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Domenica, 29 Gennaio 2023
Cronaca Zovencedo

«Seimila euro per una carta di identità»

La richiesta per finalità giudiziarie, che scaturisce dalle intimazioni della amministratrice di sostegno di una 92enne del Basso vicentino, scatena la reazione dei figli che danno così conto delle proprie lamentele dopo avere incaricano un legale: «pronto l'esposto alla presidenza del Tribunale»

Si presentano in quattro far cui due carabinieri per chiedere la carta di identità e il codice fiscale di una donna residente nel Vicentino che che per ordine del Tribunale berico dal 2020 è assistita da una amministratrice di sostegno. Per di più per coprire le spese legali relative alla consegna dei due documenti della anziana sempre l'amministratrice di sostegno chiede e ottiene «persino» il pignoramento del conto corrente del figlio che ospita la signora sostenendo che l'operazione ha comportato oneri per oltre «seimila euro». Descrive così, «come assurda, vessatoria ed inconcepibile» la condotta «patita da una 92enne di Zovencedo» l'avvocato padovano Giorgio Destro che ieri primo dicembre su mandato dei due figli maschi della donna ha redatto «un corposo esposto indirizzato alla presidenza del tribunale di Vicenza e al giudice tutelare che ha in carico la procedura proprio della 92enne». Lo stesso esposto è stato indirizzato «pure all'ordine berico degli avvocati. Vicentina è infatti l'avvocatessa che funge da amministratrice di sostegno e vicentina è l'avvocatessa che ha assistito l'amministratrice» nell'ambito di una querelle «che i miei assistiti, le quali sono persone semplici che vivono a fatica del proprio», non hanno comunque intenzione di far passare sotto silenzio perché «la dignità di un individuo onesto - spiegano gli stessi fratelli» non può essere umiliata da chicchessia».

IL PROLOGO
Ad ogni modo la vista alla 92enne da parte dei carabinieri, da parte del funzionario giudiziario e da parte della amministratrice di sostegno è avvenuta il 7 novembre di quest'anno. Tuttavia, spiega Destro citando l'esposto vergato per conto dei suoi assistiti, la diatriba era in atto già da prima. L'amministratrice infatti sostenendo di avere bisogno della carta di identità e del codice fiscale per operare quale incaricata dal tribunale berico sul conto postale della anziana, aveva giustappunto domandato i due documenti. Destro aveva fatto sapere in una missiva indirizzata alla sua controparte come per quel tipo di finalità «non ci fosse il benché minimo bisogno degli originali». In primis perché questi sarebbero potuti servire alla proprietaria «in caso di ricovero o di altre cure mediche». In secundis perché «come da provvedimento di nomina della amministratrice la copia della carta di identità e la copia del codice fiscale agli atti erano sufficienti, secondo quanto statuito dal giudice, per garantire le operazioni di specie». Di più, sostiene ancora Destro, «comunque l'amministratrice avrebbe potuto chiederci con garbo quei documenti meglio motivando eventuali necessità: e senza che alla porta della madre dei miei due assistiti si presentassero due militari come se ci trovassimo di fronte a chissà quale operazione contro la criminalità. A quella donna sarebbe potuto venire un colpo».

IL PIGNORAMENTO
Il fatto poi che la semplice richiesta di un codice fiscale e di una carta di identità «abbia spinto la amministratrice» a farsi assistere da un'altra avvocatessa «per redigere le intimazioni del caso, tanto da far crescere le spese presunte a sei mila euro pari a quattro stipendi del figlio ha dell'incredibile». Sempre il figlio bersagliato dal pignoramento bancario (nella cui abitazione vive appunto anche la signora) a seguito «di quelle intimazioni ha avuto il conto di cui è contestatario con la mamma non solo svuotato ma pure bloccato. Qui - attacca Destro - siamo di fronte ad una situazione che chi di dovere non può esimersi dal valutare sotto ogni profilo».

«KAFKIANAMENTE PARLANDO»
Peraltro Destro ai microfoni di Vicenzatoday.it parla di un vero e proprio «abuso di diritto». Ed è per questo motivo che l'accaduto è stato segnalato «alle competenti autorità». Poi una battuta al vetriolo: «Kafkianamente parlando potremmo dire - chiude Destro - che una carta di identità a una famiglia di persone tutt'altro che abbienti è costata ben seimila euro». Ma a parlare sono pure i fratelli: «Chiediamo giustizia. E siamo pronti - rimarcano a gran voce - anche a protestare pubblicamente sotto il tribunale di Vicenza facendo nomi e cognomi a partire da quello della amministratrice che sta rendendo la esistenza della nostra famiglia un inferno. L'amministratrice è una figura di sostegno, non è un dominus, non è una divinità. Il suo agire è circoscritto dalla legge: e dovrebbe esserlo anche dal buon senso diciamo noi. Ad ogni modo in questa storia indicibile la mamma, che è comunque ancora lucida ed in palla, è sempre stata dalla nostra parte». Si tratta di parole precise proferite alla luce del fatto che l'intervento della amministratrice di sostegno era stato richiesto dalla figlia della 92enne: una scelta non proprio condivisa dagli altri due fratelli.

ASCOLTA L'INTERVISTA ALL'AVVOCATO GIORGIO DESTRO

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