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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

«Netanyahu assassino, Biden e Meloni criminali»

Durante un corteo organizzato in zona San Pio X in «cinquecento» hanno preso di mira la politica estera di Usa, Francia ed Italia in tema di conflitto israelo-palestinese denunciando «il genocidio» in atto tra «Gaza e Rafah»

Ieri 17 maggio «in cinquecento» hanno protestato «contro il genocidio che l'esercito israeliano sta compiendo contro i palestinesi, contro la copertura fornita a quest'ultimo dagli Stati Uniti, dall'Europa nonché dal governo italiano». L'evento che ha preso corpo grazie «alla rete berica degli attivisti vicentini per la liberazione della Palestina» è iniziata alle 18,30 quando Angela Rotella, uno dei volti più noti della protesta, ha spiegato le ragioni del corteo che dopo un assembramento in piazzetta Fabiani si è mosso per le strade interne del quartiere di San Pio X fino a giungere davanti alla base Usa di Camp Ederle: dove sono stati scanditi slogan a non finire contro «chi sostiene lo sterminio operato a Gaza e Rafah».

LA PROTESTA E LA VIDEO-SINTESI
Ad ogni modo la protesta (documentata da una breve video-sintesi) è cominciata con un comizio di Rotella la quale ha identificato quello che secondo i palestinesi nonché secondo molti storici è il peccato originale della stessa questione palestinese. Nel 1947 infatti le Nazioni unite redigono e approvano un «Piano per la partizione della Palestina» che assegna al nascente Stato ebraico più del 50% dei territori di quello che era un protettorato britannico.

I paesi arabi da subito furono contrari poiché auspicavano che quelle terre fossero semplicemente liberate dagli occupanti occidentali e rese ai palestinesi che lì vivevano da secoli dopo la diaspora ebraica. L'Onu però, il mondo ebraico era appena uscito dal dramma dell'olocausto, prese per buone le richieste dei gruppi sionisti (in primis di quelli «revisionisti» che ne costituivano l'ala più reazionaria e più autoritaria) nonché di una parte delle potenze che avevano vinto la Seconda guerra, dando vita a quell'assetto territoriale «che da quasi ottant'anni - spiega Rotella - infiamma la regione mediorientale». Il motivo? La presenza israeliana viene vista come una occupazione coloniale tout-court e come una proiezione «della potenza imperialista Occidentale, specie americana nello stesso scacchiere mediorientale».

L'OPERAZIONE «DILUVIO DI AL AQSA»
Tuttavia la protesta di ieri (come quelle che da mesi vanno in scena in mezzo mondo, Occidente incluso) va spiegata nelle ragioni che hanno portato Israele ad attaccare i territori palestinesi. Dove secondo Tel Aviv si nascondono i terroristi di Hamas che hanno messo in atto il massacro di civili israeliani del 7 ottobre, una operazione nota come «Diluvio di Al Aqsa». Una operazione motivata alla grossa da Hamas (il quale è un gruppo politico nazionalista palestinese che ha lo status di terrorista da molte cancellerie occidentali) come risposta obbligata rispetto alle vessazioni che gli israeliani, i quali dispongono di uno degli eserciti più agguerriti al mondo, compiono da settant'anni in danno dei palestinesi: palestinesi che tra l'altro lamentano come la risoluzione Onu del 1947 li abbia privati delle terre migliori e delle più importanti fonti di approvvigionamento idrico.

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Da mesi però la reazione del governo israeliano (capitanato dal premier Benjamin Netanyahu) «è stata bollata in mezzo mondo come la scusa per una ritorsione pensata per cancellare dalla Palestina la stessa presenza palestinese in una sorta di completamento del progetto del sionismo revisionista».

La controffensiva israeliana ha suscitato lo sdegno anche dell'Onu mentre durante le proteste come quella di ieri a Vicenza si parla ad ogni piè sospinto «di genocidio, di apartheid nei confronti della Palestina, di pulizia etnica, di metodo mafiogeno avallato da troppe cancellerie occidentali». Proprio le pressioni occidentali sarebbero alla base delle mancate sanzioni nei confronti di Israele «che si sta comportando peggio del peggiore regime terrorista».

«STUPRI E UMILIAZIONI CORPORALI»
Rotella durante il corteo di ieri ha poi ricordato come l'Idf, l'esercito israeliano, stia portando avanti i suoi piani mettendo in pratica «vere azioni terroristiche come uccisioni indiscriminate, stupri, umiliazioni corporali che per l'appunto non vengono sanzionate dalla comunità internazionale solo per l'intervento degli Usa». I quali de facto considerano Israele «una estensione della propria sovranità nell'area in primis per ragioni geostrategiche». Mentre Rotella era impegnata al microfono i manifestanti mostravano alcune tra le immagini più crude estratte dal canale Telegram «Eye on Palestine» divenuto una delle finestre informative più seguite, specie dai giovani, per comprendere quanto sta accadendo nei territori palestinesi.

Ieri peraltro il presidio si è svolto senza particolari problemi. I manifestanti hanno alzato la voce quando le forze dell'ordine hanno inizialmente impedito ai dimostranti di avvicinarsi alla caserma Ederle dalle strade interne di San Pio X. La tensione (un po' reale, un po' recitata visti gli accordi presi in precedenza: e non è mancata la fase degli spintoni) è durata alcuni istanti. Di lì a poco infatti (erano le 19,30), è bastato un breve conciliabolo tra chi guidava il corteo e i dirigenti della questura di Vicenza, perché questi ultimi (che hanno seguito le fasi della protesta in modo sempre discreto) comandassero l'apertura di un varco permettendo così al corteo di giungere proprio davanti alla base Usa in viale della Pace (in foto i dimostranti scandiscono i loro slogan davanti alla Caserma Ederle in viale della Pace).

Una volta lì la folla ha bersagliato l'esercito americano con critiche a non finire. È stata contestata la presenza delle servitù militari americane in Italia vista quest'ultima «come un vassallo nelle mani di Washington». Una cittadina statunitense presente al corteo, a microfono, ha rivolto parecchie stilettate al curaro nei confronti dei compatrioti di stanza alla Caserma Ederle: che sono stati invitati «ad aprire gli occhi».

Soldati che in questi mesi peraltro stanno facendo i conti con la storia di Aaron Bushnell: il giovane militare americano che si è dato fuoco davanti alla ambasciata israeliana a Washington al grido di «Palestina libera». Si è trattato di un gesto estremo spiegato anche con l'appoggio, definito inaccettabile, che il Pentagono fornisce allo Stato della stella di David. Anche negli Usa infatti, specie per la questione israelo-palestinese, sta prendendo corpo con un certo vigore, un movimento pacifista che contesta con forza le decisioni dei governi americani (tanto repubblicani quanto democratici) in materia di politica estera Usa.

«NO ALL'AUMENTO DELLA SPESA MILITARE»
Si tratta di critiche puntualmente ribadite ieri durante una protesta in cui molto si è parlato pure del fatto di come l'aumento delle spese militari «caldeggiato dall'establishment occidentale», direttamente o indirettamente,  «possa aumentare il rischio che i ragazzi europei dei Paesi Nato finiscano a breve impelagati armi e bagagli nel conflitto ucraino». Di più, questa traiettoria assunta dal budget statale «finirà» per avere «un effetto devastante per lo stato sociale, per il sistema sanitario e per la scuola».

La ragione è presto detta. «Le spese militari da sempre drenano risorse rispetto alle esigenze del welfare». Il riferimento è alla idea fatta balenare dal presidente francese Emmanuel Macron di un impiego di soldati europei sul teatro di guerra ucraino qualora l'invasione russa (che Mosca ritiene obbligata per fronteggiare l'espansionismo della Nato) si dovesse trasformare «in una débâcle per Kiev».

Per di più l'opzione per l'invio in Ucraina di militari europei, italiani inclusi, «sarebbe stata a lungo studiata dal governo americano capitanato dal presidente Joe Biden». La guerra, hanno più volte ripetuto i manifestanti ieri, «ruba ai poveri per dare ai ricchi». Ed è in questo solco durante la protesta sono partiti slogan di ogni tipo.

«Netanyahu assassino, Macron assassino, Biden e Meloni criminali» sono stati i più gettonati durante un corteo che, in buon ordine, si è concluso attorno alle 8 di ieri sera. Poco prima della fine non sono mancate le critiche «alla stampa e ai media mainstream». I quali sulla questione «israelo-palestinese»,  soprattutto in Italia, stanno tenendo una condotta «ingiustificabile». E gli echi di queste polemiche non mancano anche a livello locale: visto che proprio ieri non pochi manifestanti hanno ricordato la querelle in corso tra l'Associazione nazionale partigiani e Il Giornale di Vicenza (di proprietà di Confindustria) sul tema disarmo.

GUARDA LA VIDEOSINTESI DEL CORTEO

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