Termoscanner: come funzionano, sono affidabili?

Capita spesso che ci venga sparato in fronte il raggio laser. Ma quanto sbaglia la rilevazione?

Foto: Ansa

I termometri a pistola sono utili per controllare che le persone non abbiano una temperatura corporea superiore ai 37,5 °C. La febbre, infatti, è uno dei sintomi dell’infezione da Sars-CoV-2 e può essere interpretata come campanello d’allarme di un eventuale rischio di contagio.

Termoscanner li troviamo anche a Vicenza all’ingresso di strutture, luoghi pubblici, aziende, autobus, servono a misurare istantaneamente la temperatura corporea ma, come funzionano e, soprattutto, sono affidabili?  In molti hanno notato che spesso le misure con i termoscanner danno esiti improbabili: a volte viene rilevata una temperatura di 35 °C, oppure a più persone una dopo l’altra viene rilevata la stessa identica temperatura. Dipende da come funzionano questi dispositivi, ma anche da come vengono utilizzati: sono quindi strumenti affidabili solo fino a un certo punto nelle strategie per contenere l’epidemia.

Che cos'è e come funziona il termoscanner?

Il termoscanner è uno strumento per la misurazione in tempo reale della temperatura corporea umana, che sfrutta una tecnologia hardware e software già ampiamente utilizzata in campo edilizio, medico e militare. Questo dispositivo rileva le radiazioni termiche emesse dal corpo umano, convertendole in temperatura corporea: per effettuare questa misurazione, sarà necessario puntare il termometro a infrarossi sul volto dell’individuo, senza bisogno di contatto fisico, e in pochissimo tempo il dispositivo segnalerà la temperatura rilevata. In altre parole è un trasferimento di calore sottoforma di radiazioni infrarosse, maggiore è il calore emanato e più sarà facile misurarlo, quando la temperatura è superiore a 37.5 °C, viene emesso un suono.

E' affidabile?

Se da un lato, la possibilità di ottenere una misurazione a distanza e in poco tempo della temperatura garantiscono tempi ridotti di attesa in ingresso ad una struttura e il rispetto delle norme igieniche perché non c’è contatto diretto, dall’altro lato ci sono una serie di aspetti da tener conto.

La rilevazione può variare a seconda di come viene puntato il termoscanner (nel caso di quelli “a pistola”) e della zona inquadrata. Bortolino Saggin, professore di Misure meccaniche e termiche del Politecnico di Milano, ha spiegato: «La zona più attendibile per il test è il “corner” degli occhi, vicino al naso. Ma è un punto molto piccolo ed è difficile prenderlo, così si utilizza la fronte perché, banalmente, è più ampia e quindi si è sicuri di inquadrarla». C’è però il rischio di ottenere misurazioni imprecise (anche tenere la “pistola” troppo lontana o troppo vicina alla fronte può dare lo stesso problema).

Innanzitutto, dobbiamo essere sicuri che il dispositivo sia stato settato con la giusta emissività dell’oggetto da rilevare.

Gli strumenti devono essere precisi nella misurazione e non avere margini di errore troppo elevati perché implicherebbe rilevare una temperatura di 36° quando, invece, la persona ha una febbre molto più alta. Il risultato? Verrebbe lasciata passare contagiando, potenzialmente, un gran numero di persone.

“Sia i modelli a pistola che le termocamere hanno di solito un’accuratezza di lettura più o meno di un grado o un grado e mezzo, circa una tolleranza del 2%. Significa che se sto leggendo 37.5° potrebbero essere 36° come 39°. Per questo è necessario tararle in modo preciso e che chi le utilizza sappia manovrarle” spiega Silvio De Blasio, ingegnere industriale, ex presidente dell’Associazione Italiana Termografia Infrarosso. 

Inoltre, bisogna considerare, che la radiazione ha origine anche nelle zone circostanti l’oggetto e una parte di essa concorrerà come componente riflessa, entrambe variano anche in base all’assorbimento atmosferico, perciò la temperatura ambientale svolge un ruolo chiave per tale bilancio.

Infine, è necessario capire quale sia la giusta distanza da avere perchè, più ci si allontana, maggiore sarà la dispersione della radiazione termica.

Come la pensa il dottor Crisanti sul termoscanner

«Misurare la febbre nei centri commerciali? Una buffonata, non serve a nulla. Se una persona è positiva ed è asintomatica, ci entra tranquillamente in questi posti. Si tratta di un provvedimento che lascia il tempo che trova». Il virologo Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’ Università di Padova e membro della task force del Veneto, ha commentato alcune misure previste per la fase 2 dell’epidemia come la misurazione della temperatura nei luoghi pubblici.

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