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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca Pozzoleone

Segugi lasciati morire di malnutrizione accanto a carcasse decomposte, denunciato cacciatore

Una storia triste durata oltre sei anni con quattro sequestri riguardanti diciannove cani tra vivi e morti

Se la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali, allora quello che è successo a Pozzoleone potrebbe far pensare che la nostra sia ai minimi termini. Fa impressione la durata – 6 anni – della vicenda di una ventina di cani da caccia, quasi tutti segugi, maltrattati e lasciati morire in condizioni allucinanti. Oggi, dopo una raffica di sequestri e denuncie nei confronti di un cacciatore del posto, l'incubo di quei poveri animali sembra essere finito. 

Seguigi morti di stenti

Ma partiamo con ordine, sequendo il racconto dell’ Ispettore Regionale Guardie Zoofile Renzo Rizzi. Tutto inizia nel luglio del 2015 quando nella sede delle Guardie E.N.P.A. oltre a un rapporto dettagliato, veniva recapitato del materiale video e fotografico che lasciava poco spazio a dubbi. Una coppia di giovani segugi all’apparenza normali, erano fotografati dentro un locale chiuso con porta metallica senza acqua. Un’altra foto, li ritrae qualche mese dopo nello stesso locale chiuso, morti in avanzato stato di decomposizione e molto altro. La prima denuncia inviata alla Procura dalle Guardie E.N.P.A. con richiesta di perquisizione urgente risale appunto a quella data, di 6 anni fa. “Purtroppo non è mai arrivato il mandato, ma non è certo se sia stato inviato ad altre forze di Polizia”, sottolinea Rizzi.

Il cacciatore

Intanto passano due anni e nell’aprile del 2017 i carabinieri di Sandrigo sequestrano su mandato, a S.B., un cacciatore della zona, 13 cani di razza segugio. “Il pm Claudia Brunino a quel punto avvia un’inchiesta per verificare se oltre alla detenzione incompatibile ci fosse il maltrattamento degli animali, che venivano trasportati al Canile Enpa di Vicenza”, aggiunge l’ispettore il quale, assieme ad altra guardie zoofile, nel dicembre del 2019 interviene su segnalazione sequestrando nello stesso sito altri due cani segugio più uno rinvenuto morto, privo di microchip. Subito dopo la convalida dell’attività, il pm Maria Elena Pinna indaga il cacciatore proprietario per detenzione incompatibile con la natura degli animali e per mancate cure, nei confronti del soggetto deceduto. È la seconda denuncia.

La teza arriva il quattro di luglio 2021. Le guardie zoofile intervengono sempre a Pozzoleone, in un altro fabbricato in disponibilità dello stesso cacciatore. Lì trovano due giovani segugi sprovvisti di microchip, la femmina ammalata in condizioni gravissime per la quale si è proceduto immediatamente al sequestro per tentare di salvargli la vita. Nonostante il prodigarsi dei veterinari della clinica Sirio di Vicenza la cagnolina non ce l’ha fatta. Il pm Serena Chimichi convalidava il sequestro e l’operato delle guardie zoofile e indagava il proprietario per le mancate cure all’animale deceduto.

Il "gabbiotto" dell'orrore

Dopo una settimana dal sequestro della cagnolina, viene incredibilmente segnalata la presenza nel “gabbiotto” di un altro segugio femmina. “Incredulità da parte delle guardie Zoofile e interesse a capire cosa in effetti succede visto che anche questo cane dall’apparente età di 8/9 mesi era sprovvisto di microchip – spiega Rizzi - altro fatto grave riguardava la detenzione di quegli animali, abbandonati in una struttura in disuso, il detentore passava alla sera per rifornire di cibo, il posto era sprovvisto di acqua, per cui la situazione sotto l’aspetto della pulizia non poteva definirsi normale, ma la cosa più inquietante è che i residenti affermavano che quei cani non venivano mai, mai tirati fuori da quel box se non un paio di volte l’anno, nel periodo di caccia”.

Ne è seguita una verifica e per una settimana le Guardie Zoofile sono state in appostamento. “Tutte le visite del cacciatore che avvenivano verso le 19 si sono risolte in circa 10 minuti poco meno, mai una volta un cane è stato portato fuori a camminare a passeggiare a fargli annusare l’erba, sempre costantemente dentro al gabbione. Poi per altri 15 giorni si è vigilato con la foto trappola ma nulla è cambiato”, continua l’ispettore.

La fine dell'incubo

L’atto finale a fine agosto, un caldo torrido, è tarda mattinata quando una pattuglia di guardie è intervenuta sul posto. “Nell’avvicinamento alla gabbia i due cani, pur non conoscendo quelle persone, hanno dimostrato una estrema eccitazione e un’autentica smania, di uscire dalla gabbia – aggiunge Rizzo - tanto che si aggrappavano continuamente alla rete, uggiolando disperatamente, nella ciotola con il fondo verde era rimasta oramai solo l’ombra dell’acqua”. Al quel punto il gip Antonella Toniolo ha provveduto a sequestrare tutto.

Lo stesso pomeriggio del sequestro la coppia di segugi è stata liberata in un grande spazio recintato adiacente al canile. “Le corse pazze e la felicità che potevi leggere nei loro occhi finalmente vivi insegna che noi umani siamo dei veri maltrattatori, come si può pensare di detenere degli animali in quelle condizioni, sacrificati costantemente in gabbie, animali come i segugi capaci di correre anche per 25 chilometri senza sosta”, conclude Rizzi.

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Due dei segugi liberati

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