Cronaca

Pfas, il processo entra nel vivo

Sono 315 le parti civili che si sono presentate in tribunale. Ma a Borgo Berga rimangono sullo sfondo altre due questioni di non poco conto: il filone di inchiesta di cui è trapelato poco o nulla relativo ad eventuali illeciti in capo agli enti pubblici nonché i rivoli più inquietanti oscuri dell'affaire Safond-Martini del quale non si hanno ancora notizie precise

Un gruppo di attivisti della rete ecologista veneta davanti al tribunale di Vicenza (foto, Marco Milioni)

Sono ben 315 le parti civili del processo Pfas che oggi primo luglio 2021 è entrato definitivamente nella fase dibattimentale. Al centro dell'inchiesta ci sono gli effetti sull'ambiente dei temibili derivati del fluoro, i Pfas, che per anni sono stati prodotti dalla trissinese. Il processo in corso al tribunale del capoluogo berico viene considerato uno dei più importanti dell'intero Paese anche per la vastità della contaminazione che ha investito non solo il Veneto centrale ma pure porzioni del Rodigino e del Veneziano.

Stamani a seguire l'udienza oltre a cronisti da tutta Italia, c'era pure un inviato della tv qatariota Al Jazeera, c'erano molti esponenti della rete ecologista veneta. L'aula non è stata in grado di ospitare tutto il pubblico tanto che il presidente del Tribunale Alberto Rizzo d'intesa col giudice Antonella Crea ha predisposto un maxi schermo in una altra aula penale. Il giudice peraltro ha fatto inferocire parecchi tra cronisti e cameraman presenti quando non ha permesso le riprese al momento del giuramento dei magistrati onorari che comporranno la corte d'assise. Il processo, che a detta di tutte le parti si presenta «complesso e non certo agevole», è molto seguito dagli addetti ai lavori anche perché è uno tra i primi fra quelli di un certo peso, al quale si arriverà a sentenza dopo la entrata in vigore delle nuove norme sugli ecoreati.

Ad ogni modo sul fronte ambientale la situazione rimane tesa. Sulla scrivania del nuovo procuratore capo (si tratta del dottore Lino Giorgio Bruno) ci sarebbero due dossier esplosivi. Il primo riguarda un altro filone di inchiesta rispetto all'affaire Miteni: ossia quello che riguarda eventuali responsabilità in capo alle agenzie regionali, alla Provincia di Vicenza e al Comune di Trissino per eventuali mancanze sul piano della vigilanza. In questo caso, ove riscontrati, i profili penali riguarderebbero la competenza della procura berica per quanto concerne l'Arpav vicentina, palazzo Nievo nonché appunto il Comune di Trissino. Di converso, eventuali illeciti in capo ad altri organi centrali regionali sarebbero di spettanza della procura di Venezia. La questione di fondo è che nello specifico alcuni gruppi ecologisti come Greenpeace nonché La Terra dei Pfas alcuni anni fa hanno indirizzato alcuni circostanziati esposti al riguardo. Ma di eventuali procedimenti pendenti non si è saputo più nulla.

Tuttavia non c'è solo il caso Miteni. Da mesi la procura di Vicenza sta affrontando un altro spinosissimo capitolo. Che è quello della contaminazione sotto la Safond Martini di Montecchio Precalcino (si parla del procedimento penale 2405/19 Rgnr). Si tratta di una inchiesta, riguarda un impianto che tratta sabbie di fonderia, dalle mille sfaccettature (alcune delle quali starebbero dando qualche grattacapo al procuratore il quale sul punto avrebbe deciso di passare al setaccio l'operato di alcuni suoi sostituti) che da tempo starebbe impensierendo diversi funzionari della Regione Veneto che hanno potuto compulsare la perizia ordinata il 24 luglio 2019 in sede di udienza dal Gip Matteo Mantovani: una perizia redatta dal dottore Marco Falconi e dall'ingegnere Michele Antonio Ilacqua. Tra le tante perplessità di cui sarebbero stati messi a parte anche i vertici dell'assessorato all'ambiente (un eventuale inquinamento di ampia portata potrebbe interessare la falda che alimenta gli acquedotti di Padova e Vicenza) ci sarebbero le metodiche prescelte e più segnatamente la esiguità dei sondaggi.

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