Anagrafe, il dietrofront del front office: problema urbanistico, non organizzativo

Retromarcia della attuale amministrazione comunale che sconfessa il progetto caro alla ex giunta di centrosinistra

Gli ex (e futuri) uffici dell'Anagrafe (foto M.Milioni)

Entro fine anno l'anagrafe del comune di Vicenza sará riportata a Palazzo degli uffici. La politica in tema di riorganizzazione e ridislocamento di alcuni servizi pensata dalla precedente giunta a guida Pd si è rivelata un completo fallimento per ammissione «della stessa amministrazione di centrodestra che da poco regge le sorti di palazzo Trissino».

Pace tra sindacati e Comune 

Sono queste le conclusioni tratte dal sindacato Cub, il piú rappresentativo dei lavoratori municipali, che stamani in prefettura durante il tavolo istituito per la concertazione sulla vertenza ha incontrato la controparte ovvero il direttore generale del comune Gabriele Verza. «È stato proprio quest'ultimo - spiega Maria Teresa Turetta responsabile per la provincia berica della Cub - a spiegarci il dietro front deciso dalla attuale amministrazione» de facto una ammissione della debacle della riorganizzazione varata durante la precedente consiliatura retta dal centrosinistra. «Riorganizzazione che noi contestammo non appena ci fu prospettata» aggiunge ancora la sindacalista.

I PRIMI DUBBI

Ma perché quel piano, noto come operazione front office (ufficio aperto o ufficio frontale traducendo liberamente dall'Inglese), diede origine a tante proteste? L'idea dell'ex sindaco del Pd Achille Variati era quella di sistemare in un unico plesso, quello di via Torino, una nuova unitá amministrativa che permettesse di sbrigare piú pratiche contemporaneamente: servizi anagrafici, servizi tributari, punto informativo e molto altro avrebbero dovuto trasformare via Torino in una sorta di hub delle pratiche municipali in cui il cittadino avrebbe trovato gran parte delle risposte di cui aveva bisogno. Erano esclusi dalla riorganizzazione altri uffici come l'edilizia privata o i vigili urbani che hanno specificità tali da dover rimanere nelle rispettive sedi. L'utilizzo della sede di via Torino, uno stabile storicamente in possesso del comune, avrebbe dovuto contribuire anche a mitigare il degrado della zona, nota anche per svariati episodi di spaccio.

«DISAGI PER GLI UTENTI»

Quando però l'esperimento cominciò a prendere corpo i dipendenti videro «materializzarsi le previsioni» precedentemente messe nero su bianco. Anzitutto gli spazi angusti non permettevano di organizzare bene il lavoro. Di piú, la formazione del personale non era avvenuta in modo «degno di questo nome» soprattutto perché non è facile gestire un gruppo consistente di persone preparate per un tipo di mansione a dover gestire pratiche diverse. Concretamente ne era nato una sorta di «guazzabuglio burocratico amministrativo» del quale avevano pagato dazio in primis «gli utenti con pratiche mal lavorate, ritardi e disguidi di varia natura». Con la decisone annunciata oggi a palazzo Volpe dal direttore generale Verza si ritorna quindi ab ovo. Con una precisazione da fare. L'anagrafe sará la prima a tornare entro l'anno a piazza Biade. Piú lungo sará per vero il rientro di altre funzioni come i tributi perché «il vecchio sito di San Biagio» spiega ancora Turetta «non è nelle condizioni per essere operativo subito».

QUESTIONE DI FONDO

La questione di fondo però è un'altra. Ed ha una ragione urbanistica e non organizzativa.

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