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Cronaca

Emergenza profughi: a cosa servono i 35 euro al giorno

Le carrette del mare continuano ad attraversare il Mediterraneo e i costi per la comunità aumentano, ma c'è anche chi guadagna sull'emergenza. Le cooperative:"Quei 35 euro al giorno aiutano l'economia vicentina"

Scandali, polemiche elettorali e quei 35 euro al giorno che tanto hanno fatto discutere. Sono in molti a puntare il dito sui costi esorbitanti dell'accoglienza dei profughi. Scafisti e trafficanti di uomini non sono gli unici a guadagnare dall'accoglienza. Oltre agli albergatori che concedono le stanze ai richiedenti asilo, ci sono anche le cooperative che gestiscono le strutture di accoglienza.

"L'ospitalità dei profughi fa bene all'economia della città" rispondono le cooperative alla domanda su come vengano utilizzati i soldi che lo Stato paga per ogni giorno di permanenza dei nuovi arrivati sul suolo italiano. 

"Buona parte dei 35 euro vengono spesi sul territorio, acquistando beni o servizi da imprese locali - racconta Valentina Boliello coordinatrice per la cooperativa Cosmo a Vicenza - In primis gli affitti delle stanze o delle case messe a disposizione per loro, ma anche il cibo, i vestiti, e tutto il necessario per vivere, viene comprato in negozi o supermercati vicentini". 

Questione affitti. Non tutti possono ospitare un profugo e ottenere così i 35 euro al giorno. In un primo momento la prefettura di Vicenza invia i richiedenti asilo in gruppi numerosi nelle strutture alberghiere come l'hotel Adele, poi le cooperative che hanno vinto un bando di concorso si prendono in carico alcuni di loro. "Noi solitamente inseiriamo i richiedenti in case prese in affitto direttamente da privati di nostra conoscenza o tramite agenzie immobiliari - spiega Boliello - Ad ogni nuovo contratto specifichiamo ai proprietari chi le utilizzerà. Gli appartamenti sono messi a disposizione dei profughi solo dopo un controllo sanitario. Altre cooperative li affidano anche a famiglie di immigrati regolari che hanno una cultura comune con l'ospite. In questo momento noi paghiamo una decina di privati che, altrimenti, avrebbero le case vuote. Gli alberghi, devono per forza appoggiarsi ad una cooperativa, perchè nei bandi di assegnazione della prefettura sono specificati anche altri servizi da fornire. Non si pensi dunque che i profughi siano abbandonati a sè stessi".

Servizi alla persona, tirocini e spese mediche. Tolto l'affitto, dunque, nei famosi 35 euro rientrano anche le spese per il vestiario, il costo del cibo, l'assistenza medica dei profughi (dopo i primi sei mesi di permanenza in italia), il costo di corsi e tirocinii per il futuro inserimento dei richiedenti asilo, oltre a 2,50 euro al giorno per le spese personali dell'assistito.

"Se le cose vengono fatte nel modo giusto, noi cooperative guadagnamo poco - racconta ancora Boliello - Ci sono da pagare i formatori, ad esempio per i corsi d'taliano, e lo stipendio di chi si occupa materialmente di loro. Inoltre noi paghiamo 300 euro al mese ai ragazzi che partecipano a progetti di inserimento lavorativo, come se fossero dei tirocinanti. I richiedenti sono ben felici di lavorare, nella maggior parte dei casi lo fanno in associazioni di volontariato, senza scopo di lucro. Quello stipendio minimo lo ricaviamo sempre dai 35 euro". 

La cooperativa Cosmo al momento segue 50 richiedenti asilo. In media solo il 3% dei richiedenti ottiene il visto di rifugiato politico. La decisione arriva in media dopo un anno e mezzo di permanenza in Italia, quelli "scartati" ottengono un permesso di soggiorno lavorativo, non ricevendo più alcuna assistenza. 

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