Cronaca

Rosà, fari puntati sulla ex cava Poiana

In un esposto in procura e in una diffida al sindaco si chiedono lumi in merito ad una possibile situazione di grave inquinamento dell’area afferente al sito

Da sinistra a destra Marina Lecis e Giorgio Destro (foto M. Milioni)

Una denuncia alla procura di Vicenza e una diffida al sindaco di Rosà accendono ancora una volta i riflettori sul possibile inquinamento della ex cava Poiana situata appunto nel comune della cintura bassanese. A redigere e a depositare i due documenti ieri è stato l’avvocato Giorgio Destro del foro di Padova in qualità di legale di fiducia del «Comitato salvaguardia ambiente e salute Rosà».

La querelle che riguarda quella porzione del comune va avanti da diverse settimane in considerazione del fatto che in quella zona del piccolo comune dell’Est vicentino è stata programmata la realizzazione di un edificio polifunzionale che verrà utilizzato da Etra, la multiutility pubblica che gestisce la distribuzione dell’acqua, la depurazione, nonché il ciclo dei rifiuti in una ampia porzione del Veneto centro- orientale che tocca le province di Padova, Vicenza e Treviso.

Più nel dettaglio i timori del comitato riguardano proprio l’area designata per la costruzione che a detta degli attivisti sarebbe gravemente compromessa da depositi di rifiuti domestici ed industriali non autorizzati. Si tratta di una preoccupazione che poi ha trovato un primo fattivo riscontro nella perizia ambientale redatta dalla dottoressa Marina Lecis (in foto) che è stata ingaggiata da Destro come consulente scientifico proprio per dare sostanza ad una serie di lamentele di cui si parlava da anni.

Detto alla grossa tra gli abitanti c’è più di qualcuno che teme che in ragione della prevista realizzazione dell’edificio di Etra la contaminazione di quei terreni possa in qualche modo aggravare la situazione. Ed è per questo motivo che Destro, perizia della Lecis alla mano, proprio ieri ha diffidato il sindaco Paolo Bordignon, a capo di una coalizione di area di centrodestra, affinché l’amministrazione da lui capitanata compia le necessarie «indagini e verifiche sullo stato dei luoghi descritti» e provveda ad «emettere gli opportuni e doverosi provvedimenti del caso secondo la normativa in vigore».

L’altro cruccio che da anni assilla i residenti riguarda più segnatamente l’area della cava. Nella quale negli anni si sarebbe accumulato, anche in spregio alla norma, ogni tipo di materiale. La relazione della Lecis redatta all’uopo parla, tra le altre, di materiale plastico, di contenitori di solvente industriale, di pezzi di fibre verosimilmente in cemento-amianto e di ferro. Ma l’elenco prosegue poi con «copertoni di auto e camion» fino a menzionare perfino una «una grande cisterna di carburante, scarti di cantiere» ed un’autovettura.

E tant’è che per avere lumi su come tutto quel materiale sia finito lì negli anni, su chi lo abbia conferito e se quello stato di cose abbia una rilevanza penale, Destro, sempre durante la giornata di ieri, si è recato alla procura della repubblica di Vicenza presso la quale ha depositato un lungo esposto nel quale si denuncia la situazione in essere. «In questi mesi abbiamo lavorato sodo - rimarca il legale - mettendo insieme una notevole mole di dati.

Spetta ora ai magistrati e al comune rosatese, ciascuno secondo le sue competenze, procedere con le valutazioni del caso».

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