La Dad non è scuola: gli studenti si attrezzano al Faber box per seguire le lezioni

"La Didattica a distanza si sta rivelando come uno strumento antidemocratico e anticostituzionale perché non rispetta l’art. 34 della costituzione: la scuola è aperta a tutti", spiegano i ragazzi del coordinamento studentesco Altovicentino

Gli studenti al Faber box (foto: Facebook)

Dalle 8 di martedì mattina si sono organizzati con tavoli, presa della corrente e i propri computer per seguire tutti insieme le lezioni online davanti al Faber Box di Schio. Sono i ragazzi e le ragazze del coordinamento studentesco dell’Altovicentino costretti alla Didattica a distanza per le disposizioni anti-contagio.

"Siamo qui per ribadire, ancora una volta, che noi vogliamo tornare a scuola, perché la didattica a distanza non è la soluzione - spiegano i ragazzi - Lo scorso semestre la Dad si è rivelata come uno strumento per affrontare una situazione emergenziale, ma ora e in futuro l’istruzione deve essere basata sui concetti di cura collettiva, rispetto ed equità. In un paese democratico, la Dad si sta rivelando come uno strumento antidemocratico e anticostituzionale perché non rispetta l’art. 34 della costituzione “la scuola è aperta a tutti”.

"A non poter benificiare del diritto all’istruzione - spiegano - sono: famiglie, in condizioni socio-economiche svantaggiate, che non hanno la possibilità di: garantire un dispositivo per ogni componente, il 23% delle famiglie italiane non ha accesso a internet (dati istat 2019), 1/4 degli studenti non ha la possibilità di partecipare alla Dad con strumenti idonei, coloro che vivono in zone periferiche marginali dove la rete internet è scarsa e assente, senza dimenticare le difficoltà degli alunni e alunne disabili e di quelli con bisogni educativi disabili, per i quali le famiglie non hanno sempre potuto provvedere agli stessi servizi offerti dalla scuola.

Non solo, gli studenti sottolineano come "l’isolamento e il lockdown ha generato in noi giovani problemi di salute fisica ma soprattutto quella mentale. I soggetti più a rischio sono coloro che vivono in ambienti difficili, o che non hanno sostegno sociale".

"Il governo ha chiuso la scuola perché considerata vincolo del contagio, ma sappiamo perfettamente che la mala gestione del trasporto pubblico non è da meno - continuano - Anzi, a settembre, quando le scuole si sono attrezzate alla riapertura, i mezzi di trasporto pubblico garantivano una capacità di capienza del 80%. Se da una parte gli studenti e le studentesse di Schio mantenevano le distanze fisiche in classe, dall’altra erano schiacciati come sardine nei mezzi pubblici. Il ritorno a scuola deve ripartire dal miglioramento dei trasporti pubblici. Ritornare a scuola in sicurezza si più!"

"Non siamo disposti a rinunciare alla vera essenza della scuola, alla socialità e alla formazione del nostro futuro consapevoli che le soluzioni esistono, ma vengono ignorate - concludono - La scuola si-cura, non si chiude".

Gli studenti hanno inoltre espresso la volontà di replicare l’evento, chiamando anche i docenti per tenere lezioni in presenza. Nel frattempo, questo venerdì 4 dicembre, abbiamo organizzato un’assemblea telematica pubblica formata da studenti e docenti. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Il grande freddo: gennaio 1985 la nevicata del secolo

  • Franco Picco alla Dakar 2021: è leggenda

  • Franco Picco alla Dakar: la zampata finale del leone

  • Riapre il bar per protesta, multa al titolare e a 17 clienti

  • Coronavirus, 8 decessi nel Vicentino: muore una 58enne

  • Nuovo Dpcm, allo studio divieto d'asporto dopo le 18: per il Veneto più facile l'entrata in zona rossa

Torna su
VicenzaToday è in caricamento