Asili “prima ai veneti”, sindacato polizia: “Legge ingiusta per noi”

Silvano Filippi, segretario del Siulp Veneto, interviene sulla disposizione delle Regione di dare priorità ai bimbi veneti negli asili con una lettera al Presidente Zaia

Dopo l'approvazione della proposta di legge della Regione Veneto che da la priorità all'accesso negli asili nido comunali ai bambini residenti in Veneto da almeno 15 anni e le conseguenti polemiche sia dal mondo politico che dal Web, venerdì è intervenuto sulla questione anche il Siulp Veneto. Il segretario del sindacato di polizia con sede a Vicenza, Silvano Filippi, ha inviato una lettere al presidente veneto Luca Zaia.

“Per la categoria che rappresentiamo si tratta di una disposizione ingiustamente penalizzante. Le norme per l’assunzione nelle Forze di Polizia prevedono infatti che al termine del corso di formazione gli Agenti di nuova nomina non possano essere assegnati nelle province di origine ed in quelle che con esse confinano per almeno quattro anni. Conseguentemente, come dimostrano le assegnazioni degli ultimi anni, quasi tutti i nuovi poliziotti originari dal Veneto - e lo stesso vale per i Carabinieri e per gli altri corpi - vengono assegnati al di fuori della loro regione”.

Un argomento già sollevato dall'assessore Elena Donazzan, il cui partito, Forza Italia, si era astenuto dalla votazione in consiglio proprio per il medesimo motivo. La questione, secondo Filippi, diventa particolarmente problematica per gli agenti che quando riusciranno ad essere trasferiti dopo quattro o cinque anni, si troveranno “così equiparati a dei forestieri, e non potranno beneficiare della priorità per l’accesso alle graduatorie”. Il sindacato di polizia si chiede per quale ragione “debbano essere penalizzati anche tutti gli altri appartenenti alle forze dell’ordine e i militari che, non certo per scelta, vengono destinati in Veneto”.

Infine, chiedendo a Zaia si sollecitare una modifica delle legge , Filippo conclude: “Non sappiamo che tipo di analisi e di valutazioni siano state fatte nel percorso legislativo. Ci pare però che se si pensa di rispondere ad esigenze sociali, quali quelle del sostegno alla genitorialità, la prospettiva ideologica non sia quella più opportuna. Potremmo a questo punto attendere che, a seguito delle preannunciate impugnazioni, la legge sia assoggettata al vaglio di legittimità, augurandoci – non ce ne voglia – che la competente istanza giurisdizionale la censuri”.

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