresentata è quella dai 25 ai 29 anni ma ci sono anche 55 giovanissimi under 20 in carico al servizio dipendenze per uso di stupefacenti o abuso di alcolici.

Dai rilevamenti del Comune di Vicenza, i dati non sembrano allarmarti, ma sono solo la conferma di un sommerso enorme, la cui presenza è dimostrabile con l'alto tasso di piccoli spacciatori. Sono infatti "solamente" 20 le persone in situazione di grave marginalità che fanno uso di droghe segnalate come frequentatori abituali di Campo Marzo nei primi mesi del 2019, a cui si aggiungono altre 5 persone che stazionano in altri spazi pubblici. Di queste 6 sono residenti a Vicenza, 9 in Veneto, le altre risultano quasi tutti senza fissa dimora. Dati ufficiali, appunto, ai quali vanno aggiunti molti casi che vengono a galla solo quando succede una disgrazia. E se nel 2018 le regioni più colpite di morti per overdose in senso assoluto sono state il Piemonte e il Veneto con 36 casi a Vicenza, secondo gli ultimi allarmanti dati di morti per overdose, nel Vicentino di disgrazie ne succedono.

LA RISPOSTA DEL COMUNE

Ci siamo già passati. Nella terza decade del nuovo millenio Vicenza si ritrova di fronte a una situazione di emergenza che si ripresenta dopo quasi quarant'anni. Nel decennio '80 il fiume di eroina che ha invaso la provincia berica ha colto tutti alla sprovvista e ha lasciato molte croci bianche e molti traumi a un'intera generazione. Una serie di fattori hanno spazzato via gli anticorpi di quel periodo e l'eroina oggi è ritornata colpendo i figli di quella generazione. È ancora difficile per la statistica dare le misure esatte di un fenomeno che sembra in forte espansione ma del quale oggi si conoscono di più i dettagli. 

IL COMUNICATO DEL COMUNE

La domanda è sempre la stessa: cosa porta alla strada della tossicodipenza? Partendo da questo quesito, il Comune di Vicenza ha annunciato ieri la propria discesa in campo contro le dipendenze. Un proclama forte che si traduce principalmente in un progetto di "Azioni ed interventi per il contrasto alla grave marginalità e alle tossicodipendenze", presentato venerdì mattina dal sindaco Francesco Rucco e dal vicesindaco con delega alle politiche sociali Matteo Tosetto.

Grazie al sostegno della Fondazione Cariverona, che ha erogato al Comune di Vicenza un contributo di 100 mila euro, per un intero anno e per 70 ore la settimana 6 operatori di strada divisi in 3 gruppi da 2 persone avvicineranno i tossicodipendenti cronici e i giovanissimi nuovi consumatori direttamente nelle zone di spaccio e di ritrovo.

Un'iniziativa sicuramente lodevole che avrebbe un grande impatto positivo se una macchina del tempo potesse trasferirla nel 1984. Quei giovani, nutriti con la cultura dello sballo, non sapevano niente di overdose e Aids. Ne hanno avuto paura troppo tardi, troppo tardi la società "civile" si è accorta di loro. Ma rendersi conto di quanto possa essere ostico e preparato il tossicodipendente del 2020 potrebbe essere un buon punto di partenza. Di certo non sempre basta un pastorello per vincere un gigante. 

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