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Vaccini, dal governo un piano unico per le prenotazioni

L'esecutivo Draghi ha chiesto alle Regioni di cambiare strategia, utilizzando l'esercito, la Protezione Civile e le Poste. Ma gli enti locali nicchiano. Anche se in alcuni territori l'immunizzazione procede a rilento

C'è un piano del governo Draghi per cambiare tutto su vaccini e prenotazioni. Mentre da qui a Pasqua arriveranno quattro milioni e mezzo di dosi, le Regioni continuano a procedere in ordine sparso nel piano di immunizzazioni. E allora l'esecutivo pensa che accentrando tutto a livello nazionale si possano annullare le disparità che vedono alcune categorie vaccinate prima di altre e il siero agli over 80 ancora al palo. 

Vaccini e prenotazioni: il piano del governo Draghi per cambiare tutto

Prima di Pasqua arriveranno le dosi di Pfizer, Moderna e AstraZeneca ma gli enti locali non riescono a somministrarle con celerità. Anzi: il sistema digitale di conferma delle prenotazioni potrebbe finire in tilt. Per questo ieri Mario Draghi ha convocato una riunione d'urgenza con il commissario straordinario per l'emergenza coronavirus Francesco Paolo Figliuolo e il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio. E, racconta Repubblica, la ministra degli Affari Regionali ha contattato le Regioni per consigliare di utilizzare la piattaforma unica di Poste e di avvalersi della logistica che il governo è pronto a mettere a disposizione da Roma. 

A Palazzo Chigi dicono che il governo è disponibile a inviare squadre di esercito e protezione civile per sostenere la campagna di immunizzazione di massa. Monitorando gli interventi delle regioni e chiedendo loro di correre: Pfizer consegnerà oggi un milione di dosi e 330mila arriveranno da Moderna, 279mila sono quelle attese da AstrraZeneca. Si spera così di continuare a immunizzare over 80, personale scolastico e forze dell'ordine. Si attendono poi altre 3 milioni di dosi. Ma tra le regioni c'è disparità: chi è seguito da Poste non ha particolari problemi, tutti gli altri sì tranne quelle regioni che hanno un sistema di distribuzione funzionante come Lazio, Emilia-Romagna e Veneto. 

Ma le Regioni per ora non hanno chiesto alcun aiuto. Tranne la Calabria, dove è stato inviato personale a supporto mentre il commissario Figliuolo ha chiesto di allungare l'orario di apertura dei centri vaccinali, possibilmente anche con gli orari notturni. 

A pesare restano le disparità regionali nel garantire le categorie più a rischio. La direttiva senza eccezioni è quella di concentrarsi sulle vaccinazioni degli over 80 — per ora hanno ricevuto almeno una dose solo la metà (2.277.000 su 4.500.000) — e degli estremamente vulnerabili con i caregiver e di rafforzare le squadre a domicilio.

Figliuolo ha stoppato le vaccinazioni nelle carceri. Nei penitenziari verranno mandati i vaccini solo laddove dovessero esserci dei focolai.

Le Regioni in ritardo sulle immunizzazioni

Le Regioni sono comunque in ritardo sulle immunizzazioni. O meglio, alcune regioni lo sono. E creano una disparità territoriale evidente. In Puglia 85mila del personale scolastico hanno ricevuto almeno una dose. Nella regione di Michele Emiliano, racconta ancora Repubblica, ci sono 2140 lavoratori di scuola e università vaccinati. In Liguria sono 161. In Calabira i lavoratori della scuola vaccinati sono 284 su 100mila. Poi ci sono gli over 80. In Molise un sesto ha ricevuto il vaccino. In Toscana la prima dose promessa a tutti i nonni entro il 25 aprile potrebbe alla fine non arrivare, visto che per ora sono il 28% ad aver ricevuto la prima dose. Gli ottantenni a Bolzano sono invece coperti all'87%, in Basilicata al 78%, nel Lazio al 70%. 

In Lombardia invece ci si ferma al 44% mentre la Campania ha 192mila persone vaccinate tra il personale sanitario, mentre 180mila sono i medici e gli altri operatori. Quasi tutte le regioni toccano quota 4mila vaccinati per 100mila abitanti. La fascia dove occorre recuperare terreno considerando che solo il 15% degli over 80 ha finora ottenuto entrambe le dosi necessarie. Perché, come noto, di somministrazioni ne occorrono due, fatta eccezione per il vaccino di J&J che arriverà in Italia ad aprile: una dose sola per assicurare la copertura, senza alcun richiamo. Ed ecco che tra le idee che prendono quota in queste ore c'è quella di riservare i primi stock di Johnson & Johnson proprio ai più anziani, recuperando il terreno finora perduto. E accelerare parallelamente sulle postazioni vaccinali mobili - a bordo un equipe di medici e infermieri -: un mezzo ogni 20-40mila persone per raggiungere soprattutto i Comuni più piccoli ed aiutare le Regioni in maggiore difficoltà a snellire le liste d'attesa.

Ecco, le Regioni, tra quelle che arrancano e quelle che procedono più speditamente. Nel pomeriggio il premier ha incontrato anche la ministra per gli Affari Regionali Maria Stella Gelmini, per fare il punto sulle soluzioni che concorreranno a rafforzare la collaborazione e il coordinamento con le Regioni e dare tempestiva attuazione al nuovo piano vaccinale. Sembra che l'idea ultima non sia quella di dar vita a una vera e propria task force Difesa-Protezione Civile per aiutare le Regioni in affanno, ma quel che è certo è che il governo ci sarà, pronto a dare una mano ogni volta che ne arriverà richiesta dal territorio. Non a caso il generale Figliuolo in settimana volerà in Calabria, tra le Regioni in maggior affanno sulla campagna vaccinale. Intanto si profila all'orizzonte il dibattito interno al governo sulle prossime misure anti-Covid: scadranno subito dopo Pasqua, ma il presidente del Consiglio vuole che vengano rinnovate con un po' di anticipo, così da non prendere gli italiani alla sprovvista.

Una partita che va dunque affrontata e chiusa la prossima settimana al massimo, subito dopo il Consiglio europeo. La ministra alla Famiglia e alle Pari opportunità, Elena Bonetti, auspica che anche in zona rossa le scuole, almeno infanzia e primaria, possano riaprire i cancelli subito dopo le vacanze pasquali. Anche le altre forze di maggioranza sembrerebbero d'accordo, complice un nuovo studio che evidenzia l'assenza di correlazione fra contagi e lezioni in presenza. "Credo si possa fare, è ben più di una speranza", dice all'Adnkronos uno dei ministri interessati al dossier. 

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