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La protesta dei vigili dei fuoco «Il tampone lo paghiamo di tasca nostra »

La denuncia del sindacato: «Nessun test per il Covid viene fatto di routine. Il rischio, vista la sofferenza nell'organico dei pompieri, è che vengano compromessi i servizi di soccorso se gli operatori dovessero ammalarsi

In Veneto i vigili del fuoco devono pagare di tasca propria il tampone se vogliono essere monitorati per infezione da Covid e in più nessun tampone viene fatto loro di routine. La denuncia arriva dal sindacato di base (USB) dei pompieri che ha proclamato lo  stato di agitazione regionale, con tentativo di conciliazione il 9 novembre ma con l’intenzione di organizzare una giornata di sciopero.

«Non bastano le tante pacche sulle spalle per risolvere i problemi che i soccorritori stanno vivendo - scrive l'USB -  Nei vgili del fuoco, in questi mesi, l’emergenza Coronavirus ha messo allo scoperto le inadempienze e incapacità gestionali della dirigenza che dovrebbe vigilare e controllare ininterrottamente lo stato di salute dei lavoratori, oggi più esposti che mai e che assicurano un servizio no-stop alla popolazione».

Martedi 3 novembre i sindacati hanno sentito il professor Crisanti per avere una sua opinione nel merito. Il Professore, dopo un confronto, ha ritenuto doverosa la sorveglianza sanitaria e l’effettuazione del tampone molecolare con cadenza regolare.

«Oltre a essere grati a Crisanti per la gestione della prima ondata emergenziale, ci rincuora che le nostre battaglie siano considerate da una persona autorevole. Che un esponente di spicco del mondo scientifico avvalori la causa dei Vigili del Fuoco del Veneto ci lusinga, ma più di tutto ci conforta della giusta causa che stiamo rappresentando - spiegano i sindacati dei pompieri - Durante il confronto abbiamo spiegato che la nostra attività di soccorso si svolge per la maggior parte in condizioni che esigono il contatto ravvicinato, a volte anche diretto, con altre persone; quindi sosteniamo sia doveroso sottoporre regolarmente il personale a test di screening e monitoraggio per l’infezione da Covid-19, così come avviene per il personale sanitario e paramedico che lavora nel soccorso».

La preoccupazione, con l'aumento dei contagi, è che un ulteriore picco di positivi nel corpo nazionale di vigili del fuoco potrebbe dare seri problemi all'attività di soccorso, visto anche il ridotto organico in regione. «Il contenimento del rischio andrebbe a tutela dei lavoratori ma anche dei cittadini, che con essi entrano in contatto. Da mesi cerchiamo di sensibilizzare la Regione (competente in ambito sanitario) e la nostra amministrazione chiedendo che venga riconosciuto il diritto alla salute individuale e collettiva, senza ottenere risposta».

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