26 settembre 1944, l'Eccidio di Bassano: "Mai come oggi Resistenza: ricominciamo a dire NO"

Il presidente provinciale dell'Anpi Danilo Andriollo invita tutti, soprattutto i più giovani, a ricordare sempre quei martiri: "Morti per i diritti di tutti"

Catturati, uccisi e vilipesi con un piano basato su un inganno. Il 26 settembre si ricordano i 31 martiri di Bassano, simbolo della lotta per la libertà da un lato e della ferocia della belva umana dall'altro. 

La trappola

Il vice brigadiere delle SS Karl Franz Tausch, che era di stanza a Bassano del Grappa, fece affiggere avvisi sulle mura dei vari paesi, promettendo alla popolazione che chi si fosse presentato spontaneamente avrebbe ottenuto un posto di lavoro all'organizzazione Todt oppure nella FlaK, salvando così la vita. Grazie a questo ingegnoso tranello, Andorfer venne aiutato indirettamente dalle varie personalità dei vari paesi, come i maestri, i sindaci i sacerdoti e persino le madri stesse che insistettero perché i propri figli si presentassero.

L'eccidio

Il 26 settembre però, accompagnati su camion dai soldati tedeschi fino a Bassano, coloro che si erano presentati andarono incontro ad un'esecuzione di massa: il primo, dopo avergli effettuato un'iniezione per stordirlo un po', fu impiccato ad un albero utilizzando un cavo telefonico collegato al camion, dopodiché venne il turno del secondo, impiccato sempre con le stesso cavo all'albero successivo. Fino alla trentunesima vittima il procedimento venne sistematicamente eseguito mentre il camion avanzava stringendo sempre più i colli degli impiccati. I cavi erano infilati da giovani fascisti appartenenti alla vecchia Avanguardia (le cosiddette "Fiamme bianche"), mentre Tausch coordinava il tutto. Ancora più cruda fu l'ultima operazione che venne effettuata a chi non era ancora morto: questo fu strattonato dai ragazzi verso il basso in modo da essere certi della sua morte.Venne dato l'ordine di lasciare i corpi oramai inermi lì esposti per altri quattro giorni, con ciascuno un cartello appeso al collo con la dicitura "Bandito". Altrettanto dura fu l'esecuzione del tenente Leo Menegozzo, che venne impiccato a Possagno davanti alla sua casa in fiamme, o del tenente Angelo Gino Ceccato, che venne impiccato davanti ai suoi genitori dopo che anche a lui fu incendiata la casa.

L'operazione Piave

L'operazione Piave, di cui l'eccidio di Bassano fa parte, giunse alla fine solamente il 28 settembre, e comportò la morte di 264 persone di cui 187 fra bruciati, fucilati e impiccati, 23 morti in combattimento, mentre dei restanti non si conosce la circostanza della loro morte dato che non tutte le salme furono ritrovate; si pensa che possano essere finite in alcune fosse comuni. La maggior parte dei giustiziati fu eliminata dopo processi brevi e sommari da tribunali improvvisati nella Pedemontana.

Il presidente provinciale dell'Anpi, Danilo Andriollo

"Ci troviamo in un momento storico in cui il pericolo di una deriva fascista e razzista è sempre più presente, anche alimentato da certe ambiguità politiche.

Mai come adesso dobbiamo ricordare e rendere omaggio a questi ragazzi, perchè erano ragazzi, che ebbero il coraggio di dire NO e morirono solo a causa di un inganno infame. 

Anche noi, tutti, dobbiamo ricominciare con forza e uniti a dire NO: no alle guerre tra poveri, al rifiuto del diverso, agli sfruttamenti. Per questo invito tutti ad aderire e ad andare alla manifestazione del 30 ottobre a Milano, Intolleranza Zero"

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