Cronaca

La chiesa cattolica in Cina: persecuzioni, aperture e la nuova Shangai

Nella moderna e industrializzata Cina tenta di farsi sempre più strada il cattolicesimo, una religione che va di moda anche perché "occidentale": la testimonianza di Andrea Alba per la Diocesi di Vicenza

La cattedrale di Sant'Ignazio a Shangai

Sarebbe da scriverci un libro (anche se le pubblicazioni sul tema di certo non mancano) ma è sufficiente una testimonianza di Andrea Alba sul sito della Diocesi di Vicenza per cercare di capire come funziona il cattolicesimo in Cina, il paese del dragone che sta schiacciando economicamente le altre potenze mondiali.

LA THAILANDIA: IMPERMEABILITA' AL CRISTIANESIMO MA GRANDE OSPITALITA'

CINA TRA ECONOMIA E PERSECUZIONI. Un Paese che si sta modernizzando ma che dal punto di vista religioso tutt’oggi, secondo i dossier che ne parlano apertamente, permette un cristianesimo “di facciata” ben inquadrato, però, nei diktat del regime ateo comunista che non risparmia persecuzioni. Il Santo Padre ha da poco ordinato tre vescovi ad Hong Kong segno dell'importanza dell'Oriente per Francesco e segno di un “dialogo” se non altro "aperto" tra Cina e Vaticano (ufficialmente non propriamente riconosciuto dal regime). In questo quadro la testimonianza di Andrea Alba per la Diocesi di Vicenza che parla di Shangai, la capitale economica della potenza cinese e di una presenza di cattolici sul territorio sempre maggiore con cui, vuoi o no, il regime deve fare i conti.

TESTIMONIANZA. "Una lavagna nera all'ingresso ripropone la Sacra Famiglia: Maria e Giuseppe, bambin Gesù, bue e asinello, sono tutti tratteggiati col gessetto bianco. Nelle decine e decine di banchi dinanzi all'altare, ordinatamente disposti fra le colonne della cattedrale, si affollano i fedeli. E mentre in una navata laterale si alternano i tradizionali canti del coro, padre Joseph Lan celebra la messa. Tutto normale, niente di insolito, se non fosse che i volti di tutti (o quasi) all'interno della chiesa sfoggiano occhi a mandorla, reverendo compreso. E i canti e le celebrazioni sono in lingua mandarina. E' la cattedrale di Sant'Ignazio a Shanghai, nel quartiere di Xujiahui, punto di riferimento per la comunità cattolica della metropoli cinese.
 
La comunità cristiana shanghainese in queste settimane è in lutto: il 27 aprile 2014 è mancato il Vescovo Aloysius Jin. Di cattolici, a Shanghai, ce ne sono sempre di più: la comunità filippina è, infatti, sempre più numerosa in città, ma pare che gli stessi cinesi cattolici siano in aumento.
 
Quello cinese è un popolo curioso: gli shanghainesi che si convertono a volte lo fanno perché colpiti dal messaggio religioso, altri (a dire degli italiani residenti qui) perché affascinati dal fatto che questa è la religione degli occidentali. E non è strano vedere un popolo nel quale i valori tradizionali sono stati azzerati – per decenni dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la Rivoluzione Culturale e la disciplina di partito di massa – cercarne altri fra diverse culture, ora che si sta arricchendo e assaggiando una certa libertà.

La chiesa di Sant'Ignazio nella metropoli (circa 20 milioni di abitanti, una concentrazione non concepibile per chi abita in Italia) non è l'unica. C'è la “Chiesa del Rosario”, a Xunan road, quella di San Pietro a Chongqing road, quella di San Francesco Xavier a Dongjiadu road. Ma è la cattedrale la testimonianza più antica del cattolicesimo in città. Il progetto venne disegnato ai primi del '900 dall'architetto inglese William Doyle, quindi a tirar su la struttura neogotica ci pensarono i gesuiti francesi dal 1905 al 1910. La cattedrale di Shanghai all'epoca era la più grande del Lontano Oriente. Come il resto della Concessione Francese - quartiere adiacente oggi molto chic, realizzato in “boulevard” alberati ed edifici dai francesi quando la Cina era costretta a sottostare al colonialismo europeo –, la chiesa è miracolosamente sopravvissuta nella sua struttura ai quasi quarant'anni del maoismo, succeduti all'ultima guerra mondiale.
 
Non altrettanto si può dire del resto della “vecchia” Shanghai, rasa al suolo (eccetto alcune vie costruite dagli europei cent'anni fa) e ricostruita verso l'alto in una miriade di grattacieli. La città intera è una testimonianza di quanto intensa, in questi ultimi anni, sia la volontà dei cinesi di crescere spianando quel che è datato, di cancellare il passato costruzione dopo costruzione. Fra le moderne torri di cemento di Xujiahui, oggi, la cattedrale gotica spicca un po' come un'oasi. Piccola, a confronto degli ingombranti e luminosi vicini, e con forme e decorazioni che certo non possono impressionare un visitatore abituato ai livelli artistico-storici degli edifici religiosi italiani. Ma è un'oasi di pace: con i giardini che la circondano, curati e verdi tanto che gli sposi cinesi li scelgono per i servizi fotografici matrimoniali; con il fresco e la sensazione di serenità che si percepiscono fra le sue colonne e le sue navate, nel silenzio che i fedeli rispettano pregando; con la luce colorata che traspare dalle belle vetrate in stagno realizzate nel 2002 dall'artista pechinese Wo Ye, ricche di caratteri e iconografia mandarina.
 
Nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, domenica 29 giugno 2014, il sermone (in inglese alle 10.30 e alle 12.30, in cinese in quattro altri orari) fa riferimento ai social network che, su internet, oggi consentono di comunicare rapidamente con moltissime persone. Il riferimento è piuttosto curioso, trattandosi di un Paese dove i social occidentali non sono normalmente accessibili. Ma è solo un incipit per ribadire la forza data ai Santi dallo Spirito Santo, superiore a qualsiasi rete elettronica, e per invitare i fedeli ad avere la stessa determinazione e coraggio dei due martiri".

 

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