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Mercoledì, 28 Settembre 2022
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Tav e rincari: Confindustria nel mirino di due piazze

Le associazioni datoriali sono accusate dai piccoli imprenditori di non tutelare a sufficienza le categorie sul dossier delle bollette schizzate alle stelle: mentre su palazzo Bonin Longare finiscono pure gli strali di coloro che manifestano contro il progetto dell'alta velocità

A Vicenza ci sono due piazze che puntano l'indice contro il potere costituito che ruota attorno a Confindustria e ad altre associazioni di categoria «come Confcommercio ed Assoartigiani». La prima piazza è quella che avantièri fa in zona Ferrovieri, ha puntato l'indice contro il progetto Tav definendolo «una aberrazione anti-economica ed ambientalmente insostenibile buona solo per drenare soldi dalle casse pubbliche per dirottarli verso quelle dei soliti noti». La seconda è quella che ieri 21 settembre sotto la loggia del Capitanio ha chiesto alla politica un intervento drastico per bloccare la crescita esponenziale per i rincari energetici. Nell'ambito delle critiche al Tav vengono menzionati «il Gruppo Fs il Consorzio Iricav 2 nonché il drappello di imprese che spalleggiate dalle associazioni di categoria puntano ad appalti e subappalti rispetto ad un'opera che per di più finisce per mutilare ogni speranza di rafforzare il trasporto ferroviario pendolare che è poi quanto serve davvero ai cittadini». E mentre sui due fronti la protesta si amplifica grazie ai social network sul versante bollette c'è chi ha deciso di dire la sua. «Per il caro energia la vita delle imprese è a rischio» fa sapere ai microfoni di Vicenzatoday.it l'imprenditore di Carrè Luigino Menegatti. Nella stessa direzione hanno fatto sentire la propria voce Antonio Lanaro di Torri di Quartesolo e Paola Venante di Vicenza.

«UN QUARTIERE INSORGE»
Ad ogni buon conto due giorni fa durante la protesta (di cui Vicenzatoday.it ha dato conto in una breve videosintesi) si è parlato anche a lungo su «che cosa dovrebbe fare il consiglio comunale» quando a breve sarà chiamato a votare il progetto voluto dal gruppo Fs e da Iricav ossia il consorzio incaricato dallo stesso gruppo di procedere con i lavori. A quel consiglio comunale, sia alla maggioranza di centrodestra, sia all'opposizione di centrosinistra, che di riffa o di raffa il Tav l'hanno sempre considerato un'opera indispensabile, i manifestanti chiedono di votare contro: «qui ai Ferrovieri c'è un quartiere che insorge assime ad altre zone della città». Allo stesso tempo chiedono impegni precisi al presidente della giunta Regionale del Veneto Luca Zaia, poiché la Regione, favorevole all'opera, ha de facto su quest'ultima una sorta potere di veto.

DISAGIO TRA I PICCOLI OPERATORI ECONOMICI
E se martedì il cuore della protesta, pur con tutti i distinguo del caso batteva nel campo della «gauche», ieri a parti in qualche modo invertite in piazza dei Signori un'ottantina di persone in cui non mancavano (pur con tutti i distinguo del caso) uomini e donne culturalmente con lo sguardo più à droite: si trattava di titolari di piccole imprese industriali, di piccoli esercizi commerciali o di piccole attività artigiane. Simbolicamente hanno consegnato le loro bollette al sindaco berico Francesco Rucco, presente in piazza, spiegando a lui che la progressione una progressione dei rincari che va dal 100 al 400% a breve «rischia di mettere in ginocchio un intero tessuto economico» alla pari se non peggio di quanto accaduto durante la pandemia da Covid-19. Anche in piazza dei Signori però le critiche più pesanti non sono state indirizzate tanto o non solo alla politica ma ai soggetti che in qualche modo vengono percepiti «come i terminali ultimi» di una strategia «volta ad impoverire» un pezzo dell'economia del Paese con l'obiettivo incoffessato «di impossessarsene a prezzo di realizzo». E così nel mirino della protesta è finita ancora Confindustria per non parlare di Eni, vista come il motore primo dei rincari.

PARLA L'INSIDER: L'OMBRA DI ENI SUL BELPAESE
«Chiedo che in alcun modo si faccia il mio nome perché qui rischiamo grosso». A chiedere l'anonimato è un pezzo grosso della Confindustria vicentina che ieri si è detto molto attento alle proteste contro il Tav e contro il caro bollette. Ma perché tanto timore? «Per chi si trova in una posizione come la mia mettersi contro moloch del calibro del Gruppo Fs e di Eni è pericoloso. Nel primo caso per quanto riguarda le commesse ferrviarie siamo di fronte ad uno dei più oliati di sistemi di potere economico-politico del Paese che alimenta sempre e solo una ristrettissima cerchia di operatori industriali lasciando fuori invece chi non fa parte di quel consesso esclusivo. L'opera così - dice l'imprenditore - serve solo ad alimentare appalti e subappalti e per via del restringimento che con ogni probabilità interesserà il raddoppio vicino alla stazione di Vicenza il progetto richiami di essere velleitario sin dall'inizio». E non è finita. L'imprenditore se la prende «col meccanismo che ha permesso l'aumento forsennato delle bollette che è cominciato ben prima della guerra. Qualcuno mi deve spiegare come mai l'agenzia nazionale italiana che determina il calcolo delle bollette, l'Arera, adoperi come parametro di riferimento il costo di picco quando si sa che le nostre forniture sono state pagate in passato e saranno pagate su una base pluriennale che non è basate su quell'indice ossia sull'indice noto gergalmente come Ttf. È chiaro che Arera fa il gioco di chi trasporta il gas qui da noi a partire da Eni. La speculazione dovuta alla compravendita sulla borsa energetica di Amsterdam ha un peso come un peso ce l'ha la guerra, ma si tratta di fattori assai meno determinanti. In Confindustria lo sappiamo tutti ma su questo argomento c'è una consegna del silenzio incredibile».

«NAZIONALIZZAZIONE»
Poi un'altro ragionamento. «Io non capisco. Alcuni giorni fa durante la nostra assemblea generale vicentina la presidente Laura Dalla Vecchia ha osannato il premier uscente Mario Draghi. Ma siccome la mancata vigilanza del suo governo sulla condotta di Arera è alla base degli aumenti che stanno mettendo in ginocchio una marea di industriali in giro per il Paese in nome di chi e per conto di quale ambiente la nostra presidente ha deciso di parlare in quel momento? L'Italia è un Paese trasformatore e ha bisogno di fonte energetiche pulite e per così dire autarchiche come l'eolico e il fotovoltaico: il gas presente nelle nostre coste è pochissimo e ci vorrebbe chissà quanto tempo per realizzare gli impianti utili ad estrarlo. Vanno ridotti gli sperperi e ridiscusso il modello di svliluppo. La nostra dipendenza dal gas, un tempo russo, un domani americano o chissà cosa, è ormai una narcodipendenza che arricchisce solo certi soggetti inarrivabili. Eni peraltro andrebbe nazionalizzata a costo zero o quasi zero facendo ricorso alla legge De Gasperi sui profitti di regime. Perché, mutatis mutandis, la Francia lo ha già fatto? E poi devono finire le intimidazioni più o meno striscianti verso quelle società che da tempo con competenza e un alto fattore tecnologico si occupano di energie verdi».

GUARDA LA SINTESI DELLA MANIFESTAZIONE DEL 20 SETTEMBRE
ASCOLTA L'INTERVENTO DI LANARO E VENANTE DEL 21 SETTEMBRE
ASCOLTA LE DICHIAARZIONI DI LUIGINO MENEGATTI

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