Avere un figlio tossico, la rabbia delle mamme: "A cosa servono i Sert?"

Un inferno sotterraneo, celato sia dal pudore famigliare sia dall'indifferenza sociale: lo vivono centinaia di genitori, mogli, parenti di persone cadute sotto al giogo della tossicodipendenza. E anche uscirne è un incubo

Foto da ccdu.it

"Non so più cosa fare... Mio figlio non riponde bene ai farmaci, va spesso in escandescenze e ho paura che finisca in qualche guaio. Ma non posso fare altro che andare avanti e lottare...".

E' dolce, quasi flebile, la voce della mamma di un giovane uomo che, nemmeno da un anno, è caduto nell'infame trappola dell'eroina. Da allora, la sua vita, prima normale, per non dire serena, è letteralmente precipitata in un vortice oscuro da cui sembra impossibile uscire. 

"Marco (ndr. nome di fantasia) aveva già avuto a che fare con droghe leggere ma era un ragazzo come tanti, anche con una relazione d'amore felice. Da quel giorno maledetto, in pochi mesi, è cambiata la sua vita e anche quella di tutti quelli che gli vogliono bene e che stanno facendo di tutto per salvarlo, ma le strutture che dovrebbero aiutarci ci trattano come dei numeri..."

Il racconto che segue è fatto di una serie di appuntamenti con il Sert locale dove, secondo la nostra testimone, dopo un'analisi del problema molto superficiale, al ragazzo è stata prescritta una terapia a base di psicofarmaci. 

"Non funziona, non funziona assolutamente. Ho cercato di spiegarlo loro in tutte le maniere e spesso ho ricevuto risposte anche supponenti, oltre che tanta indifferenza. Nonostante prenda questa terapia, il ragazzo è sempre nervoso, dà spesso in escandescenze, e la paura che corra ancora a cercare quel veleno maledetto è tanta. Tra l'altro ho scoperto che perfino il metadone si può trovare nel mercato della droga... A cosa serve quindi prescrivere sostanze con dosaggi che poi possono essere alterati andando a "fare la spesa" al mercato clandestino?"

E' della vita di suo figlio che sta parlando, ma anche della stabilità di tutta la famiglia, una come tante, duramente provata da questa situazione:

Io lo so che la colpa è di Marco, perchè dipende tutto dalla sua volontà ma, allora, a cosa servono queste strutture pubbliche? Quanti effettivamente vengono salvati dagli interventi di questi medici? Poi - prosegue - Un'altra cosa che mi chiedo: non sarebbe utile anche un supporto psicologico, oltre che farmacologico?"

Ora il tentativo di far entrare il ragazzo in comunità ma, proprio per il suo stato di alterazione, causato dalla non efficacia della terapia, l'obiettivo rischia di fallire.

Ma di questo vi racconteremo con altri testimoni, loro malgrado protagonisti di un fenomeno drammatico che coinvolge l'intera provincia, quella con uno dei più alti numeri di decessi per droga per abitantedove il 118 è costretto a fare più di un'intervento al giorno per soccorrere persone di ogni età che finiscono in overdose. 

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