Cronaca

Caso Ellero, i magistrati berici finiscono davanti al Gip

Sarà il giudice delle indagini preliminari trentino a prosciogliere o a rinviare a giudizio le toghe accusate dal noto penalista di «aver insabbiato un caso di malasanità» che vede invischiato l'ospedale della città palladiana. Frattanto il procuratore vicentino Bruno, nell'ambito della stessa vicenda, avrebbe disposto l'apertura di un procedimento per falso in perizia a carico di due consulenti veronesi

Si terrà domani 18 maggio poco dopo mezzodì al tribunale di Trento la udienza con cui il Gip Claudia Miori dovrà decidere se prosciogliere o se rinviare a giudizio sei magistrati (cinque della procura, uno dell'ufficio del giudice delle indagini preliminari), all'epoca dei fatti in forza al tribunale berico. I sei erano stati indagati «per avere insabbiato un caso di malasanità patito e denunciato» da Renato Ellero, avvocato vicentino di origini veneziane, già docente di diritto penale all'Università di Padova e già senatore della Repubblica.

Come infatti riportato a più riprese dai media veneti (Vicenzatoday.it ne parla diffusamente in un servizio del 31 gennaio 2020) Ellero, assistito dall'avvocato Francesco Delaini del foro veronese, da anni conduce «una clamorosa battaglia contro l'ospedale di Vicenza» (il quale professa la correttezza del suo operato per vero): accusato di aver trattato in modo non adeguato un principio di ictus che poi ha reso «emiplegico» il noto docente universitario.

Secondo le numerose denunce del professore la magistratura vicentina non avrebbe perseguito in modo adeguato alcune ipotesi di reato in capo al personale sanitario dell'ospedale San Bortolo, comprese alcune ipotesi di falso (Ellero in più fasi aveva messo sulla graticola Borgo Berga per «aver insabbiato un caso di malasanità»). È assai probabile che domani il Gip Miori, cui è pervenuta da parte del legale di Ellero la opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dal procuratore capo di Trento Sandro Raimondi in una col pm Giovanni Benelli, non si pronunci subito, ma si riservi la decisione per qualche giorno.

Più nel dettaglio tra gli indagati dalla procura trentina, competente per ogni ipotesi di reato in capo a magistrati veneti, c'è Antonino Cappelleri (oggi procuratore capo a Padova, ma pari grado a Vicenza all'epoca della denuncia di Ellero). Con lui ci sono i pubblici ministeri berici Orietta Canova, Giovanni Parolin, Hans Roderich Blattner, Claudia Brunino nonché il gip vicentino Massimo Gerace, oggi in pensione. Tutti quanti peraltro sostengono la loro estraneità alle accuse e professano con vigore di avere rispettato il dettato della legge.

Tuttavia la partita nel suo insieme si presenta parecchio complessa. Nel suo «cahier de doléances» Ellero aveva pure preso di mira due consulenti nominati dal Gip berico (procedimento penale 8661/2020 RG MOD 21, si tratta di Franco Tagliaro e Paolo Bovi, entrambi veronesi) proprio nell'ambito di uno dei vari procedimenti scaturiti nella città del Palladio in riferimento alle denunce dell'ex senatore. Secondo alcune insistenti voci di corridoio circolate a Borgo Berga, nonostante la segnalazione alla autorità giudiziaria, i due consulenti non sarebbero stati indagati dal pubblico ministero ossia dalla dottoressa Brunino.

E tant'è che a metà a aprile, questo il tenore della indiscrezione, sarebbe dovuto intervenire l'attuale capo della procura Lino Giorgio Bruno in persona. Il quale con un provvedimento perentorio avrebbe ordinato una nuova iscrizione nel registro delle notizie di reato a carico dei due specialisti con l'accusa di falso in perizia in concorso. Il dottor Bruno per di più avrebbe disposto pure l'assegnazione del nascituro procedimento ad un sostituto da designarsi secondo le procedure standard per la distribuzione degli incarichi ai pm. Il che con ogni probabilità potrebbe significare che del relativo fascicolo non si occuperà più la dottoressa Brunino. In passato Ellero aveva chiesto lumi anche al presidente della giunta regionale veneta (si tratta del leghista Luca Zaia), sollecitandolo affinché palazzo Balbi aprisse una indagine amministrativa sulla condotta del San Bortolo.

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