Allarme plastica: tutto quello che non ti hanno detto

Lo studio sui pericoli per la salute

“La plastica che arriva in mare per il 94% finisce nei fondali. Oltre 150 milioni di tonnellate di plastica sono già presenti nei nostri oceani, un trend in forte crescita. Si stima che entro il 2050 il peso della plastica in mare sarà superiore al peso delle creature marine viventi”.

L'allarme, l'ennesimo, è stato lanciato dalla onlus Plastic Free, associazione di volontariato che nasce con l'obiettivo di sensibilizzare le persone sulla pericolosità dell'inquinamento da plastica, in particolare quella monouso.

La notizia del triste “sorpasso” – più plastica che creature marine – segue di pochi giorni la pubblicazione del rapporto della Endocrine Society e di Ipen, International pollutants elimination network, da cui emerge come le materie plastiche possano rappresentare una minaccia per la salute, in quanto contengono una serie di sostanze chimiche pericolose e dannose per il sistema endocrino (sostanze che contaminano le persone e l'ambiente).

Cosa sono le micropalstiche e nanoplastiche

Negli ultimi tempi si sente spesso parlare di microplastiche: al di là della loro dispersione incontrollata – si stima che ogni anno un essere umano possa ingerire tanta microplastica quanto il peso di una carta di credito – è bene ricordare che contengono additivi che, quando rilasciati, possono formare composti tossici se combinati con altre sostanze chimiche presenti nell'ambiente. Anche le plastiche biodegradabili e le bioplastiche, anche se più ecologiche, contengono additivi molto simili (e a loro volta interferenti endocrini).

Si parla di microplastiche e nanoplastiche per indicare piccole particelle di plastica che derivano dalla frammentazione di rifiuti di vario tipo. Bottiglie, flaconi di prodotti cosmetici, medicinali o per l'igiene, capi d'abbigliamento in pile e in tessuti sintetici: tutti questi oggetti di uso quotidiano lasciano una scia di piccole e piccolissime particelle nell'ambiente.

Più precisamente, si parla di microplastiche per indicare i frammenti di dimensione compresa tra 0,1 e 5000 micrometri (cioè da 0,001 a 5 millimetri), mentre si parla di nanoplastiche quando ci si trova di fronte a frammenti ancora più piccoli, da 0,001 a 0,1 micrometri.

Queste particelle sono considerate tra le principali responsabili dell'inquinamento delle acque. Ogni anno si stima che vengano abbandonati in mare oltre 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Il tempo e l'erosione fanno sì che le microplastiche in mare si diffondano ed entrino nella catena alimentare. Studi scientifici hanno dimostrato che diverse specie di pesci, tra cui i molluschi e i frutti di mare, presentano tracce di nano e microplastiche al loro interno.

Gli interferenti endocrini

Tra le sostanze più a rischio vengono segnalate gli alchifenoli, composti perfluorinati (i celeberrimi Pfas), ritardanti di fiamma bromurati (Bfr), diossina, stabilizzare Uv, piombo e cadmio. Alcune di queste contengono i cosiddetti Edc, gli interferenti endocrini: sono contaminanti ambientali, sostanze in grado di alterare la funzione del sistema endocrino (che regola gli ormoni) e causare effetti avversi sulla salute delle persone. Fino a provocare malattie come cancro, diabete, disordini del sistema riproduttivo, danni allo sviluppo neurologico dei bambini.

Nella plastica più di 140 sostanze dannose

Nell'ultimo rapporto di Endocrine Society e Ipen vengono catalogati tutti gli Edc presenti nelle materie plastiche: di fatto è quasi la summa di decenni di ricerca sanitaria sugli impatti sanitari degli interferenti endocrini. In tutto sono più di un migliaio gli Edc utilizzati nella produzione chimica e industriale: di questi più di 140 sono normalmente utilizzati nelle plastiche e la loro pericolosità per la salute umana è accertata.

Si tratta, solo per citarne alcuni, di antimicrobici, coloranti, ritardanti di fiamma, solventi, stabilizzatori Uv, plastificanti: l'esposizione a questo tipo di sostanze può avvenire in qualunque fase del ciclo vitale delle plastiche, dalla sintesi industriale al contatto fino allo smaltimento e al riciclo.

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