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Draghi vuole le riaperture dal 7 aprile, Veneto in bilico: potrebbe restare rosso fino al 12

L'esecutivo pianifica il ritorno a scuola fino alla prima media e il ripristino della zona gialla nel provvedimento in preparazione. Ma vuole anche fermare gli enti locali che vanno in ordine sparso sull'immunizzazione. Commissariandole se necessario. E la nostra regione con i nuovi contagi potrebbe toccare proprio i 250

Il decreto legge Covid che il governo Draghi sta preparando per ripristinare dal 7 aprile le zone gialle e riaprire le scuole si scontra con le Regioni. E il presidente del Consiglio Mario Draghi potrebbe anche arrivare a commissariare gli enti locali per i problemi con il piano di vaccinazione e l'immunizzazione degli anziani. Intanto Repubblica fa sapere oggi che nel fronte rigorista c'è chi vuole il blocco della zona gialla fino al primo maggio: significherebbe alternare in tutta Italia zona rossa e arancione. E il tutto accade mentre sette Regioni e una Provincia si avviano a restare nello scenario con più restrizioni almeno fino al 12 di aprile. E il Veneto?

I pronostici sulla zona rossa vedono in arrivo l'area a maggiori restrizioni per la Valle d'Aosta, che potrebbe così accompagnare Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Piemonte, Provincia di Trento, Marche, Lombardia e Puglia che sono già in zona rossa, così come il Veneto che però è in bilico e che con i nuovi contagi di oggi potrebbe toccare proprio i 250. Venerdì la decisione ma oggi alle 12:30 Zaia potrebbe fornire dei dati più precisi, che poi saranno valutati dal sistema sanitario nazionale. 

Verso il decreto 7 aprile: il governo Draghi vuole le riaperture mentre le Regioni rischiano il commissariamento

In questo momento al centro del dibattito del governo c'è la possibilità di ripristinare le zone gialle sospese dall'attuale decreto. Si tratta di un'ipotesi da valutare nei prossimi giorni in base all'andamento del contagio e soppesando i risultati delle misure poste in essere in quest'ultimo mese. Nel governo Draghi il dibattito verte tra "aperturisti" e "rigoristi". I primi fanno filtrare la volontà dell'esecutivo di andare verso un allentamento dei parametri con la possibilità di far passare in zona gialla i territori con meno contagi. 

I rigoristi ribattono che i dati non consentono un allentamento della stratte o il ripristino degli spostamenti tra le regioni. Mentre in maggioranza la gran parte delle forze politiche che sostiene il governo Draghi vuole la riapertura delle scuole dell'infanzia ed elementari anche in zona rossa, come ha annunciato lo stesso premier ieri in Parlamento. Anche qui però c'è chi fa notare che un gesto del genere potrebbe portare a un nuovo aumento dei contagi. E allora la situazione è di stallo. Una decisione definitiva sul nuovo decreto stavolta verrà presa con calma, ovvero la prossima settimana. 

Di sicuro c'è che, per la nota questione della gerarchia delle fonti di diritto, non sarà un Dpcm e nemmeno un'ordinanza del ministero della Salute a prolungare eventualmente i divieti imposti con il decreto legge. L'opzione a cui lavora attualmente il governo è che dal 7 aprile tornino in classe tutti i bambini fino alla prima media anche nelle zone rosse. Una riunione della cabina di regia dei ministri competenti sull'emergenza è attesa comunque a breve, anche se non ci sono convocazioni ufficiali. 

L'agenzia di stampa Ansa ha scritto ieri che tra i ministri del centrodestra è diffuso l'auspicio che il ripristino delle zone gialle segni un primo allentamento della stretta introdotta per il periodo di Pasqua: bisogna anche valutare, dicono fonti al lavoro sul dossier, se confermare o superare il parametro che fa scattare la zona rossa se ci sono 250 casi ogni 100mila abitanti.

Ma non è detto che ci siano i margini per fare allentamenti del genere, osservano altre fonti ministeriali: i dati esaminati appena ieri dal premier Draghi con il ministro Roberto Speranza e i rappresentanti del Cts sconsiglierebbero di abbandonare le misure attuali.

Se venissero ripristinate le zone gialle potrebbe tornare in campo anche l'ipotesi di riapertura dei cinema e teatri che era ipotizzata dall'ultimo Dpcm per il 27 marzo ma che sarebbe comunque condizionata a un parere del Cts. 

Draghi e le Regioni che trascurano gli anziani

"Alcune regioni seguono le disposizioni del ministero della Salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro potere contrattuale", ha detto ieri Draghi in Parlamento puntando il dito sugli enti locali. Il riferimento del premier sembra essere la Lombardia, dove giungono spesso segnalazioni riguardo gli over 80 che ancora non sono stati nemmeno chiamati per fissare la vaccinazione, così come i pazienti fragili anche se ieri Guido Bertolaso, responsabile del piano regionale, ha smentito tutto e ha lasciato una trasmissione tv in cui veniva accusato. 

"Le differenze tra Regioni sono difficili da accettare. Anche se le decisioni finali spettano al governo, solo con una sincera collaborazione tra Stato e Regioni il successo sarà pieno", ha detto ieri il premier mentre in Umbria la virata del governo ha già un primo effetto. Nella Regione, infatti, restano aperte solo le prenotazioni per "categorie prioritarie" mentre vengono sospese quelle "per tutte le categorie essenziali". Il punto è che Draghi aveva  già fatto capire di avere intenzione di usare i poteri del governo nei confronti delle Regioni e degli altri Enti Local. Secondo una fonte a lui vicina citata all'epoca dall'Ansa, Draghi ha "il peso per mettere le persone con le spalle al muro". E può usufruire degli strumenti previsti dalla Costituzione, che il governo giallorosa non ha mai voluto utilizzare, quell'articolo 120 in cui si afferma che "il governo può sostituirsi a organi delle Regioni...nel caso di...pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione". 

Questo quindi potrebbe essere il progetto del premier, o meglio il suo piano B come lo definisce oggi Il Giornale: commissariare le regioni che non rispettano le indicazioni del ministero della Salute e muoversi per accentrare tutte le fasi del piano di vaccinazione di massa sul governo centrale allo scopo di togliere tutti gli intoppi e azzerare il potere contrattuale delle categorie che secondo le sue stesse affermazioni si starebbero muovendo per essere immunizzate prima. Prima di arrivare al commissariamento, la proposta che il commissario Francesco Figliuolo inoltrerà alle Regioni sarà quella di una revisione delle percentuali di ripartizione dei vaccini in base alla popolazione residente. Il secondo trimestre della campagna di vaccinazione, per Draghi, non può permettersi intoppi.

L'obiettivo, ha spiegato ieri il premier, è quello di arrivare a "mezzo milione" di dosi al giorno. Allo stesso tempo, Palazzo Chigi vuole che sui vaccini ci sia massima trasparenza. "Il governo renderà pubblici i dati sul sito della Presidenza del Consiglio", ha aggiunto puntando inoltre a procedure di prenotazioni più rapide. "Se si attua un certo pragmatismo nella sburocratizzazione dei processi andiamo più veloci, e lì abbiamo da imparare da altri Paesi", ha fatto sapere in un discorso più volte interrotto dagli applausi. Come quando ha annunciato che è ora di pianificare anche le aperture. A partire dalle scuole per i più piccoli, anche nelle zone rosse. "Con Draghi siamo in piena sintonia"; hanno esultato dalle parti della Lega. Ma anche Pd, M5S, FI, Leu e Iv si mettono sulla scia del premier: le risoluzioni di maggioranza sulle sue comunicazioni incassano 231 sì al Senato e 388 a Montecitorio. 

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