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Omicidio Camisano, raccolta fondi per la figlia di Lucia: "Vogliamo assicurarle un futuro"

Solidarietà verso la figlia di Nidia Lucia Loza Rodriguez,uccisa dal marito Mirko Righetto. La bambina è in affido temporaneo dall'ex moglie dell'uxoricida e la comunità lancia un appello: "In quella famiglia si trova benissimo: lasciatela lì"

Un conto corrente in cui versare dei soldi per aiutare la bambina e un appello perchè la piccola resti nell'attuale famiglia in cui è in affido temporaneo. È il progetto di un gruppo di amici di Nidia Lucia Loza Rodriguez, la 37enne uccisa a coltellate il 13 aprile da Mirko Righetto. 

Sono passati quasi due mesi da quella tragica notte quando l'artigiano di 47 anni ha amazzato la sua compagna nella loro villetta di Camisano. La loro figlia di 3 anni, risparmiata dal padre in quel momento di follia omicida, è stata affidata temporaneamente alla famiglia dell'ex moglie di Righetto, in cui vive anche il fratellastro della piccola. La bambina è attualmente sotto la custodia di una tutrice nominata dal tribunale e, secondo le testimonianze degli amici di Lucia, sta bene ed è felice.

"Stare lì è la sua dimensione ideale e suo fratello 14enne la tratta con grande amore e si è preso cura di lei", spiega Roberto, una persona che era molto vicina a Lucia. "Lanciamo quindi un appello perché ci sia una scelta giusta e doverosa per l'affido". Lui, con altri amici e colleghi di lavoro della sfortunata 37enne che lavorava nella casa di riposo "Don Luigi Maran" di Villafranca Padovana, lo scorso mese hanno fatto una colletta per pagare sia le spese del funerale e del trasporto della salma in Colombia che quelle di sussistenza dei tre fratelli di Lucia arrivati dal paese sudamericano per portare a casa la salma della loro sorella.

La famiglia di Lucia ha saputo della morte della loro cara dalla stampa locale prima che dalle forze dell'ordine. Tre dei nove fratelli sono quindi giunti in Italia pagandosi il volo con un prestito ottenuto da una banca locale ma qui non avevano soldi e parenti ed è quindi scattata una raccolta fondi per dare loro sostegno e per il funerale. I soldi sono arrivati principalmente dagli amici, dai dipendenti , dagli ospiti di Casa Maran e dai loro familiari. Una signora, Elisabetta, ha donato i proventi derivanti dalla vendita di bracciali di stoffa fatti a mano di stoffa, mentre altro denaro è stato raccolto dalla comunità colombiana a Vicenza. Le spese per la conservazione della salma, partita il 12 maggio, sono state azzerate perché la giacenza non fosse un peso.

"In tutto sono stati raccolti 7500 euro - spiega Roberto - ma ce ne sono altri 1200 che abbiamo deciso di tenere in un fondo e che verseremo in un conto alla bambina quando l'iter di questa tragica vicenda sarà concluso". In ballo, infatti non c'è solo il processo di Righetto, che presumibilmente avverrà tra circa sei mesi e sul quale ci sono ipotesi come il rito abbreviato o la richiesta dell'infermità mentale da parte degli avvocati, ma anche il destino della bimba. L'affidamento temporaneo arriverà infatti a termine e il tribunale dovrà stabilire quello definitivo, richiesto anche dai parenti colombiani. Viste le circostanze - il fatto che la bambina è cittadina italiana e che ha ancora dei punti di contatto nella comunità del paese - la battaglia non sembra però essere a loro favore.

"Ci stiamo attivando per aprire un conto corrente personale nel quale continueremo a mettere fondi per aiutarla quando sarà cresciuta e magari vorrà andare a far visita nel luogo dove è sepolta la mamma, ma bisogna aspettare per capire come farlo", conclude Roberto. L'ultima parola, per l'affido e per i tempi di conclusione dell'iter di questa drammatica vicenda, spetta ora alla giustizia italiana.

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