Albero di Natale segato a Roana: non vandalismo ma un grido di protesta

La gente dell’altopiano è nota anche per il rispetto verso i simboli tradizionali e per gli alberi stessi. Soprattutto dopo il disastro dell’ottobre scorso. Ciò che viene descritto come atto vandalico, proprio vandalico non è

Una delle tante immagini emblematiche del disastro in Altopiano

Ci sono fatti che hanno due chiavi di lettura. Non sempre è tutto così chiaro e limpido. Una lezione che si impara nel corso della vita e che nell’informazione è fondamentale.

È ciò che si può riscontrare nella notizia dell’albero di Natale di Roana, abbattuto la scorsa notte e registrato dalla cronaca come atto vandalico. Una lettura forse un po’ troppo facile e leggera per essere archiviata come bravata o vandalismo.

A prescindere da quello che diremo in seguito ci sono dei fatti oggettivi che dovrebbero far riflettere su questo atto simbolico. È evidente infatti che l’albero sia stato tagliato da una motosega e che in un piccolo centro come Roana, il rumore della stessa nel cuore della notte, avrebbe svegliato non solo il centro del paese ma anche tutte le frazioni intorno. Oltretutto, chi conosce la gente dell’altopiano, sa benissimo il rispetto che la popolazione ha per i simboli tradizionali e per gli alberi stessi. Soprattutto dopo il disastro dell’ottobre scorso. Ciò che viene descritto come atto vandalico, proprio vandalico non è.

Questo è un grido di protesta. Forte e deciso. Che va oltre le parole che possono essere dette o scritte.

È un grido di chi non riesce a farsi ascoltare da chi governa le priorità di intervento nella zona. E non certo a livello locale. È un grido di chi non vuole camminare su un milione di metri cubi di legname aspettando di vederlo marcire a primavera, quando le muffe degli alberi faranno il loro corso e inizieranno a consumarli, producendo pericoli di altro genere. Chi vive in quelle zone sa benissimo che non c’è tempo di aspettare fondi europei per intervenire, sa bene che non servono alberi di Natale che sensibilizzino i turisti che arriveranno o che facciano fare marketing ad aziende che non hanno certo bisogno di pubblicità “buonista e a buon mercato”.

Ciò che serve agli “uomini di montagna” sono motoseghe che operino giorno dopo giorno, tecnici che coordinino i lavori e che mettano in sicurezza la zona. E non solo di Roana. Nessuno di questi autoctoni nega ogni forma di aiuto ma “siamo abituati a farci le cose da soli e se qualcuno vuole darci una mano deve darci i mezzi per fare, non per creare immagine”. Una presa di posizione critica e comprensibile quando si parla degli interventi immediati per garantire il turismo stagionale invernale e non della messa in sicurezza delle zone che sono fuori dalla zona sciistica. Un comparto, quello del turismo, che a detta di alcuni commercianti della zona non tocca più del 5/10 % dell’economia dell’altopiano.

Ecco, forse, il vero significato di quell’albero di Natale tagliato in piazza a Roana. Un messaggio diverso, una lettura ben più importante di un semplice e deprecabile atto vandalico. Una lettera aperta per chiedere rispetto per l’ambiente e per chi abita in quelle zone. Un grido che arrivi sia a tutti quelli che amano quei paesaggi e sia a chi riconosce in quelle zone un patrimonio ambientale, sociale, politico ed economico.

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