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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Attualità Bassano del Grappa

Variante San Lazzaro, le associazioni vogliono le carte

Covepa ed Aria hanno chiesto gli uffici della città del ponte il dettaglio della richiesta di un maxi cambio d'uso avanzato dai privati nel quadrante sud-occidentale della periferia: frattanto l'assessore all'urbanistica rassicura i comitati sul lavoro «rigoroso» svolto da parte degli uffici tecnici municipali

L'associazione ecologista Aria bassanese ha presentato al Comune della città del Ponte alcune istanze per entrare formalmente nella dinamica amministrativa dell'iter con cui alcuni privati hanno chiesto la possibilità di edificare in un maxi lotto oggi a vocazione agricola nel quartiere di San Lazzaro. Aria, che è contraria alla proposta di variante urbanistica in una nota diffusa ieri 29 luglio dalla portavoce Manuela Mocellin, spiega che da ora la stessa associazione sarà parte attiva nell'ambito del procedimento rispetto al quale presenterà istanze di accesso agli atti e rispetto al quale chiederà formalmente di prendere parte alle conferenze dei servizi tra gli enti coinvolti che in casi del genere vengono calenderizzate a norma di legge. La partita è molto delicata: sia per l'impatto del piano sia per le proteste che l'iniziativa immobiliare ha scatenato sul finire del mese di giugno.

IL PREAMBOLO
«L'Associazione bassanese per il rispetto ambientale, meglio nota come Aria bassanese, ha presentato presso la sede municipale di Bassano del Grappa le istanze per intervenire nei procedimenti amministrativi relativi alle richieste di edificazione di nuovi capannoni ad uso sia logistico sia sia commerciale nell'area agricola a sud di Bassano del Grappa nelle zone di Riva bianca, Rambolina, Quartiere San Lazzaro. Il che - si legge - ai sensi della legge 241 del 1990 in base alla quale la nostra associazione... come interveniente» è portatrice di una serie di diritti». Fra questi ci sono quello di «prendere conoscenza degli atti del procedimento in oggetto, di riceverne copia, di presentare memorie scritte e documenti che l'amministrazione deve obbligatoriamente valutare dandone prova documentale...  di essere convocata nelle sedute eventuali delle eventuali conferenze dei servizi, di formulare istanze alle quali la stessa amministrazione deve rispondere motivatamente in forma scritta».

Fuori dalla gergalità, detto in sintesi, l'associazione rispetto alla vicenda spiega di essere portatrice di un interesse specifico e giuridicamente sostanziato, motivo per cui ha deciso di mettere a parte formalmente gli uffici comunali. Poco dopo però non mancano alcune critiche, in termini di bon ton, indirizzate all'amministrazione capitanata dal sindaco Elena Pavan. Amministrazione cui viene contestato di «non avere dato alcuna risposta ufficiale alle osservazioni presentate dai cittadini» in una lettera aperta del 10 aprile poi «protocollata il 16 maggio 2022, né all'associazione Aria che in data 2 giugno ha richiesto una riunione aperta con possibilità di intervento per tutti i cittadini».

QUESTIONE «SPINOSISSIMA»
Epperò Ad ogni modo è un dato di fatto che rimane «spinosissima» come dicono gli ambientalisti la partita gestita dall'assessore bassanese all'urbanistica bassanese, il geometra Andrea Viero, uno degli uomini più vicini al vicepresidente del consiglio regionale Nicola Finco, del Carroccio e bassanese come Viero. Il motivo è presto detto. La richiesta di trasformazione urbanistica non ha seguito le vie ordinarie, ma ha seguito un iter speciale previsto da una contestatissima norma della Regione Veneto che de facto esautora in parte i comuni e che prevede un passaggio iniziale presso «lo Sportello unico delle attività produttive» nel qual caso il Suap di Bassano del Grappa.

«GLI STAKEHOLDER»
Ma quali sono i soggetti interessati, «gli stakeholder» come dicono gli anglosassoni, alla trasformazione urbanistica? Stando alla richiesta di accesso agli atti di specie presentata il 7 luglio da un altro gruppo ambientalista, il Covepa, si tratta di tre imprese: uno, la Alban Giacomo spa, leader dei serramenti nel comprensorio bassanese; due, la Meb, un peso massimo nelle elettro-forniture nel Triveneto, da alcuni anni inglomerata da un colosso del settore ovvero la tedesca Würth; tre, la Brunello Domenico, una srl, storico brand nell'hinterland della città del ponte nel ramo dei salumi.

L'INTERROGATIVO E «IL PASSE-PARTOUT»
«Ad essere onesti non abbiamo capito bene che cosa c'azzecchino una ditta di infissi, una ditta che smercia materiale elettrico e una ditta che tratta insaccati e simili con la ventilata realizzazione di un polo logistico guarda caso a due spanne della Superstrada pedemontana veneta Spv in uno dei pochi brani di campagna aperta rimasta a Bassano». A parlare in questi termini a margine della manifestazione di protesta del 21 giugno era stato l'architetto Massimo Follesa che appunto come vicepresidente del Covepa, non solo aveva dato il proprio supporto al presidio di protesta, ma nella sua veste di numero due del raggruppamento ambientalista, aveva giustappunto chiesto gli estremi delle pratiche presentate dai privati in in data 12 maggio 2022 (Alban Giacomo spa), in data 25 maggio 2022 (Meb spa) e in data 25 maggio 2022 (Brunello Domenico srl).

Peraltro il Covepa, che da anni si batte contro la Spv, sostiene che l'opera, «da sempre vuota nel tratto già realizzato» sia in realtà «passe-partout per una serie di speculazioni immobiliari di basso profilo lungo tutto il suo percorso che una volta ultimato dovrà connettere Montecchio Maggiore nel Vicentino a Spresiano nel Trevigiano lungo un asta di 95 kilometri.

GLI INTERROGATIVI
Ad ogni modo l'urbanistica bassanese da anni è al centro di una sciarada complessa in cui i timori di vario genere non mancano. Nel 2012 uno degli allora pesi massimi del Partito democratico del comprensorio (l'ingegnere cassolese Giampaolo Bergamin che per anni ha denunciato «l'incalcolabile impatto ambientale della Spv») ai primi di novembre a margine di un convegno organizzato sulle infrastrutture del Nordest da VicenzaPiù all'hotel Glamour di Cassola, parlò «di personaggi di notevole spessore vicini alla mala del Brenta mossi da appetiti fondiari poco chiari pronti a dispiegarsi lungo la spalla sud-occidentale del Comune di Bassano».

LA MORTE DI BERGAMIN
A che cosa si riferisse esattamente Bergamin in quella circostanza, quali dettagli conoscesse o di quali dettagli sia poi venuto a conoscenza nello specifico, l'ingegnere, che poi è deceduto improvvisamente nell'aprile del 2016, non ha mai voluto spiegarlo: almeno pubblicamente. Sta di fatto che nei corridoi della Regione Veneto, specie tra palazzo Balbi e palazzo Ferro Fini si parli di «player di primo piano come Amazon, Dhl e Tnt che potrebbero essere tirati in ballo perché possano mettere le mani su un'area eventualmente trasformata in hub logistico. Un'area ben rifornita perché vicinissima allo svincolo della Spv. si tratterebbe di una operazione che se andasse in porto mediante una variante, genererebbe «una plusvalenza milionaria da sogno ottenuta a detrimento della tutela del suolo: proprio in ragione del cambio di destinazione d'uso richiesto in una zona che invece dovrebbe rimanere campagna per svariate ragioni».

L'ENIGMA
L'altra incognita sulla operazione riguarda l'iter con il quale i privati sarebbero giunti al punto in cui oggi le carte si trovano negli uffici di via Matteotti. Di norma sono i proprietari dell'area ad avanzare la proposta, se questa è accoglibile. Durante la manifestazione del 21 giugno è emerso invece i lotti (si parla di almeno 150mila metri quadri, un'area vastissima) o buona parte di questi ultimi, almeno quelli interessati dalla variante urbanistica, sono di proprietà della della Campagnolo commercio: una srl di Romano d'Ezzelino sottoposta a partire dal 28 luglio 2015 a una procedura di concordato, tutt'ora in itinere. La ditta infatti navigava in acque non buone. Una procedura in capo al tribunale fallimentare di Vicenza che vedeva quale giudice presidente il dottor Gaetano Campo, quale giudice a latere il dottore Giuseppe Limitone e quale giudice estensore il dottore Giulio Borella.

«ASSET NON STRATEGICI»
Uno dei passi successivi di quella procedura porta la data del 19 febbraio 2016 e non è null'altro che la richiesta di omologa dello stesso concordato avanzata dal commissario nominato dal tribunale civile di Vicenza ossia il dottore Alessandro Caldana. In quel documento lo stesso Caldana riporta le proposte della società per uscire dalla impasse debitoria nella quale si è venuta a trovare. Proposte che riguardano «la dismissione di asset non strategici». Fra questi ci sono «un terreno a Bassano del Grappa» che secondo i comitati è quello oggetto della richiesta di trasformazione urbanistica, «due fabbricati a Piacenza», le partecipazioni di minoranza nella Nico spa, e le quote azionarie della «Banca popolare di Vicenza».

I NODI DA SCIOGLIERE
Ora se ben nota è la vicenda del rovescio della BpVi non è ancora chiaro come, quanto e perché la campagnolo negli anni si sia impegnata o indebitata per comprare quel terreno a San Lazzaro oggetto delle proteste dei residenti, dei comitati ma anche oggetto delle perplessità della giunta comunale. Siccome però i proponenti della trasformazione, spiegano i comitati, sono tre soggetti avulsi dalla Campagnolo (tecnicamente si tratta di tre promittenti ovvero di tre soggetti, spiegano appunto gli  stessi comitati, che si impegnano a rilevare per quota parte il debito di della Campagnolo commercio in quota parte a fronte della certezza della trasformazione urbanistica) quale è il vero senso di questa operazione?

Chi davvero desidera ardentemente il cambio di destinazione d'uso? La srl in liquidazione? I suoi creditori? Il tribunale o il commissario del concordato? I promittenti? Coloro che eventualmente sono disposti ad insediarsi sui terreni? Chi ci guadagnerebbe in definitiva? E chi ci perderebbe? Per quanti anni e con quali reali finalità sarebbero andate avanti le operazioni di acquisto dei terreni «non strategici» da parte della Campagnolo? Ci sono mediatori che sono intervenuti prima, durante o dopo le compravendite? Chi sono se ci sono?

PARLA L'ESECUTIVO
A fronte di una situazione così complessa la giunta bassanese si è presa la briga di fare chiarezza «almeno per quanto di sua competenza». E lo fa con l'assessore all'urbanistica Andrea Viero. Ai taccuini di Vicenzatoday.it quest'ultimo dà conto del suo pensiero. «La cosa più importante - fa sapere il componente dell'esecutivo Pavan - è avere ben chiaro l'iter amministrativo perché gli enti pubblici sono chiamati a prendere delle decisioni in base alla legge. I privati hanno presentato le proprie istanze tra la metà di maggio e la fine di maggio di quest'anno. Si tratta di tre pratiche davvero imponenti che per legge debbono essere vagliate dagli uffici tecnici del comune. In primissima battuta c'è stato un vaglio da parte degli uffici tecnici».

Appresso un'altra considerazione: «Poi c'è stato un vaglio di massima in sede di commissione territorio in cui l'amministrazione ha già espresso alcune perplessità. Il prossimo passo sarà quello di una convocazione, forse tra settembre e ottobre, della apposita conferenza dei servizi alla quale saranno chiamati tutti gli enti coinvolti tra cui il comune di bassano. In quella sede la pratica sarà valutata formalmente sul piano tecnico-giuridico per cui la variante potrà essere approvata o respinta. A quel punto la stessa variante sarà soggetta alle osservazioni dei cittadini. Chi vorrà con una formale comunicazione agli uffici potrà argomentare nel merito. Passato anche quello step sarà il consiglio comunale in ultima istanza a dover dire la sua. In quella sede i consiglieri, in piena autonomia, potranno adottare o non adottare la variante perché è il consiglio comunale l'organo sovrano a poter dire l'ultima parola» anche perché l'urbanistica è una materia eminentemente politica rispetto alla quale le questioni tecniche per ovvie ragioni a partire dal dettato costituzionale sono sempre sotto-ordinate.

QUESTIONI «DI ETICHETTA»
Ma allora l'assessore come valuta l'iniziativa della associazione Aria? «Io - dice Viero che la politica bassanese e quella regionale le conosce bene - ho un grande rispetto per le preoccupazioni espresse da Aria e per il lavoro sul territorio che l'associazione sta conducendo. Come ho grande rispetto per i richiami, diciamo così, in termini di etichetta, che ci sono stati rivolti. Ricordiamoci però che chi amministra ha dei doveri precisi rispetto alla legge. Motivo per cui ogni pratica, indipendentemente da come uno la pensi sull'iter, sulla legge che permette di presentare le richieste al Suap, sulla fragilità del nostro territorio, va valutata in base alla legge. Questo è chiesto agli uffici che stanno lavorando in modo rigoroso. Per quanto riguarda poi una impressione più politica, noi abbiamo espresso delle perplessità».

Di seguito Viero usa anche un po' di ironia: «Ora non è che abbiamo paura di spiegare il nostro pensiero, ma certe decisioni non possono essere spoilerate, come dicono i giovani, senza che le istruttorie siano concluse osai senza che i singoli aspetti siano stati pesati come prevusto dalla disciplina vigente. Ad ogni modo - conclude il titolare del referato  al territorio - quando arriverà la prima decisione in sede di conferenza dei servizi io sarò a fianco dei funzionari municipali per spiegare ai bassanesi la natura della decisione della stessa conferenza dei servizi. Per di più ci tengo a ribadire che, anche a fronte delle tante perplessità già emerse in queste settimane perché la gente è preoccupata e questo non lo nega nessuno, la parola definitiva spetta comunque al consiglio comunale che è libero e sovrano in questo senso».

E tuttavia come la pensano al riguardo le imprese che hanno proposto le varianti urbanistiche? E come la pensa il commissario della Campagnolo commercio il dottor Caldana?  I quattro, interpellati da chi scrive, almeno per il momento, non hanno rilasciato alcun commento. Va rimarcato peraltro che in casi del genere, ciò vale solo per il commissario della procedura fallimentare, quest'ultimo è comunque tenuto al riserbo d'ufficio.

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