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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Tamponi, ingolfato il laboratorio dell'ospedale di Padova: riflessi su tutte le Ulss venete

Sei giorni per un responso: la denuncia shock è del direttore generale del nosocomio della città del Santo che contraddice l'ottimismo del governatore Zaia. Intanto nella provincia berica monta la polemica sulle case di riposo e sulla formazione dei medici in relazione alla emergenza da Covid-19

Tra la metà e la fine di marzo Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, inondò la i media, compresi quella nazionali, di proclami che fecero molta presa. Uno dei più gettonati fu quello che la sanità regionale avrebbe proceduto con tamponi di massa per cercare di capire quanto il contagio derivante dal ceppo virale Sars-cov-2 (che è alla base d'una sindrome polmonare conosciuta come Covid-19) si sia diffuso in regione. Al contempo Zaia sempre in quelle due settimane annunciò con molta enfasi che i laboratori che effettuano i tamponi sarebbero stati potenziati e messi in rete in modo da distribuire, aumentando l'efficienza delle strutture preposte, la crescente domanda di test da parte di tutte le Ulss venete. Tra questi laboratori uno dei più importanti, se non il più importante, è quello della clinica ospedaliera dell'ospedale di Padova, considerato un vero e proprio centro di eccellenza al riguardo. 

LA NOTA ESPLOSIVA
C'è un documento, che Vicenzatoday.it ha potuto compulsare, il quale disvela però una verità assai diversa e ben più amara di quella raccontata dalla giunta regionale e dai media. A causa dei conferimenti esterni relativi a campioni provenienti da altre realtà, proprio il laboratorio di microbiologia della clinica universitaria dell'ospedale di Padova si è letteralmente ingolfato. Lo spiega una nota al vetriolo scritta da Luciano Flor, direttore generale della stessa azienda ospedaliera della città del Santo ed indirizzata, tra gli altri, al direttore generale «dell'Area sanità della Regione Veneto» ossia il vicentino Domenico Mantoan. Il protocollo del documento è lo 0021239 e la data è quella del 31 marzo 2020.

STRUTTURA PRESA D'ASSALTO
I toni sono perentori: «Rispetto all'elevatissimo volume di tamponi... che vengono consegnati quotidianamente presso il laboratorio di... microbiologia... e virologia... della azienda ospedale Università di Padova, spesso in assenza di accordi o comunicazioni preventive, allo stato attuale giacciono in attesa di essere processati oltre novemila campioni nonostante gli sforzi profusi che hanno portato a refertare oltre 2500 test al giorno... lavorando a pieno ritmo, 24 ore su 24, compresi i giorni festivi».

È la prima volta che emerge un dato statistico del genere che mette nero su bianco un aspetto cruciale della partita. Se l'ospedale universitario patavino, che uno dei centri di eccellenza riesce a sfornare al massimo 2500 test giornalieri che ne sarà della capacità degli altri ospedali? La risposta ad un quesito del genere, potrebbe venire dalla grande difficoltà con cui in queste settimane si è proceduto, per esempio, con i tamponi sugli ospiti e sul personale delle case di riposo. Uno screening della situazione generale con meno test completati del previsto infatti diventa ostico, nonostante le rassicurazioni di Zaia e dell'assessore alla sanità veneta ovvero la leghista rosatese Manuela Lanzarin. Quest'ultima peraltro interpellata da chi scrive per conoscere il punto di vista della sua amministrazione, al meno per il momento, è rimasta in silenzio. 

LA STILETTATA E POI LA MAZZATA
Ad ogni buon conto una traccia di questa contraddizione tra realtà ed annunci la si trova proprio nelle parole di Flor. Il quale afferma che sebbene la capacità produttiva di microbiologia verrà gradatamente «implementata» (il direttore si guarda bene dall'usare il termine potenziata, il che la dice lunga sul momento vissuto dal sistema sanitario regionale) «rimane l'evidenza di definire... un tetto alle disponibilità ricettive, ad oggi purtroppo ampiamente superato». Il che detto con parole più terra terra sta a significare che l'ospedale di Padova non ce la fa a star dietro alla messe di richieste di analisi sui tamponi le quali giungono da tutta la regione e chissà da dove altro o da quali soggetti.

Di seguito nell'ultima parte della lettera c'è la mazzata finale che conferma il quadro generale di difficoltà descritto in tante province, a partire, ma non solo, da quanto accaduto nelle case di riposo: «Microbiologia e virologia non sarà in grado di fornire il referto se non con un ritardo mediamente superiore ai sei giorni». Il che significa che i tempi possono ulteriormente dilatarsi. Tuttavia la missiva si chiude con un vero e proprio j'accuse alle Ulss venete, all'ospedale di Verona all'Azienda zero e allo stesso Mantoan. Un j'accuse che seppure garbato nei modi fa intuire che il grosso del peso delle analisi dei tamponi in queste settimane è gravato proprio sul groppone di Padova e che lo stesso ospedale non intende assumersi caricarsi di eventuali gravami derivanti dai ritardi con cui gli stessi test sono stati effettuati. Ed il testo è eloquente: «... con la presente si chiede a codeste Direzioni di rendere edotti della suddetta problematica... e delle responsabilità da essa derivanti».

CASO FORMAZIONE, INTERVIENE IL PD
Ad ogni modo questa novità arriva in un momento particolare. Non più tardi del 3 aprile Vicenzatoday.it aveva sollevato un altro problema di non poco conto. Quello del ritardo che avrebbe interessato i corsi di formazione per i medici destinati agli ospedali specializzati per trattare il Covid-19. La cosa aveva scatenato l'ira del consigliere regionale Patrizia Bartelle (gruppo misto) e quella del consigliere comunale scledense Carlo Cunegato (Coalizione civica).

Sullo stesso fronte a protestare ora è il Pd di Vicenza. Più nel dettaglio il gruppo consiliare democratico del capoluogo, che a palazzo Trisisno milita fra le fila della opposizione. «Soltanto in data 30 marzo 2020 - si legge in una interrogazione che vede il consigliere del Giovanni Rolando quale primo firmatario - due mesi dopo la data del 31 gennaio, la Direzione generale dell'Area Sanità e Sociale della Regione Veneto si sarebbe attivata per fornire a tutte le Ulss regionali le direttive indispensabili ad attivare un percorso di formazione finalizzato all'acquisizione delle competenze di base, con il necessario supporto tecnico scientifico garantito dal Centro regionale di Azienda zero della regione stessa, sotto la responsabilità del direttore della sanità regionale Domenico Mantoan».

INTERPELLATA LA GIUNTA BERICA
Il Pd pertanto chiede alla giunta comunale e al sindaco Francesco Rucco di fare luce su alcuni aspetti definiti da Rolando importanti: «I sottoscritti - si legge - interrogano il sindaco, primo responsabile della salute dei cittadini e presidente della Provincia... per sapere: se i fatti su rappresentati corrispondono al vero, se sono a conoscenza della amministrazione comunale e da quale data». Appresso poi il Pd chiede di sapere quali iniziative istituzionali «abbia messo in atto l'amministrazione comunale» e quali iniziative intenda assumere «con la massima urgenza per la difesa e salvaguardia della salute dei cittadini che necessitano di cure specialistiche» adeguate alla situazione.

IL CASO CHIAMPO
Questo pomeriggio per di più è nuovamente deflagrata la grana dei tamponi, effettuati in quantità più o meno adeguate, nelle case di riposo del Vicentino. In un esposto indirizzato ieri 5 aprile al sindaco di Chiampo Matteo Macilotti e reso noto oggi dal sindacato base Cub la stessa sigla  denuncia un fatto che «deve farci riflettere» fa sapere il responsabile provinciale Maria Teresa Turetta. Più nel dettaglio nell'esposto si mette nero su bianco che alla caso di riposo di Chiampo, una Ipab molto conosciuta nel comprensorio, non sia stato effettuato ancora alcun tampone né ai dipendenti della stessa Ipab né tantomeno ai lavoratori della coop «In cammino» che gestisce inappalto svariati servizi. Turetta nel domandarsi se i protocolli siano stati rispettati fa anche una riflessione più generale quando spiega che le case di riposo per la natura fragile dei loro ospiti sarebbero dovute finire da subito in un programma di monitoraggio regionale ben articolato. Monitoraggio che però deve affrontare i problemi evidenziati giustappunto dal direttore generale dell'ospedale di Padova proprio in relazione alla «processazione» dei test sui tamponi.

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