Caso Perfluorati, le «Mamme no Pfas» in missione a Roma

Il coordinamento nato tra Veronese, Padovano e Vicentino sarà nella capitale per chiedere «limiti zero» negli scarichi. Frattanto a Montorso cresce la preoccupazione dei residenti per le emissioni in aria della locale fonderia

Uno scorcio della Fonderie Montorso spa in Valchiampo (foto Marco Milioni)

Da domani 6 ottobre il coordinamento delle «Mamme le mamme no Pfas» sarà due giorni «in missione a Roma» per chiedere a governo e parlamento di disciplinare in maniera «assai più ferrea» la presenza dei temibili derivati del fluoro, i Pfas appunto, negli scarichi delle acque. Lo rende noto lo stesso comunicato in una nota diramata ieri. Nota che è stata affiancata anche da un video-messaggio.

Quello delle Mamme «no Pfas» è un gruppo di protesta nato tra le province di Padova, Verona e Vicenza quando a Trissino nell'Ovest vicentino deflagrò lo scandalo ambientale legato alla presenza della trissinese Miteni, una industria chimica poi fallita, accusata dalle autorità di avere compromesso l'ambiente in maniera de facto irreparabile a causa degli scarichi dei derivati del fluoro (noti appunto come perfluorati o Pfas) che la stessa Miteni produceva: e che per di più sono massicciamente impiegati in numerosissimi settori industriali, compreso quello militare.

IL COLLEGATO AMBIENTALE
«Non ci sono dosi tollerabili per queste sostanze, sono inquinanti perenni che - si legge nella nota - silenziosamente entrano nei nostri corpi alterandone alcune funzioni e causando molteplici malattie». Tra alcune settimane infatti il governo dovrebbe mettere mano al cosiddetto collegato ambientale. Detto alla grossa si tratta di una agenda avente forza di legge perché collegata con ogni probabilità alla finanziaria che andrà a modificare il novero delle sostanze proibite (o meglio il quantitativo permesso delle stesse sostanze) tra cui anche i Pfas. Oltre ai limiti, che le mamme «chiedono prossimi allo zero» (una opzione vista come nel fumo negli occhi dagli industriali e non ben vista dal governo e dalla Regione Veneto) la questione più scottante riguarda le tipologie di Pfas che dovrebbero essere regolamentate. Stando agli estensori della nota le quattordici previste «dal collegato» sono troppo poche fermo restando che alla famiglia dei Pfas appartengono migliaia di composti spesso misconosciuti. Più in generale si tratta di una disputa che da anni vede sulle barricate la galassia ecologista la quale accusa ad alzo zero l'industria la quale «quasi mai fornisce alla comunità scientifica e alle autorità» i marcatori identificativi (in gergo chimico noti come kit) utili a tracciare queste sostanze quando sono presenti nelle matrici ambientali. Ogni volta che si paventa l'introduzione di questo obbligo per legge (in una con l'obbligo di studiare una sostanza prima di immetterla in commercio previa debita autorizzazione in contraddittorio) si registra infatti la contarietà delle corporation le quali eccepiscono che una disciplina del genere leda il diritto di libera impresa.

IN ANSIA PER L'IMPIANTO SIDERURGICO
Tuttavia nell'Ovest vicentino la situazione ambientale rimane tesa e non solo per la vicenda Pfas-Miteni. Tra le tante fonti di ansia (tra chimica, concia, agricoltura industriale, zootecnia e siderurgia) c'è anche la vicenda che riguarda Montorso. In quel comune, ma pure nei paraggi, la popolazione è preoccupata per le immissioni in aria della locale fonderia (ossia la Fonderie Montorso spa, una delle società più note del distretto). Una preoccupazione che è stata espressa ancora una volta il 22 settembre quando proprio a Montorso a villa da Porto il comitato «Diritto di respirare» e la Pro loco hanno invitato il professor Gianni Tamino (già docente all'Università di Padova, uno dei massimi esperti ambientali del Paese) per fare il punto della situazione.

L'INCONTRO
Nel suo lungo intervento davanti a un centinaio di persone Tamino (che è stato ascoltato con molta attenzione dai sindaci del comprensorio tra i quali spiccava la presenza di Diego Zaffari primo cittadino montorsino) ha dato conto di alcuni aspetti generali tra cui quello per cui il particolato nocivo nell'aria, con 70mila morti all'anno è la prima causa di mortalità della pianura padana, che rimane «una delle aree più inquinate al mondo».

«COCKTAIL PERICOLOSO»
E ancora il professore, parlando più nello specifico della situazione locale non è andato molto per il sottile lanciando un monito preciso ai comuni, alla Provincia di Vicenza, nonché alla Regione Veneto e alle sue agenzie, Arpav in primis. E ha spiegato che la norma nazionale è molto precisa. Quando si parla di possibili inquinanti e soprattutto quando «si rilasciano alcune autorizzazioni o si rinnovano determinati permessi» non ci si può limitare «a conteggiare le emissioni e a dire che queste rispettano i limiti di legge» perché ciò che veramente conta è la miscela delle varie emissioni che i vari siti industriali o il traffico una persona è costretta a respirare in una zona precisa.

«Il grosso del problema - prosegue ancora Tamino - non è la singola sostanza che esce dal camino o dal fumaiolo ma il cocktail, «un cocktail pericoloso» per di più, che si crea nelle matrici ambientali dopo l'uscita di tali sostanze: cosa che vale ben tre volte su quattro». Si tratta di un problema tanto serio che l'Arpa del Veneto ha chiesto allo stesso Tamino di dare vita ad alcuni momenti di approfondimento ad hoc in modo da chiarire ulteriormente questo concetto.

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ASCOLTA L'INTERVENTO DI GIANNI TAMINO A MONTORSO
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