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Maxi bomba al Dal Molin

Maxi bomba al Dal Molin

Bomba day: maxi ordigno al Dal Molin, 46mila persone da evacuare

Il disinnesco dell'ordigno da 1.800 chili avverrà una volta ultimata la bonifica del Parco della Pace, non prima di due mesi. Dovranno lasciare le case gli abitanti di Vicenza, Caldogno, Costabissara e Montecchio Precalcino

Una bomba del peso di 4 mila libbre pari a 1800 chilogrammi di esplosivo, dotata di tre spolette di cui due armate, è stata rinvenuta durante i lavori di bonifica bellica dell'ex aeroporto Dal Molin, destinato a diventare il grande parco della pace di Vicenza. Si tratta probabilmente della grande bomba inglese sganciata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e mai esplosa che ancora mancava all'appello dopo quella rinvenuta al cimitero maggiore nel 2001.

Per ragioni di sicurezza legate alla presenza nell'ex aeroporto di molte altre bombe di dimensioni minori, la maxi bomba sarà disinnescata soltanto quando tutti gli altri ordigni saranno stati individuati e fatti brillare. In occasione del disinnesco sarà necessario evacuare gli abitanti per un raggio che al momento è stato ipotizzato dagli esperti militari di 3 chilometri. “Ciò significa - ha spiegato il sindaco Achille Variati alla presenza degli altri sindaci coinvolti e del capo di gabinetto della Prefettura di Vicenza Domenico Lione, avuta conferma dell'entità del rinvenimento nel corso della riunione di coordinamento che si è tenuta ieri in prefettura – che ora non c'è nessun pericolo per i cittadini, anche perché ho immediatamente chiesto e ottenuto dalla Prefettura la vigilanza 24 su 24 della zona, ma che quando sarà il momento dovremo sfollare 46 mila persone, di cui 38 mila residenti a Vicenza e 8 mila nei Comuni di Caldogno, Costabissara, Monticello Conte Otto e Dueville.

"Solo a Vicenza ci dovremo occupare di evacuare circa 6400 edifici tra i quali l'ospedale civile che conta 1050 posti letto e altre strutture di accoglienza per 1000 posti letto. Per questo motivo, insieme alla vigilanza h 24 ho chiesto tramite la prefettura che venga immediatamente attivata la procedura per ottenere la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del consiglio dei ministri e che, nel frattempo, il presidente del consiglio dei ministri disponga il coinvolgimento delle strutture operative nazionali, sentito il capo del dipartimento della protezione civile e il presidente della Regione Veneto, per provvedere con l'urgenza del caso all'esecuzione di tutti gli interventi necessari alla salvaguardia dell'incolumità pubblica e privata. Ho chiesto infine che venga assegnato un adeguato finanziamento straordinario, come già avvenne per il disinnesco del 2001, per consentire la copertura dei costi fino al superamento dell'emergenza”.

Il maxi ordigno è stato trovato a tre metri e mezzo di profondità all'interno di un'area che rappresenta il 50 % dell'intero futuro parco dove sono già stati rinvenuti 122 ordigni di varie dimensioni, molti dei quali di fabbricazione italiana, posizionati a formare un campo minato pronto a saltare in caso di attacco dell'aeroporto. Tra questi ci sono anche bombe a frammentazione che non possono essere trasportate perché molto pericolose. Per questo motivo, prima di procedere al disinnesco della maxi bomba, è necessario neutralizzarle, così come bisogna completare la bonifica superficiale e profonda, cioè fino a 5 metri, del resto del parco, per scongiurare qualsiasi rischio di esplosione a catena. “Queste cose – ha precisato il sindaco – non le decidono ovviamente i sindaci, ma le autorità militari preposte. Ma ciò fa capire che il giorno dell'evacuazione non è imminente. Insieme ai sindaci di Caldogno, Costabissara, Monticello Conte Otto e Dueville abbiamo comunque già deciso di costituire un comitato di crisi per prepararci a coordinare le operazioni di evacuazione e ridurre il più possibile i disagi dei nostri cittadini”.


Oltre agli edifici, tra cui alcuni molti di interesse storico artistico, nel raggio fissato dagli artificieri dovranno essere sgomberate tutte le strade, pari a circa 180 chilometri, interrotte le tre linee ferroviarie Milano – Venezia, Vicenza – Treviso e Vicenza Schio, sospesa la distribuzione di corrente elettrica e gas. Se a Vicenza la popolazione coinvolta sarà pari a circa 38 mila persone, a Caldogno dovranno sfollare circa 6000 abitanti della zona da Lobbia e Cresole, a Costabissara circa 1500 delle zone Fornaci, Crispi, artigianale e industriale di Motta, a Monticello Conte Otto, in un'area dove peraltro ha sede una stazione di filtraggio dell'acquedotto di Padova, 500 persone; poche decine, infine, le abitazioni coinvolte nel Comune di Dueville. Il sindaco Achille Variati nel pomeriggio ha informato la giunta comunale e la conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari. In occasione dell'evacuazione dell'aprile del 2001 erano state sfollate 77 mila persone. In quell'occasione il Comune di Vicenza aveva anticipato 1 miliardo e 400 milioni di lire.

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