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Un momento del sit-in dell'Usb davanti all'ospedale di Santorso (foto Marco Milioni)

Un momento del sit-in dell'Usb davanti all'ospedale di Santorso (foto Marco Milioni)

Covid-19 e ospedali? «Situazione drammatica: personale contagiato, chiudere i reparti»

Il sindacato Usb invoca misure draconiane per Veneto e soprattutto per la provincia berica. Invoca la «zona rossa» e poi lancia una accusa esplosiva: in alcune imprese dell'Ovest vicentino fra cui alcune concerie i positivi al coronavirus andrebbero ugualmente «al lavoro»

Il sindacato di base Usb ritiene «drammatica» la situazione relativa alla emergenza coronavirus specie nei settori dei trasporti e della didattica e la definisce addirittura «drammatica» per quanto concerne «quella della sanità e delle case di riposo». L'allarme è stato lanciato oggi 19 novembre durante un sit-in davanti all'ospedale di Santorso nell'Alto vicentino, uno dei nosocomi simbolo dellla epidemia in terra veneta.

Durante la protesta il segretario regionale dell'Usb, il trissinese Claudio Germano Raniero, non ha risparmiato critiche nei confronti del sistema sanitario e ha chiesto che al Veneto o quanto meno il Vicentino vengano applicate una serie di restrizioni da zona rossa. A tenere sulle spine il sindacato è in particolar modo la condizione degli ospedali per i quali i sindacati sono pronti a chiedere la chiusura di interi reparti perché «il personale comincia a scarseggiare. Poi l'Usb sgancia un'altra bordata. L'esplosione dei contagi nell'Ovest vicentino sarebbe dovuta non solo alle scarse misure di contrasto, ma anche ad alcune responsabilità precise delle imprese: in alcune delle quali si sarebbe continuato a lavorare pur a fronte di personale contagiato.

«PEGGIO CHE IN PRIMAVERA»
Raniero durante il presidio ha parlato in termini «angosciosi» della situazione nei reparti. «I primari - spiega il sindacalista ai microfoni di Vicenzatoday.it - ci fanno sapere che la situazione è addirittura ben più grave di questa primavera» motivo per cui per il Veneto o quanto meno per il Vicentino l'Usb chiede che sia applicata la zona rossa ovvero quella che prevede le misure più restrittive per fronteggiare il contagio.

IL J'ACCUSE: «FALLIMENTO DEL MODELLO ZAIA»
Si tratta di una visione antitetica rispetto a quella fatta sua dal presidente della giunta regionale (il leghista Luca Zaia) il quale da tempo sostiene che il Veneto in questo momento garantisca standard di sicurezza tali da far permanere la regione in zona gialla, ossia la zona che compendia le restrizioni più blande. Si tratta in questo senso di ore di tensione perché il governo nazionale già da domani potrebbe includere, almeno in teoria, il Veneto già in quella arancione se non in quella rossa. In questo senso però Raniero ritiene che Zaia abbia avviato una sorta di mediazione con palazzo Chigi, fatta anche di aggiustamenti formali e non sostanziali, in forza della quale al Veneto sia stato concesso di non mettere in ghiacciaia molte attività produttive la cui chiusura anche temporanea sarebbe per Zaia un vero e proprio tabù anche in ragione delle pressioni esercitate dalle imprese. Questo in buona sostanza il ragionamento dell'Usb.

SCIOPERO ALLA SVT: I PASTI IMPROVVISATI SU UNA SEDIA
Il sindacato però punta anche l'indice sulle insicurezze che albergano nel mondo della scuola, per non parlare dei trasporti pubblici. L'Usb infatti dopo i tentativi di conciliazione andati a vuoto con la Svt, la società paritetica tra comune di Vicenza e provincia di Vicenza che regge una porzione fondamentale del trasporto pubblico provinciale e di quello del capoluogo, ha indetto uno sciopero. Il motivo? Le contromisure adottate dall'azienda in tema di contrasto al contagio da Sars-CoV-2-cov-2 sono considerate inadeguate nonostante «le profumate retribuzioni» dei dirigenti apicali della spa accusati di non essere stati in grado di gestire per «bene» e per «tempo l'emergenza» dovuta alla «pandemia» da coronavirus: questo lo sfogo di Massimo D'Angelo, responsabile trasporti di Usb per il Vicentino. Oggi fra l'altro fra i dipendenti della Svt girava una foto (di cui Vicenzatoday.it è venuta in possesso di una copia) scattata al deposito Svt di Schio. Una foto che ritrae «un desco improvvisato» da parte di un autista obbligato a pranzare «col tonno portato da casa su una sedia» ad uso tavolino «perché l'azienda al posto di sanificare e attrezzare le mense dopo l'emergenza ha chiuso le stesse mense e pure i distributori automatici interni.

STRAORDINARI NON PAGATI: «IL DANNO OLTRE LA BEFFA»
Nel lungo «cahier de doléances» snocciolato da Raniero poi un pensiero particolare va al personale sanitario che «stressato e ridotto alla corda» deve anche patire «il mancato pagamento degli straordinari pur a fronte di uomini e donne che arrivano a lavorare oltre cinquanta ore alla settimana». Il che suona come «il danno oltre la beffa». Il dirigente in questo senso fa un esempio: «ma che cosa può succedere ad un anestesista che fa un lavoro in cui la precisione e lo scrupolo sono sono uno stigma alla ennesima potenza se divorato dallo stress sbaglia una iniezione o una manovra di intubazione?». Raniero poi aggiunge un'altra considerazione: «Il personale sanitario prima è stato trattato da eroe, adesso viene considerato carne da cannone. A queste persone va il nostro riconoscimento e la nostra protesta vuole però essere anche un momento buono per ribadire la nostra vicinanza a questi lavoratori cui siamo vicini e ai quali vogliamo far sentire il calore della gente che si affida alle loro mani». In ragione di tutto questo gli attivisti dell'Usb, una dozzina quelli che oggi erano davanti all'ospedale di Santorso, chiedono «assunzioni stabili e dotazioni adeguate» proprio per non patire turni «massacranti dei quali fanno le spese utenti e lavoratori».

Ad ogni modo l'ultima cannonata del sindacalista, una vera e propria accusa da codice penale, riguarda l'Ovest vicentino. L'area della provincia berica in cui i contagi «sono schizzati mille» ben oltre la media provinciale. Raniero sempre ai microfoni di Vicenzatoday.it spiega che in svariate imprese dell'Ovest vicentino i lavoratori asintomatici ma positivi al Covid-19 non vengono tenuti a casa, ma vengono fatti lavorare in reparti costituiti ad hoc.  Una sorta «di lazzaretto» che però non è in grado di contenere affatto il virus perché «queste persone poi» quando escono dai luoghi di lavoro possono infettare altri soggetti «senza che nessuno» sappia alcunché.

ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A RANIERO DELL'USB

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