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Violenza sulle donne, Ordine psicologi Veneto: "È figlia dell'isolamento, importante fare rete"

Gli ultimi due episodi cruenti avvenuti a Nordest nei giorni scorsi, hanno portato ad una riflessione importante: cosa si poteva essere e cosa è stato fatto per evitare determinate situazioni? Tante le iniziate messe in campo ma ancora molto lavoro da fare

La ricorrenza del 25 novembre, gionata mondiale contro la violenza sulle donne ha riportato al centro la necessità di mettere in campo azioni e progetti al fine di fermare un fenomeno sempre più attuale. Ne sono testimonianza gli ultimi femminicidi avvenuti nel Nordest in 24 ore. 

 "Dobbiamo lavorare sulla società tutta a partire dall’educazione di bambine e bambini - spiega la dott.ssa Fortunata Pizzoferro, vicepresidente dell’Ordine delle Psicologhe e Psicologi del Veneto - Dobbiamo veicolare nella società un messaggio chiaro: che ognuno ha il diritto di autodeterminarsi e ha la responsabilità di prendersi cura di sé stesso; è necessario agire su più livelli, sia uomini e donne che devono essere aiutati a sviluppare un’autostima adeguata, perché alla base della violenza vi è alla fine un problema di autostima, che viene malamente gestito con il tentativo di prevaricare, di possedere qualcun altro".

"La causa dei maltrattamenti e dei femminicidi non deve essere etichettata come gelosia - sottolinea - perché il termine gelosia rientra nel sentire comune nella sfera dell’amore, ma un uomo che uccide una donna non lo fa per amore bensì spinto da un bisogno irrazionale che lo porta a voler controllare completamente l’altra persona che non sente sotto il suo controllo. Non dobbiamo “colpevolizzare” la vittima. Spesso si sente dire 'Lei lo ha lasciato e comunque lui soffriva molto', certamente, anche gli uomini che compiono gesti come maltrattamenti o femminicidi hanno una loro sofferenza dentro, ma la persona sofferente ha la capacità di fermarsi, chi non si ferma diventa criminale". 

"Spesso le vittime di maltrattamenti rimangono intrappolate” in quella che noi chiamiamo “vittimizzazione secondaria” - continua - nel momento in cui tu parli della tua situazione sei corresponsabile perché hai scelto quell’uomo, in qualche modo te la sei cercata".

"Le donne talvolta denunciano e ritrattano ma possiamo aiutarle lavorando il più possibile nella prevenzione dell’isolamento - conclude -  fare in modo che le donne non arrivino nella situazione estrema di far girare tutto il loro mondo intorno a uomini violenti, quando si è completamente dentro la situazione sembra che un altro mondo non sia possibile, solitamente la violenza si accompagna all’isolamento sia dalle amicizie che dalla famiglia. É importante sostenere le donne all’interno di una rete amicale, lavorativa, famigliare. Chiunque di noi conosca una donna senza particolari relazioni con l’esterno può fare una piccola azione quotidiana, coinvolgerla. I Centri Antiviolenza fanno un lavoro eccezionale anche in questa direzione".

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